L’angoscia necessaria

Tiziano Scarpa



Che cosa dice il magnifico intervento di Michela Murgia contro Matteo Salvini?

In primo piano c’è lo smascheramento della bugia “intellettuali = radical chic”. Ma questo è evidente, e splendidamente espresso dalle parole di Murgia. Dal confronto fra i due percorsi esistenziali, quello della scrittrice e quello del politico, appare anche qualcos’altro, sullo sfondo: i meccanismi di selezione delle nostre società; come conferiscono autorevolezza e spazio pubblico alla parola individuale; con quali vie viene scelto chi ha voce in pubblico.

Da una parte la politica, con il suo darwinismo apparentemente spietato: in realtà morbido, dato che si svolge dentro un recinto separato e tutelato. È un darwinismo fittizio perché assistito e assistenziale. La selezione del più adatto, del più forte, del leader, si attua attraverso una serie di tappe protette, in cui il partito garantisce prebende, assicura mansioni e incarichi retribuiti, sfruttando parassitariamente la struttura delle nostre democrazie: per esempio, lasciando che si riceva uno stipendio di parlamentare europeo pur essendo un “fannullone”.

Il punto però non è il lagno contro la Casta, né soltanto il confronto fra la quantità di lavoro svolto, la fatica fisica o mentale, ecc. Il punto è che politici del genere non hanno mai vissuto un elemento fondamentale: l’angoscia. L’assenza di tutele, la consapevolezza che a ogni momento si potrà fallire per mancanza di mezzi, per mancanza di sostentamento, di contratti professionali, di paracadute assistenziali. La solitudine dell’autofinanziamento, del dover fare da sé, del poter contare solo sulle proprie forze. Che politico è chi non ha mai camminato sull’orlo del precipizio, non l’ha mai guardato fisso, con il terrore costante di caderci dentro?

Chi fra i politici che pretendono di essere vicini all’angoscia sociale l’ha mai conosciuta davvero? L’angoscia quotidiana di precari a vita, che è la condizione sempre più normale di milioni di persone, giovani e adulte. Si può governare, si può pretendere di essere vicini al “popolo”, se non si è mai vissuta questa angoscia?

Ma volevo parlare dei meccanismi di selezione con cui le nostre società attribuiscono a qualcuno dei propri cittadini il potere di parola in pubblico. Accanto alla politica, al giornalismo, ai media, esiste e resiste una forza antichissima, che non abbiamo inventato noi. Tutti la dicono superata tecnologicamente e storicamente, mentre è viva e potente: la letteratura.

Anni fa, sfruttando gli strumenti di cui ci ha dotati quest’epoca – un blog – Michela Murgia si è fatta notare per la pura forza delle sue parole. A quel punto è intervenuta l’editoria, che le ha offerto di pubblicare un libro, dando ai suoi scritti la prima amplificazione pubblica; che poi a sua volta si è consolidata grazie alla malìa dei suoi romanzi. Ma lei l’angoscia l’ha vissuta, nel suo lungo apprendistato di vita. E anche adesso, dato che è una scrittrice non garantita da alcun assistenzialismo professionale, nonostante la serafica e briosa saggezza con cui fa i suoi interventi, sono sicuro che l’angoscia Michela Murgia continua a viverla. Matteo Salvini e i politici come lui, no.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 19 aprile 2019