Testamento biologico

Mauro Righi



Oggi, 20 settembre 2008, nel pieno possesso delle mie facoltà fisiche e mentali dichiaro quanto segue:
Non è che la morte mi abbia sfiorato molto spesso, o forse non ci ho mai fatto caso, o più semplicemente sono ottimista e fingo sempre di guardare oltre.
Eppur, di prove di non essere immortale ne ho avute almeno un paio. Nonostante questo, temo che quando la morte arriverà, mi troverà impreparato. Ma non più di tanto. Impreparato come al solito, cioè con il mio modo superficiale e incosciente di affrontare ogni fatto della vita.
A volte mi capita di pensare come sarà morire. Faccio anche qualche prova e mi metto sdraiato sul letto con le mani incrociate sul petto. Chiudo gli occhi e provo a non pensare a niente. Morire dovrebbe essere una cosa del genere solo che non si sente la voce sgradevole della vicina di casa che litiga con i figli.
Se proprio devo morire, vorrei che nessuno piangesse. Questa è una cosa a cui tengo. Non mi è mai piaciuto vedere la gente piangere e anzi vorrei che qualcuno iniziasse a parlare di quella volta lì… e che poi gli altri lo seguissero e alla fine fra un racconto e l’altro tutti ghignassero di gusto.
Quel giorno, sarò impreparato dicevo, ma spero di morire con dignità. Non vorrei ad esempio essermi prima cagato o pisciato addosso e mi piacerebbe morire con un minimo di sorriso e non con qualche grottesca espressione di dolore intrappolata nel viso.
Non vorrei che la gente rimasse li a guardarmi morto. Mi piacerebbe mi ricordassero da vivo, magari anche solo per uno dei miei mille spiacevoli difetti piuttosto che per il pallore e la rigidezza del mio corpo nel letto di morte.
Mi piacerebbe morire in silenzio. A casa mia o guardando il mare. Mi piacerebbe spegnermi serenamente, il più tardi possibile, in primavera.
Ma se non dovesse toccarmi questa sorte, e per qualche orrenda ragione mi dovessi trovare in stato di morte cerebrale e/o coma irreversibile, non voglio continuare a vivere attaccato a delle macchine. Non voglio obbligare i miei cari ad attraversare la città e a faticare per trovare un parcheggio, per poi vedermi in quello stato. Non voglio restare in una condizione irrisolta fra la vita e la morte.
Qualora mi ritrovassi in questo frangente, o comunque in una situazione in cui non avessi più le facoltà di decidere autonomamente per me stesso, prego mia moglie, o i miei famigliari più prossimi, di rispettare queste mie volontà e di staccate tutto, non appena saranno certi che non potrò mai più risvegliarmi e tornare a fare le cose che mi piace fare.
In ogni caso, durante il funerale, evitate che un prete che non conosco faccia un discorso retorico sulla mia persona, invitatelo a dire soltanto lo stretto necessario per non farmi finire all’inferno. All’uscita della mia bara dalla chiesa fate suonare Riding with the king di Eric Clapton e BB King. Dei miei beni terreni deciderà mia moglie alla quale lascio tutto quanto con l’unico onere di affidare tutti i miei scritti a Mario e a Giuliano che sapranno cosa farne.
Non so in quale preciso momento la mia anima abbandonerà il corpo. Ma come ho più volte promesso, prima di entrare nella Luce mi piacerebbe far visita ai miei amici più cari per un ultimo saluto e per qualche scherzetto, chi di voi è particolarmente sensibile, o ha il sonno leggero avrà la fortuna di accorgersene.
Per quando riguarda il mio corpo invece, vorrei fosse cremato e le sue ceneri disperse in mare. Un mare qualsiasi, tanto l’acqua è come Dio, arriva dappertutto.

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pubblicato da ilprimoamore nella rubrica testamento biologico il 20 settembre 2008