Segnalo
questo importante intervento di Valerio Evangelisti su
Carmilla, tratto dall'introduzione alla sua nuova raccolta di saggi
Distruggere Alphaville (edita da L'Ancora del Mediterraneo). Ne riporto il primo paragrafo:
In apparenza la battaglia è vinta. La narrativa di genere – quella che, per semplificarne le diverse anime, definisco "paraletteratura", strappando la definizione insultante dalle mani di chi la avversa – in Italia ha vinto e stravinto. Domina largamente il mercato, soprattutto in una sua componente, quella poliziesca e noir. Vede, sull'onda del consenso di pubblico, issati sul piedistallo della gloria (attenzione dei media, premi importanti, collezioni prestigiose) i suoi autori, anzitutto Andrea Camilleri, mentre nelle enciclopedie letterarie entra per la prima volta la voce "Lucarelli, Carlo". Nessun critico sensato discrimina più un romanzo solo perché tratta di delitti o di astronavi, di gangster o di pirati. L'ingresso di Dumas al Panthéon ha sancito a livello mondiale un trionfo ormai acquisito.