Testamento biologico

Giuseppe Giuliano



Mi chiamo Giuseppe Monighini, ma uso di solito il cognome di mia nonna, e quindi Beppe Giuliano, ho 45 anni, sono "normalmente sano", nell’istante in cui lo scrivo.

M’è successo di vedere l’inizio di una vita terrena, e di vederne la fine.

Ho visto nascere i miei due figli, il secondo con parecchia fatica (per lui) e moltissimo spavento (per me). La nascita di Francesco, andata a buon fine nonostante la sorprendente imperizia del medico e dell’ostetrica del turno di notte, m’ha definitivamente confermato che nella vita, come si dice, "ci va del culo" (e che negli ospedali è meglio nascere di giorno).

Ho visto morire mio padre dopo una malattia che, in pochi mesi, era riuscita perfino a privarlo della capacità di controllare le funzioni corporali primarie, con sua grande vergogna. È poi morto smettendo pian piano di respirare, con l’aiuto di una abbondante dose di morfina, e di una persona buona che gliel’ha somministrata.

Questi eventi m’han rafforzata la convinzione che, se per nascere può ancora valere la pena di soffrire e faticare, di certo non vale la pena di soffrire e faticare per morire.

Voglio dunque che "le persone che mi amano" (Giulio ne chiarisce con la consueta maestria il significato) decidano, qualora mi dovessi trovare in stato di coma irreversibile, morte cerebrale o come si dice, oppure qualora una malattia incurabile mi avesse privato anche della capacità di controllare le funzioni corporali primarie, di evitarmi fatiche e sofferenze inutili per morire.

Chiedo, insomma, che "le persone che mi amano" mi risparmino il cosiddetto accanimento terapeutico; per usare la forma burocratica che ho trovato sul sito dell’Associazione Luca Coscioni:

nel pieno delle mie facoltà mentali (mi vergogno un po’ nello scriverlo), e allo scopo di salvaguardare la dignità della mia persona, affermo solennemente che deve essere considerato come una dichiarazione di volontà il mio diritto, in caso di malattia, di scegliere tra le diverse possibilità di cura disponibili e al caso anche di rifiutarle tutte, e voglio che ciò valga anche nell’ipotesi in cui in futuro mi accada di perdere la capacità di decidere o di comunicare le mie decisioni ai medici curanti...

Desidero che "le persone che mi amano" consentano il recupero, dalla carcassa che rimane dopo la morte, di tutti gli organi riutilizzabili, prima di cremarmi. E se una persona buona, al funerale, volesse suonare il ’Requiem’ di Lennie Tristano...

***

Per informazioni su questa iniziativa: qui

I testamenti biologici su Vibrisse: qui

Invitiamo i nostri lettori e chiunque altro vorrà liberamente farlo a far sentire la propria voce scrivendo il proprio testamento biologico, mandandolo a ilprimoamore@gmail.com e dandoci il permesso di renderlo pubblico.








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica testamento biologico il 20 settembre 2008