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The Substance
Piersandro Pallavicini

Visto in una sala completamente esaurita nonostante fosse la seconda replica, The Substance – Albert Hofmann's LSD è un documentario di 90 minuti, diretto da Martin Witz e presentato in anteprima al 64° Festival del Film di Locarno. Il pienone nelle tre proiezioni non viene semplicemente dalla connazionalità pubblico-regista (Witz è svizzero), ma dal passaparola corso tra il pubblico cinéphile del Festival.
Infatti, con originalità e misura inattese, l'ottimo The Substance va alle origini di un fenomeno su cui è stato scritto di tutto, su cui abbiamo visto di tutto, su cui è nata un'intera mitologia, una controcultura o forse – non si esagera a dirlo – su cui si è imperniata una svolta antropologica del mondo occidentale. Si parla dell'LSD, e basta questo acronimo (che sta per Lyserg Säure Diethylamid) ad accendere tutto un paraphernalia di schegge d'immaginario, diventate ormai irresistibile modernariato: la "summer of love", cioè l'estate del'67, i Pink Floyd, Jimi Hendrix, Ken Kesey, Haight Ashbury, l'UFO Club, i Soft Machine, Timothy Leary, i trip, i bad trip, i trip da cui non si torna più, i viaggi a Katmandù, le buone vibrazioni, i funghetti magici, il Messico, gli sciamani, la psilocibina…
Basta così. Perchè, l'apprezzabile (o impagabile) pregio di The Substance è appunto quello di arrivare solo a sfiorare, cioè a mostare con sobrietà, tutto questo, partendo con razionalità e documentazione dalla radice e fornendo uno schema ragionevole e circostanziato di come a tutto questo si sia arrivati. Tenendo, intanto, accuratamente bassa la temperatura emotiva.
All'inizio di tutto c'è Albert Hofmann. Chimico, svizzero, impiegato nei laboratori zurighesi della Sandoz, grande industria farmaceutica elvetica diventata poi multinazionale. Hofmann, nel corso delle ricerche aziendali su nuovi farmaci capaci di favorire la fluidificazione del sangue, sta studiando la modificazione sintetica di alcune sostanze naturali, tra cui quelle contenute nelle escrescenze fungine parassitarie della segale (le "corna" della segale cornuta). Prepara così la dietilammide dell'acido lisergico, la purifica, la isola. Per sbaglio ne assume una micro dose (e cioè per inalazione di polvere o per ingestione casuale o per contatto di soluzioni concentrate con la pelle). È investito dagli effetti di visione e superamento della coscienza che ben conosciamo. La sua intelligenza di scienziato, la sua bravura di chimico-farmaceutico, gli consentono di capire che la causa è quell'assunzione casuale. Riprova assumendo una quantità piccola, pesata, controllata di LSD: poche centinaia di microgrammi, cioè tanto quanto un singolo cristallo di zucchero. L'effetto è ancora potentissimo: ritrova le visioni, il viaggio attraverso la coscienza, la sensazione di sciogliere il proprio corpo nella realtà e di essere tutt'uno con le cose.
L'informazione sulla nuova sostanza dagli effetti portentosi viene fatta circolare in ambito farmaceutico e medico: l'LSD diventa un farmaco che è studiato con serietà in ospedali e cliniche psichiatriche come strumento farmacologico, usato ovviamente in modo rigoroso e controllato, nel tentativo di superare psicosi e schizofrenie. Poi, come si dice, succederà di tutto, ma questo accadrà lentamente, con un processo di induzione durato anni.

È vincente, nel documentario di Witz, la lunga intervista a un Hofmann 99enne (morirà nel 2008 a 102 anni). Sono vincenti il footage d'epoca nei laboratori Sandoz, le interviste agli psicoterapeuti che, nei primi anni Sessanta, usavano "La Sostanza" per i loro pazienti, i cine-materiali forniti per la prima volta (così afferma Witz) dall'esercito americano – che per lungo tempo aveva accarezzato l'idea di usare l'LSD come arma chimica non letale a "effetto disorientante" – e molte altre riprese d'epoca su esperimenti di assunzione controllata. E poi ancora la perfetta collocazione – storica, scientifica, e in relazione a Hofmann e alla Sandoz – della diffusione della Sostanza, dapprima su piccola scala e poi repentina ed esplosiva nel mondo della nascente controcultura (o per meglio dire la nascita di una controcultura proprio grazie alla libera diffusione dell'LSD), e i contatti tra Hofmann e Casey, tra Hoffmann e Leary, e il momento in cui l'LSD viene messo fuori legge, in cui esplode la propaganda politica contro, la demonizzazione, l'asportazione di netto della Sostanza dall'ambito medico-scientifico e il suo trasferimento in quello del male, della sofferenza, della droga, del degrado.

Con una saggia scelta di regia che chiude il cerchio e permette allo spettatore di uscire rincuorato e fiducioso nell'intelligenza dei suoi simili, il documentario termina raccontando della ripresa dell'uso in ambito medico dell'LSD. È cosa di questi ultimi anni. Dopo un lungo e faticoso processo di cancellazione di quell'aura demoniaca intorno alla sostanza, costruita dalla propaganda culturale e politica più conservatrice, negli USA si è recentemente sperimentato e stabilito un protocollo per l'uso di LSD su malati di cancro non curabili. La terapia incide ovviamente solo sul lato psicologico, ma l'uso della sostanza e del suo effetto di attraversamento della coscienza e immersione nel mare del mondo e delle cose ha un ruolo vincente. In cosa? Nel combattere la depressione e la chiusura verso la realtà di chi si sente condannato a una morte rapida e ineluttabile. Da sostanza che apre nuovi mondi, a sostanza che accompagna serenamente fuori dal mondo: chissà quanto volutamente, ma Witz ci ha consegnato un'efficace metafora del drammatico processo di risveglio dal sogno che sta vivendo il mondo occidentale.


Pubblicato da t.lorini il 11-08-11
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