Inferno Snia # 2
Giovanni Giovannetti
Le mani sulla città
Lo hanno già deciso da molto tempo, ben prima dell’emergenza Rom: il
sindaco vuole abbattere la parte monumentale dell’ex fabbrica, in
deroga ai vincoli che pone il Piano regolatore generale di Vittorio
Gregotti – che ne prevede il recupero – e in spregio alla storia
industriale della città. Il Piano integrato di intervento per la Snia
prevede la demolizione: da due anni lo si trova in internet, nel sito
di Risanamento spa, gruppo Zunino, uno dei proprietari dell’area,
nonostante i vincoli del Piano regolatore è scomparsa la fabbrica
(vogliono mantenere solo il muro esterno e la torre lungo viale
Montegrappa): dai due lati di una strada alberata si affaccerà una
estesa area commerciale.
Dunque i Rom non c’entrano, anzi ne sono le vittime, perché sono
l’appiglio che giustifica le ruspe. Chi ci guadagna? Non la città, che
perderebbe la sua più preziosa traccia di cultura materiale
novecentesca. Ci guadagnerebbero i proprietari dell’area, che
vedrebbero aumentare esponenzialmente la rendita dei suoli. I detentori
sono più d’uno: fra gli altri, la Tradital di Luigi Zunino. Buona parte
degli edifici storici sorgono sull’area appartenente al gruppo Zunino
(47.700 mq su 171.000; la Tradital costruisce centri commerciali). Chi
è Zunino? È il “Berlusconi rosso”, vicino a Massimo D’Alema e Antonio
Bassolino (Diesse, ora Partito democratico) e possiede un patrimonio
immobiliare di 5 miliardi di euro. Zunino è anche in affari con Danilo
Coppola, detto “er cash” (in prigione per bancarotta, associazione a
delinquere, riciclaggio e appropriazione indebita) e con Giuseppe
Garofano detto “il cardinale”, già stratega della Ferruzzi-Montedison,
condannato per la maxi-tangente Enimont.
Le intenzioni di proprietà e Comune sono chiare, almeno a partire dal
settembre 2005 tre mesi dopo l’insediamento della Giunta Capitelli:
criminalizzare i Rom per poi invocare «l’ordine la sicurezza e la
legalità»; distruggere la storica fabbrica, far lievitare la rendita
dei suoli e utilizzare una parte dell’area per costruire un centro
commerciale, camuffato dal frazionamento. Ma per loro c’è il problema
dei vincoli e per risolverlo hanno evocato il pericolo di crolli. Il 19
luglio 2007 il sindaco è andato molto oltre i suoi poteri e ha ordinato
lo sgombero e l’abbattimento di uno dei 4 fabbricati sotto tutela.
Per l’urbanista Gregotti si tratta di fabbricati dal rilevante valore
storico e architettonico; per la sindaca Diesse sono solo «capannoni da
abbattere»!
Gli attacchi al patrimonio di tutti non si fermano alla Snia, perché
stanno edificando su ogni zolla libera della città. Un comitato
d’affari ramificato sta consumando territorio (un bene non
riproducibile), peggiorando radicalmente il tessuto socioeconomico di
paesi e città, a Pavia e altrove, cambiando la nostra vita, con
l’inutile costruzione di ipermercati e quartieri dormitorio per ricchi.
Chi ne ricaverà vantaggi? Ogni posto di lavoro in un ipermercato ne
costa 4 nei negozi di vicinato che chiudono, con gravi disagi per
tutti, i particolare per le persone anziane. Politici incapaci e
affaristi rapaci vengono a dirci che tutto questo porterà vantaggi
perché i prezzi caleranno. Chiudono i negozi sottocasa, peggiora la
qualità della vita: ancora una volta a guadagnarci non sono i cittadini.
Ora vogliono costruire un enorme ipermercato a Borgarello, a 4
chilometri da Pavia. Legambiente ha annunciato che lotterà «con ogni
mezzo consentito per impedire lo scempio», e noi con loro. Sarebbe
stata gradita altrettanta durezza nell’affrontare lo «scempio» dell’ex
area Fiat, nel parco Visconteo, di fronte al parco della Vernavola,
avviata a diventare un ipermercato Carrefour-Gs da 11.000 mq e lo
«scempio» delle continue varianti al Piano regolatore, che hanno
trasformato in suolo edificabile centinaia di migliaia di mq di terreno
agricolo, nonostante il decremento demografico, grazie al sistematico
voto favorevole degli iscritti a Legambiente che siedono in Consiglio
comunale (il sindaco Capitelli: «Per il boom edilizio non posso che
essere felice»).
Resta la pratica Snia, che prevedeva 3000 mq destinati a commerciale:
ora sono diventati 9000, ma le carte della proprietà ne adombrano molti
di più. Il “partito del mattone” vuole buttare giù tutto, anche le
cornici dentellate, anche gli ornamenti e le archeggiature in cotto
dipinto. Legambiente dica la sua anche su questo esempio della «crisi
della politica e delle istituzioni» e di tutela del bene comune.
La destra italiana manovra attraverso l’inganno dell’immaginario.
Purtroppo, le cose non migliorano a sinistra: un sindacato che rincorre
la piccola borghesia; i partiti che mutuano i contenuti della destra
(servendosi di un linguaggio falsamente progressista che vuole
allontanare il significato dal significante) o che navigano dentro
l’orizzonte autoreferenziale dell’interesse particolare.
Da molto tempo la politica ha smesso di governare l’economia (è vero il
contrario), incapace com’è di affrontare persino i problemi più
modesti. E domani? Domani sarà venti cento mille volte peggio. Entro
qualche decennio l’annunciato scioglimento dei ghiacci provocherà
l’innalzamento dei mari e migrazioni di dimensioni bibliche. Le
emergenze future porranno il tema della sicurezza sempre più al centro
della scena: destra e sinistra non c’entrano; c’entrano invece
responsabilità e buonsenso. Cosa farà la politica? Si attrezzerà e
governerà questi inediti conflitti o, come a Pavia, li ridurrà a un
«problema di ordine pubblico» da risolvere con l’intervento della
Polizia e dell’Esercito, e con la deportazione dei “nuovi miserabili”?
Per la politica non c’è via d’uscita: o ritrova una ragion d’essere o
abdica, e lascia il campo all’opzione militare. Il dilemma, enorme, si
lega al futuro della democrazia.
Nel luglio scorso, ad una riunione de «Il primo amore», Antonio Moresco
ha lanciato un’idea provocatoria: togliamo la maschera a questa
politica e cediamo la scena ai veri governanti: alle prossime elezioni,
sulla scheda elettorale si stampino i simboli della Massoneria, del
Vaticano, della Confindustria, dei Servizi segreti e dell’Esercito. A
quelle locali basterà aggiungere il logo di qualche palazzinaro.
Comandano loro. Se non altro ne guadagnerebbe la chiarezza.
Pubblicato da c.benedetti il 17-08-07
democrazia