Sono italiano perchè sì

Giuseppe Caliceti



Lo scorso 16 luglio è stato lanciato al Meeting Internazionale Antirazzista, organizzato dall’Arci, una campagna per il diritto di cittadinanza delle persone di origine straniera in Italia.

È un fronte composito e pronto ad allargarsi, quello che a Cecina ha dato il via alla campagna per la cittadinanza dei migranti, con una attenzione particolare ai bambini e alle bambine con genitori di origine straniera, e per il diritto di voto alle elezioni locali. Da Graziano Delrio, sindaco di Reggio, al presidente nazionale di Arci Paolo Beni, al responsabile immigrazione della Caritas Italiana Oliviero Forti, a Piero Soldini responsabile nazionale immigrazione della Cgil, a Livia Turco senatrice Pd e Pancho Pardi senatore Idv, da don Armando Zappolini vice-presidente Cnca, a Salvatore Allocca, assessore della Regione Toscana, Sergio Staino.

Per tutti i presenti la normativa vigente non è al passo coi tempi. La Commissione Affari Costituzionali della Camera sta valutando le diverse richieste di emendamento delle normative in atto. Ma forse oggi i tempi sono maturi perché in Italia cambi radicalmente la legge sul diritto di cittadinanza delle persone di origine straniera, arrivate a quota 4.330.000 - stima Caritas al 1 gennaio 2010. Di questi, più di un quinto sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze che, solo al compimento della maggiore, età si vedono riconosciuto il diritto a chiederne la cittadinanza: una assurdità. Se l’uguaglianza è veramente valore fondante di ogni democrazia, e la decisione di persone di origine straniera di diventare cittadini/e italiani/e è una scelta da apprezzare e valorizzare, riconoscere i diritti di ogni individuo, al di là del colore della sua pelle, è decisivo per il futuro della nostra democrazia.

Il sindaco di Reggio Graziano Delrio ha raccolto l’appello per costituire un’alleanza: "Credo sia giusto provare a fare un’alleanza. Il tema della cittadinanza è impegnativo, anche per città allenate alla democrazia e all’uguaglianza come la nostra, unica città italiana che fa parte della rete europea delle Città interculturali, ma può essere colto bene dal senso comune.
Il diritto alla cittadinanza può essere tradotto come il diritto alla città.
Penso soprattutto a quei ragazzi e bambini con genitori stranieri che crescono e vivono nelle nostre città, vivono i quartieri, le scuole, le piazze. Hanno diritto di sentirsi parte delle nostre città. Mentre invece, a 18 anni, dopo che hanno vissuto, anche con fatica, insieme a noi, parte per loro un iter insostenibile, che non li fa sentire a casa loro né nelle città in cui vivono, né nei paesi dei genitori a cui sono ormai estranei, e che rischia davvero di farli sentire stranieri, nemici. I sindaci possono dare un contributo importante nel fare capire anche ai loro cittadini più impauriti che se una persona riesce a guardare alla città proprio alla sua città, quello è il tuo migliore alleato". Delrio ha dato quindi formalmente la propria disponibilità a collaborare al progetto e a ospitare a Reggio Emilia il prossimo incontro del comitato promotore.

Tutti i presenti, con sensibilità diverse, hanno approvato l’orientamento della campagna, riconoscendone la necessità, come ricordato da Livia Turco: "Questa campagna è un’idea splendida. Ci sarà da fare un grande gioco di squadra. Abbiamo bisogno di guardare all’Europa, abbiamo bisogno delle buone pratiche e i sindaci possono darci sostegno in questo e abbiamo bisogno anche di coinvolgere di più i migranti nel nostro lavoro". Il presidente nazionale di Arci Paolo Beni ha concluso l’incontro affermando come "i diritti non possono essere un tema di nicchia, ma si debba fare ciascuno un passo indietro e aprire un processo al massimo inclusivo".

A Cecina era presente anche l’editore Carlo Feltrinelli, che ha già lanciato una propria campagna di sensibilizzazione culturale sulla cittadinanza dei bambini, "Sono italiano perché sì - Per il diritto alla cittadinanza di tutti i bambini", in linea con quella che quest’anno ha visto impegnati scrittori e artisti sotto il titolo "Il razzismo è una brutta storia". Ha ricordato gli attuali ostacoli dei minori stranieri in Italia. La difficoltà di viaggiare: poiché la titolarità di un permesso di soggiorno consente la libera circolazione di breve durata in Area Schengen, ma resta scoperta la fase di rilascio e rinnovo del permesso; cosa succede se devono fare una gita scolastica o vogliono andare a trovare un parente all’estero? Altra difficoltà è la precarietà: il soggiorno del minore può essere interrotto in qualunque momento: per perdita del lavoro dei genitori, diminuzione del reddito, o risoluzione di un contratto di affitto; in teoria vige l’inespellibilità del minore, ma il minore accompagnato da genitori "irregolari" non ha alcuna garanzia di poter continuare a soggiornare in Italia. Ma altri ostacoli potrebbero riguardare anche la scuola: secondo una proposta del Ministro Gelmini, infatti, ogni classe non potrà superare una determinata percentuale di alunni stranieri: in questo modo i bambini di madre lingua italiana rischierebbero di non poter frequentare la scuola del loro quartiere perché considerati stranieri.

L’auspicio è che i bambini nati in Italia siano considerati al più presto, e tutti, cittadini italiani.








pubblicato da t.lorini nella rubrica tribù d’italia il 23 luglio 2010