Testamento biologico

Laura Emilia Barchiesi



Io sottoscritta Laura Emilia Barchiesi, nata ad Ancona, in un anno che ho la debolezza e il vezzo di mantenere segreto, augurandomi che questo dato sottratto non infici la validità di questo atto volontario, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, che non sono poi così grandi, ma sufficienti ad esprimere con impellenza una necessità, dispongo che in caso di incidente, o malattia improvvisa e invalidante, come l’ipotesi di cadere in stato di coma irreversibile, mio marito si occupi della sorte del mio corpo, impedendo ogni forma di accanimento terapeutico. Se fosse impossibilitato, speriamo non accada mai, per gravi motivi, delego mio fratello minore Carlo o mia sorella maggiore Carla o uno dei miei tre figli, supposto abbiano raggiunto la maggiore età. Se fossero loro a farlo sarei più serena. Significherebbe che ho vissuto abbastanza per vederli crescere, significherebbe che ho vissuto pienamente. Nei gravi motivi di cui sopra, che impossibiliterebbero mio marito in tale compito, non rientra il fatto che lui sia o meno al mio fianco. Il legame che ci lega prescinde il contratto terreno, i vincoli tradizionali. E’ un affetto consolidato da vedute comuni, reciproca stima, deliri utopici, incontri e scontri verbali che non possono cedere al ricatto della reciproca decadenza fisica. Solo i suoi occhi e il suo corpo potrebbero allontanarsi ma non il resto, che appunto lo legherebbe necessariamente all’idea di vedermi vivere degnamente. Ho un’idea ben precisa su che cosa possano provare, in caso di coma, i cari attorno. Una straziante sequela di immagini non necessarie. Come quella di occhi un tempo vitali che si spengono e diventano gelidi, sinistri. Come l’incapacità di un individuo di decidere autonomamente su se stesso ed essere autosufficiente. Non auguro a nessuno di diventare un corpo inerte accudito. Un corpo marionetta manipolato da mani altrui lontane e inaffettive. Alle persone delegate a compiere, in caso di necessità, la mia volontà chiedo perdono se in vita le ho offese non badandoci troppo. Sento il dovere di ringraziarle per averle, loro malgrado, gravate di un incarico poco simpatico, di averle, arbitrariamente fatte destinatarie ed esecutrici di questo strampalato testamento biologico.

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Invitiamo i nostri lettori e chiunque altro vorrà liberamente farlo a far sentire la propria voce scrivendo il proprio testamento biologico, mandandolo a ilprimoamore@gmail.com e dandoci il permesso di renderlo pubblico.








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica testamento biologico il 11 settembre 2008