La prima classifica dei libri di qualità, nata per iniziativa del festival
Pordenonelegge e del
Premio Dedalus, è stata pubblicata
ieri sul "Corriere della sera". Ogni mese cento Grandi Lettori stileranno una graduatoria
qualitativa, alternativa all'unica di cui oggi disponiamo, quella dei libri più venduti, basata sulla quantità. L'intento è buono. Perché dovremmo sapere solo quali libri vendono di più e non anche quali sono ritenuti i migliori da critici e lettori qualificati? Perchè solo ristoranti, alberghi e film dovrebbero avere le stellette di qualità e non anche i libri?
Nobile è l'intento, ma la realizzazione è piena di bachi.
Primo: che serietà può mai avere una classifica in cui i concorrenti sono anche votanti? Eppure nella classifica pubblicata ieri succede questo:
Mario Benedetti, al primo posto della classifica della poesia, è uno dei votanti.
Marco Belpoliti, al primo posto nella classifica della saggistica, è uno dei votanti.
E così Andrea Inglese, Valerio Magrelli, Eraldo Affinati, Gabriele Frasca e Tiziano Scarpa:
tutti entrati in classifica e tutti votanti.
Saranno seri, non voteranno se stessi, chi può dirlo? Tanto più che il voto può restare anonimo. Persino i premi letterari più chiacchierati e più deligittimati non si spingono a tanto: non mettono in concorso i libri dei giurati.
Secondo. Giorgio Vasta,
primo nella classifica della narrativa,
non è tra i votanti, però Nicola Lagioia sì. E Nicola Lagioia dirige la collana di Minimum Fax che ha pubblicato il libro di Vasta.
Perché c'è anche questo baco in questa strana classifica "alternativa" : molti dei
Grandi Lettori sono anche editori, o lavorano per editori, o dirigono collane per editori: per esempio Andrea Cortellessa (Editrice Le Lettere), Giancarlo Alfano (Perrone Editore), Giulio Mozzi (Sironi), Franco Buffoni (Marcos y Marcos), Helena Janeczek (Mondadori), Antonio Scurati (Bompiani), Nicola Lagioia (Minimum fax), Massimo Onofri (Gaffi editore, Edizioni Sette città), Domenico Pinto (Lavieri), Pierpaolo Antonello (Transeuropa), Pierluigi Pellini (Manni), Gabriele Pedullà (Fazi), Stefano Chiodi (Fazi).
Saranno seri, non voteranno i libri che hanno pubblicato, ma chi
può dirlo?Tanto più che il voto può anche essere anonimo. Certo si tratta per lo più di editori piccoli: ma anche un piccolo editore tende a fare i propri piccoli interessi.
Terzo. Il risultato finale è la sommatoria dei voti. Ma la media dei gusti di cento lettori diversi, ammesso che siano tutti lungimiranti e disinteressati, che cosa dà?
La risultante di tanti colori mescolati è il grigio.
E' il solito meccanismo, una quantità travestita da qualità.