«Diciamo dunque che, se ogni cosa diventa naturale all’uomo
allorché vi si abitua, solo resta nella propria natura colui che desidera
soltanto le cose semplici e non adulterate. Perciò la prima causa della servitù
volontaria è l’abitudine. Ecco cosa succede ai cavalli più ardimentosi, che
all’inizio mordono il freno e poi ci giocano, e come poco prima ricalcitravano
sotto la sella, così ora si pongono da sé sotto la barda e tutti fieri si
pavoneggiano sotto l’armatura. Gli uomini dicono che sono stati sempre sudditi,
che i loro padri hanno vissuto così. Pensano che sia loro dovere patire il
male, se ne convincono tramite gli altrui esempi e consolidano essi stessi
nella durata il possesso di coloro che li tiranneggiano.
Ma in verità gli anni non danno mai il diritto di nuocere,
anzi accrescono l’ingiuria. Ve ne sono sempre alcuni, meglio nati degli altri,
che sentono il peso del giogo e non possono impedirsi di scuoterlo, che non si
abituano mai alla sottomissione e che, come Ulisse cercava per terra e per mare
di rivedere il fumo di casa sua, si guardano bene dal dimenticare i propri
diritti naturali, le proprie origini, il proprio stato iniziale, e si
affrettano a rivendicarli in ogni momento. Costoro, avendo l’intelletto chiaro
e lo spirito perspicace, non si accontentano come gli ignoranti di vedere ciò
che sta ai loro piedi senza guardare né indietro né davanti. Si rammentano
delle cose passate per giudicare il presente e prevedere il futuro. Sono
costoro che, dotati per natura di una mente ben fatta, l’hanno ancora ulteriormente
affinata con lo studio e il sapere. Quand’anche la libertà fosse interamente
perduta e bandita da questo mondo, costoro se la figurano, la sentono nel
proprio spirito e l’assaporano. E la servitù li disgusta, per quanto abilmente
la si camuffi.
Il gran Turco si è ben reso conto che i libri e il pensiero
donano più di ogni altra cosa agli uomini il sentimento della loro dignità e
l’odio verso la tirannia. Capisco come, nel suo paese, non vi siano quasi
sapienti, né li si cerchi. Lo zelo e la passione di quelli che sono rimasti,
malgrado le circostanze, devoti alla libertà, restano generalmente senza
effetto, quale che sia il loro numero, perché non possono comunicare. I tiranni
sottraggono loro ogni libertà di fare, di parlare e quasi di pensare, ed essi
vivono isolati nei propri sogni.»
Étienne de La Boétie, Discorso sulla
servitù volontaria, 1549.
Di La Boétie si è già parlato qui.