Terza parte di
Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente, uscito nel 1972 e probabile "fonte" di Pasolini su Eugenio Cefis e la sua responsabilità nella morte di Mattei. Un libro più volte citato negli articoli scritti in questi giorni, dopo la
dichiarazione di Dell'Utri, e considerato da tutti "introvabile", perché ritirato dal mercato, fatto sparire anche dalla Biblioteca Nazionale. In realtà non fu "ritirato dal mercato". Non si trattava di un libro-inchiesta destinato a circolare presso il pubblico, ma di un libro in piccola tiratura, anonimo, scritto dalla stessa Agenzia che lo stampò (cioè da Corrado Ragozzino), con funzione di avvertimento o di minaccia, il cui fine era di raggiungere un solo e potente destinatario e i suoi amici, come dice lo stesso "Steimetz" nell'introduzione. C.B.
Qui l'introduzione e primi quattro capitoli.
Qui i capitoli V-VIII.
Qui i capitoli IX-XIV
Presentazione di Giovanni Giovannetti
(Al libro Giovannetti ha dedicato un articolo più lungo nel N. 6 del "Primo amore" su carta). Nel 1972 arriva in libreria Questo è Cefis. L'altra faccia dell'onorato presidente di Giorgio Steimetz, una quasi biografia – non autorizzata – del presidente dell'Eni, pubblicata dall'Agenzia Milano Informazioni di Corrado Ragozzino, di cui Steimetz è l'alter ego. L'agenzia è finanziata da Graziano Verzotto, uomo di Enrico Mattei ed ex presidente dell'Ente minerario siciliano, nonché informatore di Mauro De Mauro, il giornalista dell'«Ora» di Palermo che fu rapito e ucciso dalla mafia nel 1970. Così come era accaduto a Mattei sette anni prima; così come accadrà a Pier Paolo Pasolini cinque anni dopo.
Questo è Cefis vive solo pochi mesi, poi sparisce. Dalle due sedi della Biblioteca Centrale spariscono anche le copie d'obbligo: se ne trova ancora traccia nel registro di quella fiorentina, ma il libro non c'è. E si capisce: Steimetz racconta la spregiudicata avventura di uno dei timonieri del pubblico-privato, la mescolanza di poteri tra Stato e potenze occulte. Pier Paolo Pasolini sta lavorando sugli stessi temi e, forse (è il caso di Verzotto), sta utilizzando le stesse fonti; quell'anno comincia a scrivere Petrolio, il grande romanzo incompiuto sul Potere (Einaudi lo pubblicherà postumo nel 1992, 17 anni dopo la sua morte). Un romanzo del quale la critica ha enfatizzato l'aspetto omosessuale – la doppia vita di un ingegnere petrolchimico – mentre la vera sostanza di Petrolio è il «rapporto terribile tra economia e politica, le bombe fasciste e di Stato, la struttura segreta delle società "brulicanti", come i loro nomi, in beffardi acronimi» (Gianni D'Elia, Il Petrolio delle stragi, Effigie, p. 22), a partire da Eugenio Cefis, che nel libro è "Troya".
Nel corso dell'inchiesta sull'omicidio di Mattei, il sostituto Procuratore Vincenzo Calia coglie per primo le analogie e le simmetrie tra Questo è Cefis e Petrolio e ha il merito d'aver collegato tra loro i fili di questa intricata matassa. Il 27 marzo 2009 l'avvocato Stefano Maccioni e la criminologa Simona Ruffini hanno depositato alla Procura di Roma un'istanza di riapertura delle indagini sulla morte di Pasolini. Quarant'anni dopo. Quarant'anni di verità negate. (G. G.)