Nella sezione
Altre letture, il mio racconto presente nel libro a cura di Giuseppe Montesano e Vincenzo Trione
Napoli assediata (edito da Tullio Pironti), che
raccoglie fotogrammi e documentazione del video degli Underworld, e testi di Maurizio Braucci, Peppe Lanzetta, Giuseppe Montesano, Antonio Scurati, Roberto Saviano, Tiziano Scarpa, Piero Sorrentino, Vincenzo Trione. Eccone alcuni brani. ________________________________________
Abbiamo raccolto le nostre cose e siamo ripartiti subito. Il mio amico guidava l'automobile, io gli sedevo a fianco. All'improvviso una deviazione ci ha impedito di continuare. La strada era bloccata, c'erano dei lavori. Dovevamo spingerci nell'entroterra. Abbiamo svoltato un po' a caso. Eravamo spaesati, non avevamo una mappa con noi. Ci siamo addentrati in una regione sconosciuta, annusando i cartelli stradali. Davanti a noi si č spalancata una pianura incrostata di schiuma edilizia.
L'immagine che mi faceva venire in mente era quella di un gigante che arriva con un'immensa carriola, si arresta, la svuota: dalla carriola scivolano gių scantinati, cubi di cemento traforato, condomėni, stanze, box, palazzine, rotolano sulla pianura e si fermano dove capita.
Il mio amico invece aveva pensato un'altra cosa: "Il piano regolatore che hanno approvato qui ha un nome: si chiama ***" e ha detto una bestemmia. Non la trascrivo, ma č facile immaginarla, č la bestemmia italiana pių diffusa. Il suo commento faceva sospettare che il paesaggio che avevamo davanti racchiudesse un segreto teologico.
In questo modo cadevo nella solita trappola. Sopravvalutavo il disordine, lo sfuocato, la casualitā della vita giudicandoli pių veri della disciplina e del sogno.
(...)
Il mio amico ha fermato l'automobile vicino a uno di quei piloni. C'era una scritta su un muro che diceva: LA MAGA STA QUA. "E se domandassimo a lei?", ha proposto indicando la scritta.
"Vuoi scherzare?"
"Mica tanto. Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo...".
"Non dire fesserie. E poi č rischioso."
"Che vuoi che sia? Mettiamo dentro la testa un attimo."
Siamo scesi dall'auto. Ci siamo avvicinati alla "casa" incastonata addosso al pilone. La catasta di scatole cementizie era fuori asse: il primo piano era pių largo del pianoterra, sporgeva da un lato di un metro. La scala esterna faceva un'ansa per aggirare quella sporgenza.
Ci siamo fatti avanti. Su un piccolo cartello era scritto: MAGA. Ci siamo scambiati un'occhiata, poi siamo saliti su per la scala. Ci siamo ritrovati di fronte una porta messa sopra l'ultimo gradino, senza terrazzino né pianerottolo. Abbiamo bussato.
Qui il racconto intero.