Il continente boreale
Antonio Moresco
Cosa sta
bollendo nella pancia dell’Europa? Che trasformazioni stanno avvenendo in
questi anni nelle sue zone gastriche e digestive? Perché non bisogna vedere
solo quello che succede nella testa dell’Europa. Bisogna vedere anche quello
che succede nella pancia dell’Europa. C’è la percezione netta che stia succedendo
qualcosa di enorme sotto i nostri occhi, qualcosa di inaspettato che non ha
ancora assunto un volto preciso e non è ancora emerso. Sono tante e tali le
cose che -nel bene come nel male- stanno bollendo nella sua pancia che non si
può prevedere cosa sarà l’Europa non dico tra cento anni ma nemmeno tra venti.
La pancia
dell’Europa
Mutamenti
geopolitici, migrazioni umane, popoli, culture, identità e religioni diverse
che si intersecano e si fronteggiano, insicurezze, paure, antagonismi -anche
ingigantiti ad arte da chi trae il suo potere dalla gestione politica e
religiosa delle identità separate e dai conflitti- slanci in avanti e frenate,
dinamismo e restaurazione, avidità, mancanza di coraggio, subalternità,
corruzione, opportunismo, egoismo, satrapie economiche, politiche e religiose,
strutture criminali divenute parte integrante delle economie continentali e
mondiali, monopolismi, erosione dei meccanismi democratici, gioco truccato
tramite il condizionamento economico e mediatico, la demagogia e il populismo,
deprogrammazione delle menti e della
loro capacità di conoscere -in mezzo all’ alluvione di informazioni e notizie-
quello che sta veramente accadendo, di valutare e decidere…
Ma anche nuovi
ordinamenti, nuove strutture, vincoli e sinergie, una moneta unica, sempre
nuovi paesi che premono per entrare, nuove, grandi, irripetibili possibilità
che si aprono per questo continente che si è dilaniato per secoli, per
millenni, in devastanti conflitti fratricidi e scontri di imperi, che fino a
ieri era spaccato in due e imprigionato in blocchi contrapposti. Paesi che sono
stati un tempo potenze continentali e coloniali e che ora devono imparare a
convivere, tutto il variegato, drammatico e creativo mondo dell’Europa
orientale che irrompe in questo spazio comune e cruciale con la sua forza
umana, la sua intelligenza, le sue attese…
Cosa nascerà da questa dinamica di forze
contrapposte? Tutta questa ressa e tutta questa speranza non potrà certo essere
tenuta unita solo raschiando il fondo del bidone delle vecchie ideologie o dei
buoni propositi, delle identità nazionali, etniche e religiose o affidandosi
alla sola dimensione economica, traformando l’intero continente in un unico
organismo monetario e di scambio, ma senza nervi, senza sangue, senz’anima e
perciò destinato in breve tempo a smembrarsi, a esplodere. Il miracolo di
forgiare un’altra possibilità e un nuovo sogno per le donne e gli uomini che
vivono su questo nostro piccolo continente all’interno del nostro piccolo
pianeta sovrappopolato, surriscaldato e stremato avrà bisogno anche di ben
altre proiezioni e di più vasti orizzonti. Tutto deve essere di nuovo ripensato
e reinventato, in modo dinamico e proporzionale alla situazione continentale e
mondiale che stiamo vivendo. Bisogna che si liberino enormi energie dormienti
che -forse- sono ancora imprigionate al suo interno.
L’esordio
dell’Europa
L’Europa
non è un’isola. E’ collegata geograficamente all’immensa Asia ed è solo uno dei
più piccoli continenti del mondo -sei, compresa la bianca Antartide-, l’unico a
trovarsi completamente compreso nell’emisfero boreale del pianeta. E’ come un
immenso promontorio, un frattale. Su questa zattera 40 mila anni fa sono
arrivati i primi uomini provenienti dall’Africa e dall’Asia occidentale, poco
prima della repentina scomparsa dell’uomo di Neandertal. Lacerazioni violente,
genocidi, guerre, nazioni che si sono formate, popoli che si sono massacrati
attraverso i secoli. Strutture dinastiche, azzardi, rivoluzioni economiche e
politiche, l’emergere di nuove classi sociali, con le loro ideologie che si
sono autorappresentate ogni volta come universali e finali. Sono nate qui nel
secolo appena trascorso due guerre mondiali, con i loro culmini di crudeltà e
delirio, distruzioni immense, stragi, Olocausto.
Come la Grecia
antica con le sue mille isole emerse dal mare Egeo, crogiolo di popoli, di
culture, di regni, anche l’Europa è stata ed è un crogiolo di popoli, di
nazioni, di lingue, di culture e di piccoli e grandi imperi. Io stesso, che vi
sto parlando in questo momento -italiano ma con un cognome che rimanda a
origini spagnole e, prima ancora, semitiche-, porto impresso nel nome una storia
di migrazioni umane, di persecuzioni, di diaspore e di lotta per la libertà e
per la vita.
Ora finalmente
esiste l’embrione di questo continente politico antico e nuovo, nato dal sogno
profetico di alcuni europei che, all’interno stesso della rovina dell’Europa
degli anni Quaranta, a volte persino nel buio di una prigione come Altiero
Spinelli ed Ernesto Rossi, hanno saputo vedere più in là e immaginare, in mezzo
al disastro, una fessura e un passaggio. “Quegli anni in quell’isola” ricorda
molti anni dopo Spinelli, riandando con la memoria all’isola di Ventotene dove
è stato imprigionato durante il fascismo “sono ancora presenti in me con la
pienezza che hanno solo i momenti e i luoghi nei quali si compie quella
misteriosa cosa che i cristiani chiamano l’elezione. Compresi che fino a quel
momento ero stato simile a un feto in formazione, in attesa di essere
partorito, che in quegli anni, in quel luogo, nacqui una seconda volta.”
Allora era di vitale
importanza oltrepassare il gioco chiuso e suicida delle ideologie e delle forze
che ci avevano portato alla guerra e trovare un superamento e una via di fuga
in uno spazio e in un orizzonte continentale più grandi. Adesso -come le
singole nazioni d’Europa di allora- è l’Europa intera che deve inventarsi e
farsi vettore di una nuova via di fuga
in un orizzonte planetario e di specie più grande.
La cruna
dell’Europa
Siamo
parte di un esperimento mai tentato prima nel nostro continente. Un’aggregazione
dinamica avvenuta non per l’esplosione dei confini di uno stato e l’annessione
di sempre nuovi popoli da parte di paesi più aggressivi e forti, ma consensuale. Per questo può essere esemplare e irradiante:
popoli, genti, razze diverse che vivono al suo interno, provenienti anche da
paesi duramente colonizzati negli ultimi secoli, nazioni che si sono combattute
nel corso del tempo sono adesso avvinghiate tra di loro in una situazione
geopolitica, epocale e di specie del tutto nuova che può essere per loro un
ultimo abbraccio tra pugili suonati che non ce la fanno più neanche a pestarsi
oppure un esordio. Mentre sempre nuove sfide, nuove prove e minacce si
affacciano e grandi imperi stanno nascendo e rinascendo in Oriente e altri,
forse, stanno declinando per la loro cecità e avidità, per non avere imparato
l’antica lezione della rana che voleva diventare grande come il sole e che, a
forza di mangiare, è scoppiata. E’ di vitale importanza che questo esperimento
riesca. E’ una partita nuova che l’Europa può giocare nel mondo.
Anche se, nel
momento di allungare il passo, i fantasmi risorgono, la pancia dell’Europa e
del mondo è sempre pronta a ripartorire i suoi vecchi fantasmi e a generarne di
nuovi. La nostra responsabilità è molto grande. L’Europa, in questo momento, è
una cruna, una cruna infinitamente sottile, un passaggio che bisogna riuscire
ad allargare, non solo per noi ma anche per il resto del mondo. Non basta
contrapporsi alle idee pericolose che perennemente nascono e nasceranno al suo
interno e nel mondo, in un rapporto speculare con esse che non fa che
perpetuarle. Bisogna inventarne di migliori e di nuove. L’Europa, che ha già
sperimentato sulla sua pelle il fallimento delle vecchie strade, può essere la
pancia dove si formano quelle nuove. Bisogna spostare l’asse dello sguardo per
poter vedere questo passaggio e questa cruna, qualcosa che dia una proiezione e
un senso a questa babele di lingue e popoli e identità. Bisogna spostare il
punto focale, allargare l’orizzonte, qui, tra questi gruppi umani aggrappati
alla zattera di questo continente che galleggia sulla massa fluida di un
piccolo pianeta che si è formato più di 4 miliardi di anni fa nella pancia del
cosmo e di cui illustri scienziati prevedono il collasso di qui a un secolo, se
questa specie avida e folle non riuscirà a rimettere in discussione se stessa e
cambiare rotta.
Cosa succederà
a quel punto, se le strutture ancora fragili dell’Europa verranno investite
dalla pressione migratoria e sociale di vaste masse umane atterrite e senza
prospettive per le mutazioni climatiche e ambientali e la crescente scarsità di
risorse?
E’ venuto il
momento che tutte queste identità e particolarità e ricchezze riescano a
superarsi in un’identità più grande, che non sia una diminuzione e un
livellamento ma, al contrario, una moltiplicazione di forze. Da questo
dipenderà il futuro non solo dell’Europa ma del mondo. Non c’è più tempo da
perdere. Devono nascere i primi embrioni di strutture continentali e mondiali
mai esistite prima, proporzionali a quanto sta veramente accadendo.
Gli amanti
d’Europa
Stamattina,
poco prima di cominciare a scrivere queste note, ho letto sul giornale una
notizia che mi ha colpito: alle porte di Mantova -la città dove sono nato- gli
archeologi hanno trovato due scheletri abbracciati che risalgono al Neolitico.
Sono quasi certamente un uomo e una donna. Tutti e due girati sul fianco, hanno
le gambe raccolte, piegate al ginocchio e incuneate le une nelle altre, si
abbracciano il collo e le spalle, le loro teste sono accostate come per un
bacio. Sono tutti e due molto giovani, un ragazzo e una ragazza -lo si deduce
dalla dentatura perfetta- sepolti faccia a faccia e teneramente avvinghiati in
un abbraccio che dura da seimila anni. Un abbraccio europeo che viene da molto
prima del Medioevo, dell’Impero Romano e di quello di Bisanzio, di Carlo Magno,
dei coraggiosi popoli scandinavi, dei vichinghi, dei normanni, degli slavi, dei
celti, dei popoli dell’Islam, direttamente dal tempo che abbiamo chiamato con
arroganza: Preistoria. Le donne e gli uomini d’Europa hanno cominciato a
soffrire e a sognare molto prima che si formassero gli imperi che abbiamo
imparato a conoscere dai libri di storia.
Chi saranno
stati quei due? Quale sarà stata la causa di quella particolare sepoltura: un
atto d’amore oppure una morte violenta, un sacrificio umano, o sono due giovani
amanti sorpresi, i Paolo e Francesca della Preistoria? Oppure sono i Romeo e
Giulietta, i Tristano e Isotta, gli Evgenij Onegin e Tatiana, i Maestro e Margherita…?
Chi vogliamo che siano? La storia si è allargata, è esplosa. Gli amanti di
Mantova sono diventati gli amanti d’ Europa. Noi tutti siamo nati da lì, da
quell’abbraccio. Sta a noi dire chi sono quei due, chi saremo tutti noi, fra
non molto.
Il più
grande cavaliere d’Europa
Mi avete
invitato qui a parlare dell’Europa, in questo spazio europeo pieno di pensieri,
di narrazioni e di sogni espressi attraverso il tatuaggio delle parole impresse
su carta. E sono uno scrittore. So bene come è stata svilita la forza
elementare e respiratoria e la potenzialità della parola scritta, in questa
epoca. Ma per me la letteratura non è quella piccola, misera cosa che è stata
fatta diventare da enormi macchine che si muovono in un orizzonte ristretto e
in una prospettiva di breve respiro, che devono livellare tutto, depotenziare
tutto, non incontrare attrito, niente che possa creare inquietudine,
incontrollabilità, pensiero. Per me quella cosa che è stata chiamata
(stupidamente e insiemisticamente) Letteratura continua a essere o a poter
essere anche apparizione, invasione, invenzione, prefigurazione, esplosione.
Può essere anche un passaggio, una cruna. Gli scrittori degni di questo nome
non sono dei servitori dello spirito del tempo e delle logiche che si
presentano di volta in volta come vincenti, non sono degli intrattenitori, dei
buffoni di corte buoni solo a svagarci un po’ nel breve tempo che ci divide
dalla nostra morte o al massimo delle innocue figure edificanti. Non lo sono
mai stati, neppure nelle epoche in cui si sono chiusi tutti gli spazi e la
parola è stato l’unico territorio sotterraneo non controllabile, irriducibile,
alieno, l’unica atmosfera, l’unico passaggio, l’unica cruna, da cui sono poi
passati in molti. Gli scrittori, gli artisti sono dei distruttori e dei
costruttori, degli esploratori, dei pensatori, degli inquietatori, dei
prefiguratori e dei sognatori. Perciò voglio finire questo intervento
sull’Europa parlando dei suoi scrittori, dei suoi artisti, dei suoi pensatori,
dei suoi scienziati e del popolo delle sue apparizioni e invenzioni.
Ecco, allora a
questo punto io mi immagino che, nel cuore della notte, quando nessuno le vede,
tutte queste figure si incontrino per le strade di questo continente boreale
che sta cercando di nascere e di rinascere. Cominciano a spostarsi a branco.
Sono tanti, un fiume di donne e uomini che si sposta di notte. Accidenti,
quanti ce ne sono! Riesco a riconoscere qualche figura qua e là: il poeta cieco
che ha guardato nel calderone genetico della vita in guerra e ha cantato
l’umanità senza pace e il coraggio senza speranza, un uomo incappucciato e col
naso adunco che, viaggiando
nell’aldilà, ci ha mostrato il mondo che abbiamo sotto gli occhi e dove stiamo
tutti vivendo, il delicato e barbarico Shakespeare, che ci ha raccontato la
storia dei due giovani amanti di Verona e d’Europa e il delirio e il sangue da
cui nascono i regni, i nostri pensatori e scienziati, Copernico, Galilei,
Newton, Darwin… che ci hanno insegnato l’indomabilità e la pazienza, il
sognatore in pensiero Spinoza, che ci ha insegnato il sereno coraggio delle persone
miti e ardenti, Leopardi e Hölderlin, con la loro disperazione e la loro sete,
che ci hanno mostrato il passaggio genetico e spirituale nella cruna e nella
prefigurazione del canto, le donne orgogliose,
estremistiche e dolci che erompono dalle pagine degli scrittori della Russia
coi suoi grandi disastri, i suoi grandi sogni e la sua grande letteratura, le
dolci e feroci scrittrici d’Europa come Emily Brontë, Virginia Woolf… il
malinconico Mefistofele, tentatore ed educatore, il ragazzo Julien Sorel, con
la sua giovinezza tradita nella tenaglia dei desideri e del mondo, il goffo,
ardito e commuovente Balzac, che ci ha fatto vedere come nascono e come
esplodono le società e i mondi… C’è anche una figura filiforme, snodata, che
però cammina con fierezza al passo con le altre. E’ il burattino Pinocchio, che
ci ha insegnato la difficile arte di cui abbiamo maledettamente bisogno in
questo momento: la metamorfosi. A poca distanza da lui c’è un insetto bionico
di nome Gregor Samsa, con un’antica mela conficcata sul dorso. E c’è anche
Raskolnikov, con la sua solitudine e la sua scure, ci sono le meteore di
Bűchner e di Rimbaud, che ci hanno insegnato l’intransigenza, la passione, la
ribellione, la delicatezza e il disprezzo. E poi Eloisa e Käthchen von
Heilbronn, che ci hanno insegnato la veggenza amorosa, e poi Puškin, che ci ha
insegnato l’eleganza di fronte alla morte, Dostoevskij, che ci ha insegnato il
tormento… E ci sono anche le figure in movimento della Ronda di notte di
Rembrandt, tutte in fila, spavalde, miracolose, evocate, con al centro la
nostra piccola bambina vestita di bianco e la sua gallina, su cui si concentra
tutta la luce del mondo, il corpo nudo di David con la misteriosa Gioconda, che
cammina con i capelli sciolti e mossi dal vento a fianco del suo coraggioso
sposo di marmo… C’è un enorme silenzio, solo una musica vaga nell’aria. Che
musica è? Da dove viene? E’ quella scaturita dagli inventori del regno psichico
della musica, da quelli che hanno strappato alla struttura intima della materia
vibrante nell’atmosfera una diversa possibilità e configurazione sonora del
cosmo. E poi tanti altri… Come si fa a nominarli tutti!
Ci siamo anche
noi nella schiera. Alla nostra testa, sul suo cavallo ondeggiante e
dinoccolato, c’è sempre lui, Don Chisciotte, il più grande cavaliere d’Europa,
il nostro comandante.
Pubblicato da a.moresco il 07-05-07