Testamento biologico

Laura Russo



Non mi iscrivo a un gruppo, non raccolgo appelli. Non vado in piazza a schierarmi dietro a uno striscione che reca il nome di una persona che non conosco.
È inutile, io non soffro per Eluana. Non posso prendere a cuore il suo dolore, perché non lo sento. E se in questi giorni sono irascibile e bellicosa non è per lei, per questo nome bislacco che va di bocca in bocca a contenere ogni volta una battaglia personale e diversa che non è la sua.

Fremo e mi arrabbio per questo Paese bloccato e anticostituzionale; per questo governo che non mi rappresenta, eletto grazie al voto di persone che non stimo; per il potere subdolo e sinistro di certe ambigue istituzioni; per queste voci piene di sé che parlottano sul treno, sentenziano sui blog, pontificano nei talk show e riempiono delle proprie inutili ideologie il profilo di facebook.

Mi arrabbio perché mio padre, un domani, non potrebbe esercitare né la mia, né la sua volontà per colpa di tutto questo vociare. Perché un domani il mio nome facile e comune potrebbe essere a sua volta sulla bocca di tutti, e raccogliere la rabbia e i voti e i valori di gente che non conosco.
Per questo ho deciso di scrivere il mio testamento biologico e di metterlo qui. Per dire la mia su quello che sta succedendo senza nascondermi dietro all’etichetta di un altro. E perché le battaglie personali restino personali.

Se domani un incidente o un inghippo imprevisto del mio corpo dovessero mettermi in uno stato vegetativo, io per me mi considererei morta. Con stato vegetativo intendo qualsiasi condizione, fisica e mentale, che mi impedisca di interagire in modo intelligente, lucido e articolato con le persone che mi circondano e di portare avanti la mia azione nel mondo.

Questa è la mia personale concezione di ciò che significa essere vivi: il fatto che sia o non sia condivisa da molti o da pochi non deve in alcun modo interferire con la mia volontà di fare sì che la mia vita rispecchi in tutto e per tutto questa concezione.
Non mi interessa che ci siano voci più o meno autorevoli, istituzioni più o meno ingombranti, pensieri più o meno condivisi, suscettibili di entrare in relazione con questa volontà. Ciò che mi preme è che queste stesse istituzioni garantiscano, al momento opportuno, la sua attuazione, con l’aiuto dei miei cari.

Questi ultimi, e non altri, – proprio perché hanno preso parte alla mia vita, goduto della soddisfazione delle mie aspirazioni e sofferto della loro frustrazione – sono gli unici garanti della prosecuzione della mia volontà. Mettendo da parte il proprio volere personale, e accettando il dolore che ne deriva, dimostreranno di mettere avanti l’amore per me a quello per loro stessi.

Forse avete ricevuto la vostra vita da un essere superiore; forse la vostra vita gode di un valore trascendente che la mia non ha; forse non potete decidere della vostra vita perché essa è nelle mani di qualcuno di più nobile e grande. Comunque sia, questo non mi riguarda: è la vostra vita e non mi appartiene. La mia è semplicemente la rete più o meno grande di relazioni, fatti e idee che ho costruito con le mie forze e grazie a quelle delle persone che mi amano.

***

Per informazioni su questa iniziativa: qui

I testamenti biologici su Vibrisse: qui

Invitiamo i nostri lettori e chiunque altro vorrà liberamente farlo a far sentire la propria voce scrivendo il proprio testamento biologico, mandandolo a ilprimoamore@gmail.com e dandoci il permesso di renderlo pubblico.








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica testamento biologico il 8 febbraio 2009