La ragazza che affronta il drago
Antonio Moresco
E’ uscito presso Einaudi Dio non ama i bambini, di
Laura Pariani. Leggo questa scrittrice fin dall’inizio. Abbiamo esordito tutti
e due nello stesso anno, il 1993, e ci siamo conosciuti subito. Negli ultimi
tempi abbiamo anche viaggiato insieme, per un paio di anni, prima
nell’Argentina continentale e poi nella Terra del Fuoco. Ed è stato proprio a
Ushuaia, nella Terra del Fuoco, che abbiamo visitato il grande penitenziario
dove è stato rinchiuso per anni, fino alla misteriosa e atroce morte, il
protagonista dell’ultimo libro di Laura, soprannominato “nano orecchiuto”,
giovanissimo serial killer di bambini, che ammazzava conficcando loro un chiodo
nella testa. Da questa terribile e scostante figura è nata in Laura l’idea di
un romanzo composito, corale, inventato, ricco e forte, pieno di corpi e di
vita. Il migliore dei suoi libri “argentini” e uno dei suoi migliori in
assoluto, quasi una summa della sua particolare sensibilità favolistica,
linguistica e umana nello scandagliare il dolore dei bambini e del mondo, la
sua più coraggiosa favola nera.
Non tutti gli
ultimi libri di Laura mi sono piaciuti allo stesso modo, ma questo è
un’impennata, è speciale. E’ il libro di una scrittrice che non indietreggia,
di una ragazza che affronta il drago. Io non lo so se i personaggi reali o
possibili evocati da questo libro erano veramente così, parlavano così,
pensavano così. E’ probabile di no. Ma, dopo avere letto questo libro, ci
sembra che non potessero essere che così, parlare così, pensare così. Quando
succede questo, vuol dire che siamo di fronte a qualcosa di raro. Questo è
segno che, attraverso il misero mezzo della parola, il miracolo
dell’incarnazione è avvenuto. In questo libro la forte impronta personale,
sentimentale e linguistica della scrittrice “sfalsa” tutto quello di cui parla,
ma proprio per questo ha la possibilità di porsi in modo proporzionale dentro e
“contro” la vita e di farne sentire la forza e il peso attraverso le pagine di
un libro. Solo così il male riesce a essere ancora dicibile. Cosa che non sarebbe
stata possibile con la stessa tridimensionalità e intensità attraverso altre
forme narrative apparentemente più “comunicative”: giornalistiche, storiche o
antiquariali. E che è invece possibile nell’invenzione artistica proporzionale,
che può sviluppare organi di senso e potenzialità mentali sopite. Esperienza che rende vuote, superficiali e
addirittura grottesche le diatribe giornalistiche autoreferenziali e funzionali
di questi anni e di questi mesi sul presunto modello unico di rappresentazione
della “realtà” e sulla capacità o meno degli scrittori italiani di farvi
fronte. Anche la “realtà” è creazione, invenzione. Per aprirla ci vuole un
movimento altrettanto creativo e inventivo. Per descrivere la sua maschera basta la denominazione. Per spaccare la sua
maschera ci vuole l’invenzione e la creazione.
Pubblicato da a.moresco il 28-05-07
il richiamo della foresta