«In questa storia, si usano le parole per nascondere quel che è
accaduto e ancora può accadere. Si dice: Raffaele era un bullo. Non lo
era. Si dice: è un delinquente. Non lo era. Si dice: è solo una mela
marcia, è un caso isolato. È falso che sia la sola mela marcia del
cesto, il caso non è isolato ma addirittura, nella sua assurdità,
ordinario. Si dice: la politica non c'entra. E invece, c'entra, eccome,
se politica è l'odio per il diverso, se politica è un'ideologia diffusa
là fuori che
legittima chi vuole liberarsi di chi non è uguale a te, per colore
della pelle, per convinzioni, per religione, per la lunghezza dei
capelli. Tutto questo ha un nome: razzismo, xenofobia. Se si usano le
parole appropriate, le ragioni della morte di Nicola - e di quel ha
combinato Raffaele con i suoi amici - saranno evidenti. È quel che
dovreste fare: chiamare le cose con il proprio nome.
»
(Giuseppe D'Avanzo,
"Raffaele e le anime nere di Verona. Educazione di un neonazista", La Repubblica, 08/05/08.)