A Milano sgomberano l’ennesima baraccopoli di disperati, tra
i soliti commenti nazisti della gentaglia di merda che – non so spiegarmi come
– ha sostituito negli anni i milanesi originali con dei cloni
antropologicamente degenerati.
Mentre la sindaca latita, probabilmente occupata a smaltire
la sbornia di godimento (quello permesso dalla Chiesa, per carità d’Iddio) per
la valanga di soldi che arriveranno ai suoi amici con l’Expo 2015, il
vicesindaco in giacca cravatta e orbace fa piazza pulita – anzi Bovisa pulita –
di rom.
Sono centinaia. La maggior parte di loro ha un lavoro. Alcuni, addirittura, un
lavoro regolare! Gli altri no, continuano a lavorare in nero nei cantieri delle
nostre belle piramidi. Ovviamente ci sono vecchi, malati, bambini, donne
incinte.
In un paese per esseri umani, uno direbbe: toglierli dalle
miserabili bidonville in cui vivono è doveroso. Non per gli abitanti del
quartiere, ma per gli abitanti delle bidonville.
Ma non funziona così, perché evidentemente non siamo un
paese di umani (infatti a mio modesto parere siamo un paese di merda).
Funziona in un altro modo: arrivano i birri, arrivano le
ruspe. Non ci sono ulivi da sradicare e le donne non urlano in arabo, ma in
sostanza la scena l’avete già vista ripetersi altrove. Le ruspe schiacciano le
baracche con dentro quaderni e libri di scuola, vestiti, biberon, bambole,
biro, pettini, pantofoline. Gli occupanti finiscono in mezzo alla strada. In
senso letterale. Gente che ha figli piccoli e un lavoro, la cui unica colpa è
non possedere una casa, da un momento all’altro si ritrova senza nemmeno una
tettoia sopra la testa. Dove dormirà? Dove pisceranno i suoi bambini? Cazzi
loro.
Siccome, a quanto pare, i poveri si ostinano a non voler
sparire dalle nostre belle città piene di
boutique e polveri sottili,
se ne andranno da qualche altra parte, in qualche altro quartiere di periferia,
incontro a qualche altro comitato di residenti. Fino al prossimo sgombero.
L’altro giorno ne ho incontrato uno, di quegli ottocento
baraccati della Bovisa. Aveva tre figli piccoli, gli occhi azzurro scuro, una
faccia che sembrava scolpita nei millenni. Stava cercando di raccogliere trenta
euro per comprare una tenda.
Bene. Cioè, male.
La Milano che produce PIL, s’e già detto, gode. L’Expo 2015
è una manna dal cielo per i cosiddetti
“costruttori”
che magari fino a domenica scorsa navigavano in
acque molto cattive.
La Milano delle pecore e degli schiavi al lavoro vegeta come
al solito e sugli elastici delle labbra, pronta a scattare, porta sempre almeno
una pietra appuntita.
La pietra del razzismo e del linciaggio.
Si è alzata solo una voce di protesta. Di chi mai sarà stata
questa voce così controcorrente? Dei compagni? No, quelli stanno
schisci,
come si dice qui. Ci sono le elezioni, vorrai mica scontentare l’elettorato
potenziale?
No, no, era la voce della
curia.
Inspiegabilmente, a Milano l’arcivescovo si occupa di poveri più che dei gay:
probabilmente in Vaticano non se ne sono ancora accorti. Quando se ne
accorgeranno saranno dolori. Fuori Tettamanzi, troppo
comunista, dentro
qualche Bagnasco o qualche Cafarra.
Dunque succede che a Milàn i preti facciano discorsi non
dico di sinistra, ma improntati a un
minimo sindacale di buonsenso e di umanità:
«La legalità è sacrosanta. Ma l’impressione è che qui si
stia scendendo abbondantemente sotto i limiti stabiliti dai fondamentali
diritti umani, che imporrebbero, insieme allo schieramento delle forze
dell’ordine in atteggiamento antisommossa, qualche tanica d’acqua, del latte
per i più piccoli, un presidio medico, qualche soluzione alternativa per i
bambini, i malati, le donne in gravidanza. (…) C’è da augurarsi che il clamore
e i festeggiamenti per la grande opportunità conquistata con l’Expo 2015 non
diventino il paravento e il pretesto per nascondere o spostare un metro più in
là, i drammi di questa città».
Così si è espressa la curia, a proposito dello sgombero alla
Bovisasca.
Ma si sa che per la destra i preti son buoni solo quando si
interessano di finocchi e aborti: altrimenti se ne vadano affanculo in Africa,
in qualche Korogocho piena di negri.
Prodigiosa, per esempio, è la
risposta alla curia di
D***ela Santanc**, una donna che dell’ossimoro (lotta contro i consumatori di
coca e frequentazione assidua del Billionaire) ha fatto una ragione di vita.
Puro cabaret dell’assurdo. Purtroppo non c’è niente da ridere:
«Ieri per i diritti dei no global, oggi per quelli dei rom,
il cardinale Tettamanzi non si smentisce purtroppo mai e meno male però che
tanti pastori della Chiesa si battono per la sicurezza degli italiani» (
qui
tutto l’articolo).
Il “mio” gagliardo vicesindaco, invece, forse memore del
maschio e ferrigno motto mvssoliniano, se ne frega.
Riporto il virgolettato a imperitvra memoria:
«…Non c’è stata violazione dei diritti umani. Perché
dobbiamo pensare ad alternative a chi occupa abusivamente un’area?»
Già, perché? Forse perché siete una cosiddetta istituzione
pubblica di un paese (sulla carta) civile e
democratico? Forse perché è preciso compito e dovere delle istituzioni
affrontare con umanità i problemi dei più disagiati?
No, ci mancherebbe. Scherziamo? Il Comune è un ente privato,
la
Comune di Milano S.p.A., mica un’associazione caritativa. Il suo
compito è la gestione degli interessi dei suoi azionisti: commercianti, banche,
palazzinari. Insomma, dei proprietari dei mezzi di produzione e in generale dei
cittadini dotati di un reddito adeguato.
*
Quando sul tram o sul metrò sale qualche violinista zingaro,
le sciure perbene si lamentano ad alta voce. Ah, quanto si capisce come
desidererebbero tanto avere un dvcetto o un Führerino cui delegare la
liquidazione del lumpenproletariato! Non desiderano altro, si capisce da come
si vestono, da come piegano la bocca, dal tono dei commenti, da tutta la loro
faccia di merda.
Ma anche i loro figli e nipoti sono inguardabili e
inascoltabili. Spiace dirlo, perché se c’è una cosa che ho sempre detestato
sono i tromboni pieni di risentimento per la gioventù mancata o perduta. Spiace
dirlo ma basta guardarsi intorno per capire che oggi i ragazzi sono sottoposti
a un lavaggio del cervello disumanizzante come mai prima, per intensità e
pervasività. Generazioni di pirla incattiviti, ottusi, educati a obbedire e a
non farsi domande si susseguono l’una dietro l’altra. Le tare della coscienza
passano di padre in figlio, di madre in figlia.
*
Meglio tardi che mai?
La Commissione per le libertà civili e la giustizia del
Parlamento europeo si è svegliata e finalmente ha certificato che i Centri di
Permanenza Temporanea (CPT) sono un’aberrazione antidemocratica e indegna di un
paese civile:
qui.
In sostanza il nostro Paese ha legalizzato i Lager. Ma, a
quanto pare, non frega niente a nessuno. Anzi, probabilmente una bella fetta di
opinione pubblica ne vorrebbe di più, e più
cattivi. Che stiano
tranquilli: il B*rlusca ha promesso che sarà fatto.
*
Non parlerò della nuova
trovata
della giunta fiorentina di centrosinistra, tanto ne avrete già letto o sentito
parlare alla tele.
Basta, mi sono rotto i coglioni. Mi viene lo schifo, a furia
di scrivere di queste cose.
Basta basta basta.