Tribù d’Italia

Il primo amore



Bisogna ricominciare da qui, dalle persone che si riconoscono e che si mettono a sedere attorno allo stesso fuoco.

Se guardiamo le cose in superficie, tutto sembra perduto nell’Italia di questi anni.

La dimensione orizzontale della politica non sembra più in grado di fare passaggio verso qualcosa d’altro e di meglio, che sia proporzionale alla situazione che stiamo vivendo. La cattiveria continuamente stimolata, l’inimicizia e il razzismo sono divenuti l’ultima, disonorevole e depistante ideologia indentitaria da gettare in pasto alle nuove plebi televisive ed elettorali. L’istituzione religiosa -che tanta parte ha nella vita del nostro paese- è attestata sulla dura e autoritaria difesa della propria rendita di posizione, sull’astrazione, sul guscio vuoto della norma e sull’interdetto. Il grosso del mondo culturale è bloccato in operazioni di residuale testimonianza o di feroce e contrattata autopromozione e sopravvivenza istituzionale e mediatica all’interno di un gioco chiuso e senza futuro. L’idolatria della sola dimensione monetaria e finanziaria e l’imperio economico sul pianeta generano continue crisi epocali, devastazione del tessuto della vita e sradicamento. La demagogia della "comunicazione" e della "connessione" universale sta creando uno spossessamento mai conosciuto prima dalla nostra specie. Mille ordigni collocati nelle nostre case e tra le nostre mani e nelle nostre teste colonizzano ciò che resta del tempo umano e rendono sempre più difficile la vicinanza a se stessi e alla propria capacità di pensare, scoprire, desiderare, soffrire attivamente, sognare e creare. Dietro l’idolatria dell’informazione si nasconde una macchina di condizionamento e di appiattimento, una macchina sotto tutela in mano ai nuovi padroni economici, politici, mediatici e pubblicitari, che obbedisce -come tutto il resto- alla sola logica della domanda e dell’offerta, della domanda pilotata e dell’offerta preconfezionata.

Ma non c’è solo questo. Se andiamo in giro per l’Italia e proviamo a guardare sotto la superficie, ci capita continuamente di incontrare delle persone meravigliose di cui non sospettavamo neppure l’esistenza, che cercano di rendere possibile la vita e di creare tessuto connettivo in una situazione così devastata, che non si piegano, che non si arrendono, che riescono non si sa per quale miracolo a mantenere la propria umanità e libertà, che cercano di andare da un’altra parte. Persone in molti casi solitarie, isolate, ma anche che, assieme ad altre, mettono al mondo qualcosa di inaspettato, conducono difficili battaglie in condizioni di rischio o senza avere alcuna consolazione e riscontro. In ogni campo, nella vita sociale, nelle scienze, nella medicina, nell’università e nelle scuole, nella dimensione dell’invenzione e della prefigurazione letteraria, artistica, teatrale, in rete, persone che danno vita ad associazioni e riviste tese alla comprensione, al combattimento, alla riflessione e al pensiero.

E’ con queste persone e con questi gruppi di donne e di uomini che ci vorremmo incontrare, in questo momento difficile -terminale o inziale- in cui tutto è di ripensare e da reinventare. Bisogna ricominciare da qui, dalle persone che si riconoscono e che si mettono a sedere attorno allo stesso fuoco.

La nostra rivista (Il primo amore), nata fin dall’inizio con questo spirito e da questa spinta antiidolatrica e di rigenerazione, vorrebbe dare il suo piccolo contributo creando le condizioni -anche organizzative- per questo incontro. Armunia Festival e il suo presidente Massimo Paganelli, che da anni operano tra mille difficoltà per tenere aperta una diversa possibilità nel campo teatrale, si sono immediatamente mostrati sensibili a questa impresa e hanno messo a disposizione di questo primo incontro il Castello Pasquini di Castiglioncello.

Non ci sono "linee" predisposte, non c’è progetto preconfezionato, non si sa cosa ne verrà fuori, cosa potrà succedere mettendo in vasocomunicanzione e in moltiplicazione tutte queste energie personali e collettive, c’è il bisogno di andare a inciampare in qualcos’altro, di sconfinare, di tentare, di inventare, di mettere in movimento questa possibilità e le sue sinergie nella situazione bloccata di questi anni.

Se l’incontro darà frutti e si rivelerà sostanziato e gravido di sviluppi, vorremmo ripeterlo anche l’anno prossimo e magari trasformarlo in un appuntamento che si ripeterà ogni anno. Nello stesso luogo dove è avvenuto la prima volta - se ce ne saranno ancora le condizioni - oppure in modo nomade e itinerante, per andare a toccare e a contagiare in questo movimento altre realtà inaspettate e altre situazioni vive del nostro paese.








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica tribù d’italia il 10 giugno 2009