Gli scrittori-scienziati
Antonio Moresco
Mi capita
sempre più spesso di leggere libri “scientifici” (e collocati in libreria nel
settore “Scienze”) che -oltre a essere straordinariamente interessanti e
avvincenti per i loro contenuti- hanno anche forza letteraria, chiarezza
argomentativa, forma, tenuta, capacità di descrivere in modo irradiante i corpi
viventi e i fenomeni, addirittura invenzione e veggenza superiori a gran parte
dei libri “letterari” o “di genere” in circolazione in questi anni.
Gli scrittori
pensano che organizzare una narrazione intorno a dati sociologici, psicologici
o di altro tipo, oppure a una piccola e orizzontale concatenazione di fatti
precostituiti sia di per sé più difficile e di maggiore valore che organizzarla
intorno a osservazioni e scoperte di tipo scientifico o di altro tipo. Non è
così. Pensano che organizzare una narrazione romanzesca utilizzando residui di
una visione del mondo ferma alle conoscenze di secoli fa sia più difficile che
avventurarsi invece -anche narrativamente- nella scoperta, nella decifrazione e
nell’invenzione del mondo. Non è così.
Non che non ci
siano anche oggi libri “letterari” buoni (ho appena letto, ad esempio, Verderame,
l’ultimo, felice romanzo di Michele Mari). Ma non sono molti. La gran
parte dei libri “letterari” gioca con scampoli narrativi riciclati, con
strutture di intrattenimento riciclate, neppure lontanamente attraversate dalle
conoscenze e dalle vertigini che ci vengono in questi anni dalla biologia,
dall’astrofisica, dalla neurobiologia, dalla genetica... come se gli scrittori
e i loro lettori vivessero in un piccolo mondo finto che per convenzione viene
accettato come vero, dove tutti i movimenti della vita sono di convenzione. Come
se diversi secoli fa, dopo la scoperta della sfericità della Terra e del suo
essere un satellite del Sole e non viceversa, gli scrittori avessero continuato
come se niente fosse a costruire le loro narrazioni senza tenerne conto e
stando dentro le loro rassicuranti autorappresentazioni.
Non sto ponendo
un problema di semplice sovrapposizione informativa o di “aggiornamento”, non
sto dicendo che i libri costruiti su precedenti conoscenze o illusioni di
conoscenze smettano per questo di parlarci oggi. Ci sono libri scritti mille anni
fa o anche prima dove gli dei dirigono le traiettorie delle lance o uomini
salgono attraverso i cieli sovrapposti come gli strati di una cipolla che ci
arrivano ancora oggi con tutta la loro verità e proporzionale potenza, perché
stavano dentro i saperi e le illusioni di ieri con tale profondità e pienezza
da sfondarne i confini e connettersi con tutto il resto e con tutti i tempi.
La gran parte
degli scrittori di oggi crede di potersela cavare così, stando dentro una cosa
diventata un piccolo genere, con una concezione della vita, della nostra
struttura corporea e mentale e della sua collocazione nel resto del mondo e
dell’universo riciclata in modo asfittico -quando va bene- dall’ Ottocento, che
non sta in modo proporzionale dentro le conoscenze e le illusioni di oggi, ma
in quelle disattivate dell’altro ieri. Come siamo fatti, in che ambiente siamo
immersi, in che universo o in che universi, come si continuano a duplicare le
nostre cellule e le nostre strutture genetiche, qual è la struttura intima
della materia, che rapporti possono darsi tra i corpi nel loro breve giro di
specie ecc ecc… Allo scrittore letterario di vario tipo di oggi non interessa.
Continua a riscrivere, in modo sempre più indebolito, parodistico e
superficialmente aggiornato, il solito vecchio romanzetto riciclando in modo
industriale trame, strutture e modelli che ci vengono dal passato, senza avere
neppure più la stessa proporzionalità e la stessa potenza di scoperta e
invenzione dei grandi scrittori di ieri, che sono stati in grado di
attraversare il tempo e lo spazio.
Anche nel
passato gli scienziati -coloro che hanno narrato la scoperta e l’invenzione
umana su questo microscopico pianeta nel cosmo- sono stati spesso scrittori
notevoli, come Galilei e tanti altri. Nell’Ottocento e nel Novecento c’è stata
una fioritura di scrittori-scienziati (Darwin, Freud…) che devono anche alla
tenuta e alla robustezza delle loro narrazioni il posto che hanno conquistato
nel mondo.
Riporto di seguito
brani tratti da alcuni di questi libri, recentemente letti, per mostrare
l’efficacia e la forza anche letteraria della loro prosa:
“Vicino a
Fernando Noronha il mare emetteva lampi di luce. L’aspetto era molto simile a
quello che ci si potrebbe attendere da un grande pesce che si muovesse
rapidamente in un fluido luminoso. (…) Ho già fatto notare che il fenomeno è
molto più comune nei paesi caldi che non in quelli freddi e ho pensato qualche
volta che uno stato elettrico alterato dell’atmosfera fosse molto favorevole
alla sua comparsa. Certamente credo che il mare sia più luminoso dopo alcuni
giorni di tempo più calmo del solito, durante il quale periodo esso brulica di
animali vari. Osservando che l’acqua carica di particelle gelatinose è in uno stato
impuro e che l’aspetto luminoso è prodotto in tutti i casi comuni
dall’agitazione del fluido a contatto con l’atmosfera, sono portato a
considerare che la fosforescenza sia il risultato della decomposizione di
particelle organiche, processo mediante il quale (si sarebbe quasi tentati di
chiamarlo una specie di respirazione) l’oceano si purifica.”
Charles Darwin,
Viaggio di un naturalista intorno al mondo, Giunti.
“Nel
microcosmo batterico la competizione per il controllo delle risorse
dell’ambiente non si limita a una competizione tra differenti specie
batteriche. I batteri costituiscono essi stessi un ambiente e una risorsa per
una moltitudine di organismi viventi di una dimensione ancora più piccola della
loro, virus (batteriofagi –etimologicamente: ‘mangiatori di batteri’) e
plasmidi. Sono minuscoli microbi che rappresentano la forma ultima, estrema,
del parassitismo. Non sono cellule ma soltanto piccoli nastri di Dna, piccole
biblioteche di geni avvolte in un involucro di proteine. I virus e i plasmidi
non possono perennizzarsi se non a condizione di invadere e abitare cellule. E’
dalla capacità che dimostrano di invadere i batteri -e di perennizzarsi in
essi- che dipende il loro viaggio attraverso il tempo. Sono i batteri che,
soli, possono effettuare lo sdoppiamento dei loro geni e fabbricare -a partire
dalle informazioni contenute in questi geni- l’involucro di proteine che li
avvolge. Così, alla lotta tra le colonie batteriche per il controllo delle
risorse ambientali, si sovrappone una battaglia tra virus, plasmidi e batteri
per il controllo delle cellule batteriche.”
Jean Claude
Ameisen, Al cuore della vita (il suicidio cellulare e la morte creatrice),
Feltrinelli.
“Così anche lo
spettacolo dell’argo in amore ci pone di fronte al fatto che qui l’intera
tipologia dell’uccello -la sua forma ornitologica di fasanide- in determinate
condizioni interne ed esterne si trasforma in qualcosa di completamente
diverso, in un essere otticamente e acusticamente nuovo, che in questa nuova
veste rappresenta con molto maggiore pregnanza il valore proprio della sua
specie, vivendolo, per così dire, in immagine davanti ai sensi ricettivi di un
altro individuo della stessa specie.”
Adolf Portmann,
Le forme viventi, Adelphi.
“La mia
preoccupazione riguarda un altro tipo di errore: la credenza che il
comportamento intenzionale debba avere una causa lineare. Questa è
semplicemente un’illusione, un miraggio mentale, un istinto che fa cilecca.
Peraltro, si tratta di un istinto utilissimo: proprio come l’illusione di
vedere una scena in tre dimensioni sullo schermo televisivo, quando in realtà
sto osservando un’immagine bidimensionale. La selezione naturale ha fornito alla
nostra mente la capacità di rilevare l’intenzionalità negli altri per meglio
prevedere le loro azioni. A noi umani piace la metafora della causa e
dell’effetto come mezzo per capire la volizione. Ma si tratta comunque di
un’illusione: la causa del comportamento va ricercata in un sistema circolare,
non lineare.”
Matt Ridley, Il
gene agile, Adelphi.
“Da adulto a
Panama ho fatto un passo di lato e ho contemplato l’equivalente del Nuovo Mondo
di quelle formiche scacciatrici che da bambino avevo tanto temuto in Africa, un
fiume crepitante che scorreva accanto a me. Un’ora dopo l’altra le legioni continuavano
a passare, camminando non solo sul terreno ma anche sul corpo delle compagne
mentre io attendevo che comparisse la regina. Infine essa arrivò e la sua era
una presenza imponente. Era impossibile vederne il corpo. Si manifestava solo sotto
forma di un’onda di frenesia delle operaie, una ribollente palla peristaltica
di formiche. La regina si trovava da qualche parte nel mezzo di una palla
ribollente di operaie, mentre tutto attorno a essa uno schieramento massiccio
di soldati fronteggiava minacciosamente il mondo esterno con le mandibole
spalancate, pronti, ciascuno di essi, a uccidere e a morire in difesa della
regina. (…) Non riuscii mai a vedere la regina, ma sapevo che da qualche parte,
all’interno di quella colonia ribollente, c’era lei, la banca dati centrale, il
ricettacolo del Dna principale dell’intera colonia. Quei soldati con le
mandibole spalancate erano pronti a morire per la regina non perché amassero la
loro madre, non perché fossero stati allevati negli ideali del patriottismo, ma
semplicemente perché il loro cervello e le loro mandibole erano stati costruiti
sulla base delle istruzioni da geni stampati nella matrice principale contenuta
nella regina stessa.”
Richard
Dawkins, L’orologiaio cieco, Mondadori.
“Se gli uomini
riusciranno a sfuggire all’impatto di un bolide gigante, all’espansione del
Sole o, ancora, all’esplosione di supernovae vicine, saranno per questo al
sicuro? L’espansione dell’Universo è ovviamente frenata dalla gravitazione,
poiché tutte le masse si attirano tra loro. Vi sono dunque due soluzioni. O vi
è sufficiente materia nell’Universo perché l’espansione un giorno si arresti e
l’Universo nel suo insieme si contragga per vivere un Big Bang all’inverso -un
Big Crunch direbbero gli astronomi angolassoni- oppure l’espansione è infinita.
O finiremo nel calore e nel fuoco, oppure nel freddo e nel gelo! Nel primo
caso, quando l’espansione si arresterà, la luce delle galassie si sposterà
verso il blu, invece di trovarsi spostata verso il rosso come attualmente si
osserva. Comincerà una contrazione dello spazio simmetrica all’espansione che
l’ha preceduta. Questa contrazione comprimerà le onde elettromagnetiche della
radiazione, la cui temperatura, essendo tanto più elevata quanto più è corta la
lunghezza d’onda, crescerà. Quando essa sarà a buon punto, la temperatura della
radiazione diverrà persino superiore a quella dei pianeti! Il calore ‘cadrà’
dallo spazio su un pianeta, invece di venire liberato verso l’esterno.
Rapidamente, ogni forma di vita finirà cotta! Aumentando ancora la temperatura,
le stelle stesse riceveranno energia dallo spazio invece di irradiarvela,
diverranno instabili e andranno in frantumi. Poco tempo dopo, la materia stessa
scomparirà per lasciare il posto alla sola radiazione. Noi tutti finiremo, tra
qualche migliaio di miliardi di anni, sotto forma di radiazione. Questa durata
dipende ovviamente dalla densità stimata dell’Universo: risulta tanto più corta
quanto più la densità è grande. Ci si può chiedere se la storia ricomincerà da
capo, con un altro Big Bang seguito da questo Big Crunch.”
André Brahic, Figli del
tempo e delle stelle, Bollati Boringhieri.
Pubblicato da a.moresco il 05-11-07
il richiamo della foresta