Testamento biologico

Mauro Mirci



Io sottoscritto Mauro Angelo Salvatore Mirci, nel pieno possesso delle mie facoltà mentali, e nella speranza che quanto scriverò appresso non trovi mai le condizioni per verificarsi, dispongo quanto segue, da eseguirsi nel caso in cui, per incidente o malattia, io cada in stato di coma irreversibile.
Per chiarezza, non essendo pratico di terminologia medica, preciso che intendo per "coma irreversibile" quello stato di incoscienza prolungato in cui si ritiene che le lesioni che hanno provocato l’incoscienza siano così gravi da non poter essere recuperate. Definizione che ho letto da qualche parte e mi pare abbastanza convincente. M’inquieta molto quel "si ritiene", ma intuisco che sottintende un riferimento sia alle capacità e al talento del medico che decreta la diagnosi, sia al livello delle conoscenze mediche raggiunto. Per questo prendo per buono il "si ritiene" e auspico che del mio caso – se mai ci sarà un caso che mi riguarderà – si occupino medici preparati e coscienziosi, oltre che assistiti dalle migliori tecniche e strumentazioni diagnostiche.
In ogni modo, io non sarò in grado di esprimere alcun desiderio né prendere decisioni.

Per questo, se mai mi capiterà la sventura di cadere in stato di coma irreversibile, delego mia moglie a decidere della sorte del mio corpo. Impossibilitata per motivi gravi mia moglie, e sempre che abbia compiuto la maggiore età, il compito passerà in capo a mia figlia, che, poverina, è ancora troppo piccola per comprendere la responsabilità che le sto attribuendo.
Dovrà invece decidere mia sorella nei seguenti casi: se mia moglie non ci sarà più, oppure nell’ipotesi malaugurata (ma ipoteticamente possibile) non sia più mia moglie; se mia figlia sarà ancora minorenne. In quest’ultima eventualità, però, raccomando a mia sorella di aver riguardo, nei limiti del giusto, che sua nipote non rimanga senza padre, ma anche che questo padre non sia costretto più del necessario dentro a un corpo tenuto vita in maniera artificiale. La delego inoltre, a decidere cosa significhi "nei limiti del giusto" e "più del necessario". Io non saprei spiegarglielo esattamente. Sappia, quindi, che mi affido (mi affiderò) al suo buon senso e le chiedo già da ora perdono per ciò che le sto facendo (potrei farle, mio malgrado, a causa di questo scritto).
E, naturalmente, invito anche mia moglie e mia figlia, se dovranno decidere, a riflettere bene su cosa stia dentro i limiti del giusto e cosa vada oltre il necessario. Auguro loro di essere capaci della massima serenità.

Chiedo che mai venga proposto a mia madre di prendere una decisione in merito: non sarebbe giusto chiedere a una madre se vuole che il figlio muoia e credo che alla sua età certe ferite vadano risparmiate. Peraltro, egoisticamente, spero di sopravviverle. Ma se non dovesse accadere, spiegatele che, è vero, ho negato a chi mi ha dato la vita il diritto di non darmi la morte (la conosco, so che non acconsentirebbe mai, in nessun caso), ma ritengo più giusto così. Vorrei anche le fosse chiesto, da persone amiche e vicine al suo dolore, di perdonare chi dovesse decidere diversamente. Temo non accetterebbe, ma desidero le venga chiesto lo stesso.
Non ho assolutamente idea di cosa si possa provare a essere in coma irreversibile. Realisticamente credo assolutamente nulla: un non essere puro e semplice. Non credo si soffra, né credo sia possibile avvertire il momento in cui si passa dall’incoscienza alla morte. Credo che non ci siano sogni. Parimenti ritengo di poter escludere che la persona in coma nutra speranze di risveglio. Per lo stesso motivo sono convinto non si provi la disperazione, o anche la rassegnazione, del moribondo. Non credo in una vita ultraterrena dopo la morte. Credo invece si debba vivere bene, perché questo è tutto ciò che ci è dato e dobbiamo trarne i frutti migliori e più dolci.
Penso che quella del coma – anche quello non irreversibile - sia una condizione molto triste. Non tanto per la persona in coma, proprio perché incosciente, ma per i suoi cari, loro sì vulnerabili da speranze e disperazione. Non so se, impossibilitato a vivere una vita normale (e per normale intendo la vita condotta da un essere umano con un grado accettabile di autosufficienza, capace di svolgere, pure se con qualche limitazione, anche grave, le ordinarie attività quotidiane) desidererei vivere comunque oppure farla finita, e per questo non sono in grado di dare disposizioni più precise se non quelle di incaricare della decisione le persone più vicine e più care. Ho da fare loro, però, alcune raccomandazioni. Ricordate che amo la vita. Tenetene conto quando deciderete. Ho le ambizioni semplici delle persone comuni, e desideri che spero di realizzare quando avrò tempo di cui disporre e sostanze da spendere. Desidero invecchiare serenamente accanto a mia moglie, vedere la mia bambina diventare donna ed essere felice. Desidero giocare coi bambini che, spero, mia sorella deciderà di avere. Vorrei arrivare alla pensione senza troppe preoccupazioni e giungere alla decrepitezza con la mente abbastanza lucida e il corpo in condizioni buone abbastanza da non essere troppo di peso per chi mi sarà accanto.
Ma se tutto ciò non sarà possibile, se un giorno dovessi rimanere immobilizzato e inerte in un letto, se si dovesse provvedere meccanicamente al mio nutrimento e non fossi in grado di decidere per me stesso, che del mio destino decidano le persone che ho prima indicato.
Mia moglie perchè la so persona assennata e conosco l’amore che mi porta: sono sicuro che non desidererà mai agire in mio danno. Mia figlia perché avrà tutto il diritto di disporre della sua vita e preferisco porti fiori sulla mia tomba piuttosto che chiederle, per amore o convenzione sociale, una veglia continua al simulacro di suo padre.
Mia sorella perché, assieme alle due persone sopra menzionate, e con esclusione di mia madre, è colei che mi è più prossima per vincolo di sangue e per modo di intendere la vita e per affetto.
A tutte queste persone chiedo perdono per tutte le cose che posso aver fatto e per le quali, magari, sarebbe stata giusta una mia richiesta di perdono. E chiedo perdono per averle arbitrariamente fatte destinatarie ed esecutrici di questo testamento biologico.

In fede: Mauro Angelo Salvatore Mirci

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Invitiamo i nostri lettori e chiunque altro vorrà liberamente farlo a far sentire la propria voce scrivendo il proprio testamento biologico, mandandolo a ilprimoamore@gmail.com e dandoci il permesso di renderlo pubblico.








pubblicato da ilprimoamore nella rubrica testamento biologico il 7 settembre 2008