“Quasi rumore di foglie al vento”: Clarice Lispector e la disperata ricerca del senso

Alessandra Mugnai

Clarice Lispector

«Clarice Lispector – nella sua opera narrativa tutta – si muove, iridata e inquieta, discendendo negli abissi infernali dell’esistere. La purezza del suo movimento sta tutta lì: nell’eterna speranza che l’atto di scrivere sia e precipitosa caduta nelle tenebre e luminoso vortice di salvezza. La sua prosa è, appunto, un tentativo di discesa rovinosa verso il buio nudo.»

pubblicato da j.costantino
in libri il 6 aprile 2020




Un funerale ogni dieci minuti

Ade Zeno (con una nota di Tiziano Scarpa)

Oltre che scrittore, Ade Zeno è cerimoniere di funerali laici in una città italiana. «Per liquidare chi le domandava quale attività svolgessi per portare a casa lo stipendio, tempo fa mia figlia aveva trovato una risposta adorabile: “Papà legge le poesie alle persone tristi”». In questo intervento racconta al Primo Amore come sono cambiati i riti funebri durante la pandemia, nei cimiteri sopraffatti dalle cataste di bare, e con pochissimi parenti ammessi a partecipare.

pubblicato da t.scarpa
in emergenza di specie il 5 aprile 2020




Storie di reclusione #3: L’aprile più crudele

Tiziano Scarpa

Ancora una poesia pandemica (after T. S. Eliot).

pubblicato da t.scarpa
in terrestri il 4 aprile 2020




Il rapporto tra scrittura e performance nel caso di Hyperion III

Serena Gaudino

In occasione del centenario della nascita (1920) di Bruno Maderna. All’inizio degli anni Sessanta, contemporaneamente alla scuola musicale di ricerca e sperimentazione che si sviluppa in Europa, in Italia la Nuova Musica si va via via definendo con il lavoro di Nono, Bussotti, Clementi e tantissimi altri giovani autori interessati alla realtà darmstadtiana o incuriositi dalle novità musicali d’oltreoceano come quella di John Cage. Uno di questi fu Bruno Maderna.

pubblicato da s.gaudino
in musica il 3 aprile 2020




Storie di reclusione #2: Elogio dell’arachide

Tiziano Scarpa

Se dovessi scegliere il mio totem fra gli esseri viventi, non avrei dubbi: sarebbe certamente l’arachide. Scommetto che pochi di voi sanno come fruttifica questa pianta. I suoi fiori sono umili: non retoricamente, ma humiles alla lettera, perché si interrano scavando nel suolo per formare il baccello e fruttificare. Così prendono il meglio della vita: una fase all’aperto, al sole, al vento, alla pioggia, e un’altra rintanati al chiuso, nella concentrazione del lavoro. L’arachide per me è un esempio vivo, un talismano che mi dà slancio e lena in questi giorni di reclusione.

pubblicato da t.scarpa
in terrestri il 3 aprile 2020




«Io non sono un comico…»

Riccardo Burgazzi

Tra satira feroce e ostentato intimismo. Breve panoramica sulla stand-up comedy.

Man mano che ci si avvicina ai nostri giorni la “finzione teatrale” a cui si appellava Lenny Bruce è sempre meno percepibile: se l’uso della prima persona è connaturato allo stile della stand-up comedy, i temi proposti si fanno sempre meno “sociali” e sempre più “personali”.

pubblicato da l.cristiano
in in teoria il 2 aprile 2020




La sospensione della creatività

Romolo Bugaro

«In queste settimane o mesi non è soltanto impossibile scrivere del virus. È impossibile scrivere di qualsiasi cosa. [...] Il gesto della scrittura, o meglio il suo esito, hanno bisogno di esser destinati ad un luogo, vorrei dire di essere posati sopra una qualche superficie. [...] Ebbene oggi manca appunto lo spazio o la superficie per posare l’esito della scrittura, situazione del tutto inedita e senza precedenti, io credo, addirittura in tempo di guerra».

pubblicato da t.scarpa
in in teoria il 1 aprile 2020




La webcam del Tsavo East National Park

Tiziano Scarpa

Un’altra poesia pandemica.

pubblicato da t.scarpa
in emergenza di specie il 1 aprile 2020




Leere Stadt

Piera Ghisu

«Eccomi qua, caro ultimo gradino. Chi lo avrebbe mai detto? Pensavo che non sarei mai più uscito dalla porta d’ingresso, che non avrei attraversato il cortile, varcato la soglia del portone.»

pubblicato da j.costantino
in racconti il 1 aprile 2020




Cartesio

Mario Andrea Rigoni

Cartesio ritratto da Frans Hals (1649, dettaglio)

Una poesia dalla raccolta inedita Colloqui col proprio demone.

pubblicato da j.costantino
in poesia il 1 aprile 2020





Lettera dal Messico

Marco Perilli

«Imporre norme draconiane, che molti non capirebbero nemmeno; fermare l’economia sommersa, il lavoro nero, alla giornata, che coinvolge una gran parte della popolazione: cosa costerebbe di più al paese, alla gente, al futuro?» La testimoninanza di uno scrittore italiano da Città del Messico.

pubblicato da t.scarpa
in emergenza di specie il 31 marzo 2020




Storie di reclusione #1: il guardiano del faro di Ventotene

Tiziano Scarpa

In questi giorni di reclusione in casa, mi sono tornate in mente alcune storie che ho scritto in versi rimati, e che parlano proprio di eremiti e caratteri monacali: esseri umani, e non solo. Da Una libellula di città, ecco la storia di un uomo che va a vivere sulla cima di un faro; suo malgrado, verrà travolto da un evento inaspettatamente avventuroso.

pubblicato da t.scarpa
in emergenza di specie il 31 marzo 2020




Paura da morire

Jonny Costantino

Non ho paura e non me ne vergogno. Lungi da me, con quest’outing, mettermi dalla parte del giusto. Semplicemente mi faccio portatore, non saprei quanto sano, di una possibilità e un diritto: la possibilità e il diritto di non avere paura. Non avere paura in un momento in cui avere paura si dà quale imperativo socio-antropologico. Un momento in cui pare si possa partecipare al dibattito pubblico solamente a partire dalla condivisione della paura, almeno in una delle sue tante declinazioni. Paura pura. Per sé, per i propri cari, per la collettività. Paura della paura. Paura di non avere paura. Paura di non fare paura alla paura, nella più maschia delle ipotesi. Paura paura paura. E se uno invece non ha paura? Se uno, anche sforzandosi, non riesce a farsela venire, la paura?

pubblicato da j.costantino
in emergenza di specie il 30 marzo 2020




Un qualche significato

Samir Galal Mohamed

«L’isolamento lo ingentiliva, la solitudine lo aveva reso più affabile. Pensava a sua madre, distante pochi chilometri, e al giardino della casa di famiglia. Il sole filtrava dalla zanzariera; i libri non rispondevano più. Era malato, e gravemente».

pubblicato da t.scarpa
in terrestri il 30 marzo 2020




Lettera al Signor Virus

Antonio Moresco

"Il Colosso" (1808) di Francisco Goya

Caro amico,
mi è venuto l’impulso di scriverti, così come posso, con le povere parole che usiamo noi umani, anche se non sono sicuro che ti potranno raggiungere.

pubblicato da j.costantino
in terrestri il 28 marzo 2020




Altre due o tre cose sulla pandemia

Tiziano Scarpa

1. Quanto potere ha il governo. 2. La riscossa dei media centrocratici. 3. Dopo.

pubblicato da t.scarpa
in terrestri il 27 marzo 2020




Formicheedio

Anita Soverini

«Da qualche anno è in gestazione il primo saggio pensato e realizzato come un ipertesto. Se fosse pubblicato sarebbe un volumone da mille pagine, ma quella cartacea non è la sua unica forma possibile. Ogni pagina è infatti un elemento a sé, connesso agli altri da una rete di rimandi e collegamenti, come i neuroni del nostro cervello.»

pubblicato da j.costantino
in libri il 27 marzo 2020




Regie senza films

Luigi Socci

Una poesia dalla nuova raccolta edita da Elliot.

pubblicato da t.scarpa
in poesia il 26 marzo 2020




L’inferno della pioggia

Tiziano Scarpa

Nel 2004, il Corriere della Sera mi chiese una lettura del VI canto dell’Inferno. La ripropongo oggi, in occasione del “Dantedì”, per l’anniversario del 25 marzo 1300, giorno in cui il personaggio Dante intraprende il suo viaggio nell’oltretomba.

pubblicato da t.scarpa
in emergenza di specie il 25 marzo 2020




Appunti di grazia e bulimia postcoloniale

Tobia Wilson Iacconi Gabbriellini

D’estate si mangia pesce. Il sole costiero brilla alto nel cielo, gli abusi edilizi quasi non fanno ombra. Sul mare placido e materno planano barche a vela di ultima generazione: la località turistica è bianca e impenitente. Il mondo sta per finire ma il pranzo sta per iniziare. La temperatura è gradevole, i tessuti chiari e freschi, gli Aperol spritz rifrangono i raggi di sole e il chiostro è un caleidoscopio arancione.

pubblicato da t.w.iacconi gabbriellini
in racconti il 24 marzo 2020



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