Negli
Stati Uniti Ann Goldstein è oggi una delle voci più affermate nella traduzione di
testi italiani d’autore. Lavora da molti anni nella prestigiosa redazione del «New
Yorker» e ha tradotto scrittori del Novecento e contemporanei, come Pasolini e
Manganelli, fino a Aldo Buzzi, Erri De Luca, Baricco, Calasso, Elena Ferrante o
all’imminente Piperno. Ha vinto numerosi premi per la traduzione (Pen) ed è
stata ospite lo scorso novembre della Fondazione Rockefeller, nella cornice mozzafiato
di Villa Serbelloni a Bellagio.
Le
ho rivolto alcune domande sulla presenza della nostra cultura in un paese, gli
Stati Uniti, dove si continua a tradurre pochissimo. Le risposte di Ann
Goldstein sono precise. Gli Stati Uniti sognano l’Italia, ma non sono
interessati particolarmente alla nostra cultura, anche se autori e testi
possono fare breccia (l’enorme successo di Eco). L’epoca d’oro di intellettuali
e traduttori alla Bill Weaver, a cui si devono le versioni inglesi di
Pirandello, Svevo, Moravia, Morante, Gadda, Calvino, Pasolini, Primo Levi,
Parise, Eco… è tramontata. Eppure c’è una rinascita di interesse a datare
dall’11 settembre, una maggiore apertura verso altre culture, segnali di
rinnovata attenzione anche verso la nostra letteratura. E girando tra le
librerie di New York, sia delle grandi catene sia indipendenti, la selezione
delle traduzioni di libri italiani non è esigua anche se i criteri di scelta,
quando non dettati dal successo in Italia, possono apparire arbitrari. Si
devono ad alcuni intellettuali e personaggi di spicco dell’editoria americana la
conoscenza e la diffusione della nostra cultura in America: da Jonathan
Galassi, poeta, traduttore (Montale) e direttore editoriale di Farrar, Straus
& Giroux, che ha pubblicato recentemente scrittori come Melania Mazzucco,
Gianni Riotta, Andrea Canobbio ed ha acquistato i diritti di
Gomorra di Roberto Saviano, ad Andrew
Wylie, il mega-agente letterario, la cui lista di autori - che include Calvino,
Calasso e Baricco - è la più potente al mondo.
In
questi ultimi anni stanno aumentando le figure di mediatori culturali attenti
alla nostra letteratura: agenti, scout, editor, e molti traduttori come
Geoffrey Brock (Eco), Abigail Asher (Canobbio), Anthony Shugaar (Benni),
Stephen Sartarelli (Camilleri), Lawrence Venuti (teoria della traduzione). Cresce
l’offerta di case editrici indipendenti come Norton, Steerforth e l’inglese
Bitter Lemon, affiancate da riviste on line dedicate alla traduzione (
www.wordswithoutborders.org).
Dall’Italia esperimenti coraggiosi come l’editore e/o che ha aperto una sede a
New York, Europa Editions, per proporre anche autori italiani, dalla Ferrante a
Carlotto, e non solo del proprio catalogo (Piperno).
Ann
Goldstein sta curando una raccolta di racconti di Primo Levi inediti per
l’America. Levi, dallo stile semplice, è un autore difficile, il suo linguaggio
scientifico è un rebus. Come lavora alle sue traduzioni Ann Goldstein? Ogni
autore ha il suo mondo e ogni mondo ha la sua lingua, e di scrittore in
scrittore la traduzione diventa un’esperienza diversa. «Mantenersi fedele alla
lettera del testo e cercare la resa migliore nella propria lingua, una fedeltà infedele»,
dice Ann. Rigore e leggibilità, attenzione e sonorità. Per chi ha già tradotto
romanzi complessi e potenti come
Petrolio,
ritratto feroce dell’Italia, o si è confrontato con la semplicità dolorosa di
Primo Levi, quale scarto registra lavorando sui testi dei nostri giorni? «Dipende
sempre dagli autori», risponde Ann, «certo in alcuni casi il linguaggio appare
modificato e per alcuni si nota un eccesso di americanizzazione». Parola di
traduttore, innamorato di Dante e della nostra lingua italiana.
Pubblicato su "Stilos", 5 dicembre 2006