Due lettere sul dubbio

C*** e Nicola Cocco



Caro Nicola,

in questo momento vorrei tanto che Eluana si svegliasse adesso e dicesse:
"brutti stronzi! che cazzo mi togliete da mangiare!", poi si alzasse e abbracciasse suo padre e sua madre e dicesse: "non fatemi più ’sti scherzi! guardate che casino avete fatto!".

Voglio sperare che Beppino Englaro non stia portando avanti alcuna battaglia civile. Voglio sperare che sia solo un uomo scavato dal dolore.

Io non guardo con simpatia il testamento biologico perché le leggi sono fatte dai sani, e i sani hanno paura della malattia.
Anche io sono sana e lo sono sempre stata finora.
Ma immagino che come è capitato per situazioni difficili che mi sono piombate in testa e hanno cambiato radicalmente me stessa, i miei rapporti con le persone e con il mondo, anche la malattia mi cambierebbe radicalmente. Quello che potevo pensare in passato ora non lo penso più: la vita scolpisce il marmo. La malattia cambierebbe me, ma vorrei che cambiasse anche gli altri attorno a me. Io trovo che il dolore, e non lo dico come discorso sentito, apre gli orizzonti e rende migliori. Se il peso è grande, portarlo con altri è meglio.
Mi piacerebbe vivere in una società che include tutti, che non ghettizza le persone nel loro dolore e nella loro diversità. Ci si scarica troppo facilmente di anziani, malati, bambini, ci si scarica in generale dell’altro con le sue fragilità. La C*** di ora non sarebbe mai capace di staccare la spina a nessuno. E spero che conservi sempre un po’ di ingenuità, da non essere mai capace di farlo neanche se la legge me lo permettesse e mi giustificasse. Mi incazzerei se da malata la mia vita risultasse un peso. Mi incazzerei con me stessa e con gli altri che mi lasciano sola. Non mi sentirei egoista a richiedere agli altri degli sforzi: gli altri sono le sole "cose" importanti che abbiamo ed è giusto che ci dedichiamo a loro.

Credo che, come non si nasce a caso, non si muore a caso.
Credo che ogni vita abbia il suo perché.

Non mi interessa il testamento biologico: vuoi che Dio se ha voglia di far morire uno non riesce a far venire un black out che manda in tilt la macchina a cui sono attaccata?

Io credo che il nostro compito sia quello di starci vicino, di venirci incontro nella sofferenza: penso che la vita sia questo.

Per il resto sono solo schifata dall’opportunismo del governo. Mi spiace per la chiesa che si insozza con questa gente.

Non credo che sia il momento di combattere. Mi piacerebbe che tutti gli avvoltoi dell’Italia si fermassero nei loro deliri farneticanti e guardassero a quello che è: una storia di dolore, di vita.

Questa mail è più che altro un flusso di pensieri... spero non me ne vogliate.
Buon sabato sera!

C***

Cara C***,
io ascolto la tua posizione, la comprendo, la accetto.
Ed è una posizione importante, preziosa: quella del dubbio, della ricerca di soluzioni che siano "sociali" e "affettive", più che "civili".
E infatti io mai e poi mai cercherei di importi una visione della vita, del dolore, della morte.
Ma uno Stato laico dovrebbe garantire a me cittadino (senza ulteriori aggettivi) di decidere e disporre della mia vita, di esserne responsabile; e la situazione in cui io posso disporre in maniera responsabile della mia vita in maniera quanto più lucida e razionale è quella della presunta "sanità", quanto meno la capacità di scegliere e di volere. Questo è il fondamento del testamento biologico, e per questo è una battaglia di civiltà. Implica una visione della vita, del dolore e della morte che, credimi, non ha più certezze della tua: ma è uno strumento per evitare che si vengano a creare "vuoti" su cui poi possono lucrare governi e chiese, insozzando ciò che, con la libertà, è l’essenza stessa del nostro essere: la vita, il dolore, la morte. E la rete di rapporti affettivi che raccoglie il tutto.
E’ una visione figlia della nostra cultura occidentale, che fa della ragione un perno importante quanto quello della fede; ma è proprio della nostra cultura (e non solo) il concetto di tolleranza, per cui le visioni di ogni religione o filosofia di vita vengono rispettate, e andrebbero conosciute e comprese, non semplicemente "tollerate"; ma nessuna religione, nessuna filosofia di vita, nessuna ragione di Stato può pensare di potersi imporre sulle decisioni del singolo in merito al proprio corpo e alla sua vita. E di farlo ingerendo nella gestione della cosa pubblica.
Per questo quella di Beppino Englaro è diventata una battaglia civile: 17 anni sono tanti, il dolore personale gli ha scavato l’anima e le guance; ma avrebbe potuto trovare soluzioni "alternative", come spesso accade nelle corsie dei nostri reparti di Rianimazione e Terapia Intensiva; spesso non lo fanno neanche i medici, ma umanissime infermiere. Invece ha continuato con tenacia per le vie legali, alla luce del sole e delle sentenze. E’ civile una battaglia che cerca di portare a una tutela queste situazioni di limite e di dolore; e la tutela dei più deboli è uno degli aspetti fondamentali che il diritto riveste in uno Stato laico.
Quello che sta succedendo in questi giorni, oltre a violentare questi principi dello Stato laico (cosa che l’Italia non è mai stata a pieno), violenta la tua confusione, i tuoi dubbi; violenta la necessità di silenzio nei confronti del dolore di una famiglia.
E’ per questo che non riesco a non indignarmi.
Io ascolto e comprendo la tua confusione, potremmo discutere per secoli sfogliando volti affranti, la Bibbia e Dostoevskij. Ma tu permettimi di vivere in uno Stato che mi riconosca uno strumento, per quanto umano e fallibile e perfettibile, cui aggrappare la mia confusione e i miei dubbi su vita, dolore e morte.
Non per illudermi di superarli, di averli risolti, anzi; ma per non permettere mai più a nessuno di decidere per me senza aver mai conosciuto la mia personalità, la mia visione del mondo e della vita, per pura esecuzione di un potere, dato dal popolo o dalla divinità; io non voglio permetterglielo, fosse esso lo Stato, la Chiesa, o Dio in persona. Cercando di non cedere allo sconforto.

Saluti,
Nicola Cocco








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica testamento biologico il 8 febbraio 2009