Tribù d’Italia

Maria Pace Ottieri



Ricominciamo da qui, seduti intorno allo stesso fuoco.

In nome di questo invito, le tribù d’Italia si sono riunite nel Castello Pasquini, affacciato sul mare di Castiglioncello, sabato 17 e domenica 18 ottobre, per un incontro pensato e organizzato da Armunia, associazione che promuove un festival di teatro e danza, e dalla rivista Il Primo Amore, due giorni di discussione aperta e mai banale tra voci diversissime che lavorano nel sociale, nel teatro, nella scuola, nelle periferie degradate, nella cooperazione internazionale, negli ospedali, e scrittori, poeti, artisti che hanno avuto lo slancio di raggiungere Castiglioncello per conoscersi, riconoscersi e raccontare il proprio lavoro, un incontro del tutto inedito che ha fatto emergere un’Italia di solito sommersa di persone lontane tra loro per età e provenienze, ma accomunate dal bisogno di sconfinare dai propri rispettivi campi di attività per scambiare esperienze, parlare delle difficili battaglie che conducono contro istituzioni incapaci di ascoltare, della resistenza quotidiana in un mondo sempre più cupo, cinico e sciatto, della passione del fare insieme, della volontà di non arrendersi e di coltivare il senso dell’emergenza di questa nostra epoca con un’energia sentimentale nuova.

Ci sono i ragazzi dello spazio occupato Bartebly di Bologna e del centro sociale Rialto di Roma chiuso a sorpresa dal Comune, dopo dieci anni di attività, il 28 luglio scorso, il Centro Hurtado di Scampia che lotta contro una disperante dispersione scolastica per strappare bambini e ragazzi del quartiere allo stato parallelo della camorra, la Cascina Cuccagna di Milano, sopravvissuta dalla fine del Seicento nel cuore del centro e riscattata dall’abbandono da un consorzio perché diventi uno spazio pubblico, in una città che non ne ha più nemmeno la memoria, l’Associazione Olinda dell’ex Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano da anni inesausta promotrice di impresa sociale, il Circolo Pasolini di Pavia, il Gruppo teatrale Laminarie di Bologna, la rivista "Una città" di Forlì che racconta attraverso lunghe e originalissime interviste l’Italia che non si vede, la neonata rivista "Eolo", fondata da un gruppo di studenti dell’Università di Pisa per spazzare la bonaccia che soffia sul paese, la Comunità provvisoria dello scrittore irpino Franco Arminio, inventore della paesologia, Elena Guerrini e il suo Teatro a baratto, l’attore Marco Baliani, Lea Melandri che non si rassegna a vedere il pensiero delle donne considerato altro e non un pensiero che attraversa la società intera, Carla Peirolero, anima del Suk di Genova, una delle poche esperienze italiane che ha intrecciato gli immigrati alla vita della città.

Comunità nate da luoghi come le Manifatture Knos di Lecce, che ci racconta Werner Wass, 4.000 metri quadrati affidati dalla Provincia all’associazione Sud est (un caso davvero eccezionale), dove in un’ ex scuola per metalmeccanici del Salento, in tre anni è nata una città nella città, un luogo di lavoro di artigiani, musicisti, filosofi, registi, dotato di teatro, biblioteca, in un continuo scambio con gli abitanti dei quartieri intorno, e luoghi nati da comunità come l’Arboreto, bellissimo Teatro Dimora ideato da Fabio Biondi e costruito nei boschi dell’Appennino tra Marche e Romagna, che offre a giovani artisti ospitalità e protezione per cercare la propria ispirazione senza chiedere loro niente in cambio. E qua e là, tra un gruppo di interventi e un altro, l’affilato sguardo interiore delle poesie di Mariangela Gualtieri, fondatrice con Cesare Ronconi del Teatro Valdoca.

Affiorano da tutti parole vissute, "dare fiducia agli altri significa dare credito a una persona prima che abbia fatto qualcosa", "far nascere ambizioni in chi pensa di non averne diritto", "inventare luoghi", il successo, ma qui si direbbe il frutto, del lavoro a Scampia è un bambino che a Natale chiede un libro invece che la moto a pile, in Irpinia un paese abbandonato riconquistato alla vita, a Lucca i 350 appartamenti trovati in affitto per le famiglie immigrate senza casa, esempi che mettono in moto passione, poesia, azione, in un clima di calma e fervore, come dice lo scrittore Antonio Moresco tra gli ispiratori insieme a Carla Benedetti e Massimo Paganelli dell’incontro.

Che comunità può nascere da queste dense giornate di ascolto attento e di autentico scambio? Non un gruppo politico, non un gruppo culturale, ma è poi così necessario definirsi? Un inatteso piccolo miracolo è già avvenuto, cento persone richiamate da un invito non virtuale si sono raccolte qui da ogni parte d’Italia, senza sapere che cosa sarebbe successo. Contagi, innesti, progetti comuni, esperienze trasportate da un luogo all’altro.

Quello che potrà venir fuori è qualcosa di indefinibile, di inafferrabile, qualcosa che fino ad ora non c’era e oggi può cominciare, ancora tutto da inventare, intorno al fuoco del sogno e della passione civile.

(Uscito sul "l’Unità" del 20 ottobre 2009)








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica tribù d’italia il 20 ottobre 2009