Testamento biologico

Antonio Moresco



Ho sessant’anni. Fra poco più di un mese ne avrò sessantuno. Non posso sapere quando e come morirò. Non posso sapere in che condizioni sarò a quel punto, in questa epoca in cui si è in grado di dilatare enormemente stati di non-vita e di non-morte. Non posso neppure sapere se avrò gli anni e le forze sufficienti per portare a termine l’opera che ho iniziato molti anni fa, per condurre l’orbita partita con Gli esordi e proseguita con Canti del caos alla sua zona di proiezione finale e al suo punto di non ritorno. Ne parlo qui perché sono uno scrittore e perché questo è indistinguibile dalla mia vita e dalla mia morte. Non posso sapere se, quando mi troverò nell’anticamera della morte, sarò ancora in grado di attuare di persona o perlomeno di comunicare agli altri le mie volontà. Per questo lo faccio ora.
Nel caso mi venissi a trovare in una condizione di vita esclusivamente indotta dalle macchine e in una situazione irreversibile e senza speranze, chiedo che non venga attuato su quanto resterà di me alcun accanimento terapeutico. Non voglio morire crocefisso a una macchina, non voglio immolarmi sull’altare della tecnologia divenuta idolo. Io vorrei per me, da parte delle persone che amo e che mi saranno vicine in quei momenti, il gesto umano dei soldati legati tra di loro da uno stesso sentimento e da uno stesso destino che finiscono pietosamente i propri compagni mortalmente feriti. Ma se, per l’ipocrisia e il cinismo dominanti, questo non sarà possibile e per non esporre le persone amate a un prezzo troppo grande, chiedo di non venire più alimentato e curato.
Io non disconosco il valore misterioso e segreto del dolore né ho una concezione utilitaristica della vita e della morte. Ma che questa decisione cruciale venga imposta alle singole vite da un’istituzione religiosa (secolare, per i non credenti) o dalla cieca e inarrestabile autosufficienza delle macchine -quando non dalle due cose strettamente abbracciate- mi sembra un inaccettabile spossessamento e uno scandalo, sia per i non credenti che per i credenti.
Se qualche parte della mia vecchia carcassa fosse ancora utile a qualcun altro vivente, do il mio consenso all’espianto.
Avrei preferito che questo scritto rimanesse strettamente privato. Ma la situazione è tale che ho sentito il bisogno di renderlo pubblico.
Il resto delle mie volontà sono invece private e conosciute soltanto dai miei famigliari.

Antonio Moresco

***

Per informazioni su questa iniziativa: qui

I testamenti biologici su Vibrisse: qui

Invitiamo i nostri lettori e chiunque altro vorrà liberamente farlo a far sentire la propria voce scrivendo il proprio testamento biologico, mandandolo a ilprimoamore@gmail.com e dandoci il permesso di renderlo pubblico.








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica testamento biologico il 7 settembre 2008