Testamento biologico

Francesco Randazzo



Lasciatemi morire!
E chi volete voi che mi conforte
in così dura sorte,
in così gran martire?
Lasciatemi morire!

Queste parole di Ottavio Rinuccini, unite alla musica di Claudio Monteverdi, sono tra le più dolci, malinconiche, risolutive. Senza speranza non c’è più vita.
Credo che non ci sia nulla di più altamente etico e morale del dono di una morte lieve, senza dolore, nella piena dignità e nel rispetto del morente. Amo la vita ma accetto la morte. La mia almeno. Mi da più dolore pensare a quella degli altri, accettare quella delle persone che ho amato e che amo. Ma proprio lo strazio indescrivibile dell’agonia senza speranza che ho visto in loro, ha rafforzato quanto già pensavo e penso.
Vorrei morire come un bambino nasce, puro, semplice, ignaro, scevro da pregiudizi religiosi; vorrei essere avvolto dal sonno, spegnendomi dignitosamente. Non accanitevi su di me. Non mantenete in vita il mio corpo se diventerà inefficiente, se da motore vitale si trasformerà in gabbia, trappola del dolore e della sofferenza.
Bacio mia moglie, abbraccio forte mio figlio e quel che sono stato basti per loro finché avrò potuto esistere. Nessun rimpianto mai, sono stato per loro ogni minuto interamente e loro per me immensamente decisivi per la mia felicità: ci basti, fino al momento ultimo. Una fine da noi tutti è dovuta. Non chiedo loro di compiere una scelta che il loro amore terreno, carnale, panico, rifiuterebbe, nell’ansia della perdita, nell’enorme travisamento che il mio simulacro ormai vuoto, sia ancora io. Sono io che decido e chiedo. I medici accertino la non autosufficienza del mio corpo a vivere, leniscano il dolore, lascino che mi spenga, assecondando la natura, tentando solo di facilitare e addolcire il passaggio, con serenità e dignità, del loro alto compito, della mia decorosa morte.

Francesco Randazzo

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pubblicato da ilprimoamore nella rubrica testamento biologico il 13 settembre 2008