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Los Indignados
Paolo La Valle - Federico Chierzi

Esta es democracia

Non è facile raccontare quello che sta succedendo in Spagna adesso. Tante cose diverse si stanno unendo, tante realtà e tante forme di indignazione, tanta rabbia.
In diverse città della Spagna la gente sta, spontaneamente, occupando le piazze, giorno e notte, facendo accampamenti, pranzi sociali e soprattutto grandi assemblee pubbliche.
Non c'è un coordinamento nazionale, una struttura, né una piattaforma comune, anche se Madrid rimane il punto di riferimento e le forme e i contenuti della protesta siano gli stessi in tutte le città.

Tutto nasce con una manifestazione spontanea diffusa attraverso i social network. La manifestazione è organizzata dalla piattaforma democraciarealya, che propone una serie di diritti minimi fissata per il 15 maggio, esattamente una settimana prima delle elezioni municipali. Il nome  è "Toma la Calle! No somos mercancìa en manos de políticos y banqueros"
L'obiettivo è ampio da subito, non è Zapatero, né il PP, è tutto il sistema che non funziona, vittima del mercato  (si canta "los mercados yo no le ho votado").
Altro nemico è il bipartitismo, il sistema politico asfittico che non rappresenta le necessità della gente. Nella città di Madrid alla manifestazione partecipa un grosso spezzone di Juventud Sin Futuro, un movimento  che il 7 aprile ha raccolto in piazza la rabbia della generazione precaria.
Il 15 Maggio a Madrid, alla fine della manifestazione alcune persone si accampano e vengono cacciate dalla polizia. Il fatto scatena reazioni in tutta la Spagna e nell'arco di due giorni molte città del Paese iniziano a mettere in pratica gli accampamenti: Madrid, Barcellona, Bilbao, Granada, Saragozza, Valencia, Malaga...
In tutte queste città si creano assemblee e organi di resistenza autorganizzati che trascendono dalla piattaforma di lancio iniziale: come tanti fuochi nati dalla stessa scintilla.
L'obiettivo dichiarato è arrivare al 22 maggio, giorno delle elezioni municipali.
Il movimento spagnolo si definisce ovunque apartitico e asindacale pertanto nelle manifestazioni sono vietate bandiere o simboli (quasi incredibile non vedere neanche una bandiera catalana in una plaza de Catalunya stracolma). Uno dei cori cantati in alcune piazze è "El pueblo unido funciona sin partido".
Questo rigetto della politica istituzionale non ha un effetto solo negativo, ma anche un peso totalmente affermativo: il movimento ha un solo luogo di decisione che è l'assemblea pubblica. "Esta es democracia", si canta durante le assemblee.
E' impressionante quanto poco nelle assemblee si senta parlare di partiti,  di Zapatero, e del PP. Il nemico è il sistema, il capitalismo, il consumo indiscriminato. I partiti non vengono presi in considerazione, né le loro dichiarazioni vengono commentate. Sono, di fatto, totalmente delegittimati.

La situazione politica

In Spagna la disoccupazione giovanile è ancora più pesante che in Italia (si parla del 40-45% dei giovani in età che ricevono il paro, un sussidio di disoccupazione). Inoltre, dopo il boom economico delle costruzioni degli anni scorsi ora i debiti pesano come macigni e Zapatero ha adottato una politica di gestione della crisi di totale austerità caratterizzata finanziamenti alle banche e tagli vertiginosi al pubblico.
Inoltre in tutta la Spagna ci sono ordinanze che vietano forme di vita sociale, compreso le adunanze in piazza. In questo senso le pratiche espresse sono ancora più radicali, ossia rompono esplicitamente i divieti delle ordinanze.
Nelle Università è appena arrivato il Plan Bolonia, con il cambio dei piani di studio e aumento delle tasse. Non è necessario sottolineare quanto il Bologna Process stia enfatizzando la situazione di precarietà. Si crea quindi la generazione "NiNi", "Ni trabajo, Ni estudio". Chi finisce di studiare non sa cosa fare della propria vita.
La ricerca subisce tagli e i ricercatori sono costretti a cercare di sopravvivere andando di beca in beca. La beca è la borsa di studio. C'è chi a quarant'anni vive ancora di borse di studio.

L'Europa

Le caratteristiche comuni con l'Europa sono molte, a partire dalla crisi e dalle  misure di austerità. Più interessante analizzare le peculiarità delle resistenze. A chi guardano questi movimenti spagnoli? Difficile dirlo con certezza, come abbiamo detto ogni città fa fede alla propria assemblea indipendente e sovrana, che a sua volta è composta da diverse realtà. Bisogna riconoscere un primato di visibilità alla città di Madrid che porta in piazza i Book Block romani e londinesi, anche se  la forma dell'accampamento ricorda altre lotte.
Prima di tutto le proteste del Cario, anche se, parlando con la gente, pare che la suggestione più forte non venga non solo dal Maghreb, ma anche dall'Islanda. Collegare queste rivolte è una posta in palio che comincia a essere avvertita.  
C'è una cosa che però bisogna sottolineare, ossia il carattere urbano di tutte le proteste spagnole. Sono proteste radicate nella città, che non a caso ne riempiono i punti più significativi.
Quando in Italia si utilizzano forme come "riprendiamoci le città" è esattamente quello che sta succedendo in Spagna. In questo senso riconosciamo come pienamente europee le pratiche che si stanno attuando.

Le assemblee

Questo è forse il punto più interessante. Come si organizza questa enorme massa di persone diverse? È evidente che i social network hanno la loro importanza fondamentale:. Twitter funziona per lo più per aggiornare, confermare o negare le notizie della stampa, Facebook viene utilizzato maggiormente per far circolare materiali e promuovere eventi.
I blog, come quello creato dai manifestanti a Barcellona,  rendono accessibili e commentabili da tutti e tutte le decisioni prese di giorno in giorno.
La vera peculiarità del movimento sono però le assemblee: non si tratta solo di studenti, non si tratta solo di lavoratori. A parlare sono le città intere. La componente giovanile è sicuramente maggioritaria, tuttavia è ramificata, si uniscono comitati cittadini a gruppi studenteschi a persone in "paro".
 A Barcellona si radunano, ogni sera,  migliaia di persone per un'ora o due di  urla, cori, rabbia e indignazione collettiva,  prima che i portavoce delle commissioni di lavoro riunitesi nel pomeriggio, riferiscano all'assemblea plenaria, una distesa sterminata e silenziosa.
Le assemblee sono molto tecniche, l'argomento costante è "come ci si organizza", tuttavia segnaliamo un po' di elementi.
Il caso di Granada è peculiare. Sono stati fatti degli "accordi per la gestione delle assemblee". All'interno di questi accordi ci sono i "minimos". Ossia i principi minimi dell'assemblea che tutti devono rispettare. Il più importante è che l'unico luogo di decisione è l'assemblea.
Per lavorare su questi punti minimi vengono individuati dei meccanismi, ossia la forma dell'assemblea. Ne riassumo alcuni punti salienti.
Prima di tutto la presenza di un moderatore che detta i punti all'ordine del giorno, propone i turni di parola, li chiude. Invita a non ripetersi e ad avere proposte tanto da chiedere più volte se chi interviene ha altri argomenti, se no viene invitato a tornare al posto.
Non si applaude, ma si fa una sorta di applauso silenzioso. Questo vuol dire che non ci sono (o sono molto pochi) i discorsi auto incensanti e  il lessico da aizzatore di folle è quasi assente. La partecipazione della gente è altissima. E il diritto di parola è sempre rispettato, anche nei momenti più tesi.
Alla fine del turno di parola la gente viene invitata a votare. Il voto non è una questione meccanica, non si ottiene una maggioranza numerica né si rischiano vittorie con scarti di due voti. Il voto è la testimonianza di un consenso collettivo, se la situazione è vicina alla parità si continua a discutere.
Sono istituiti dei gruppi di lavoro, i primi giorni si trattava di "diffusione", "sicurezza", "stampa". Oggi a Granada si è aggiunto il gruppo "proposte", sono stati consegnati dei biglietti a tutta la gente (2000-3000 persone) in cui scrivere delle proposte pratiche. Sono stati creati sei gruppi di persone (volontarie), circa una dozzina di persone a gruppo, per catalogare queste proposte, radunarle per riportarle in assemblea il giorno dopo e discuterle. L'unico limite che viene posto è che le proposte non vadano contro i "minimos".
Si tratta di un passaggio importante. Il movimento comincia a connotarsi ad avere delle richieste precise, che sono costruite nella maniera più partecipata possibile. Si sente parlare di sviluppo sostenibile, di lotta alla precarietà, di lotta alla corruzione, di consumo consapevole. Non si trova una linea, ma si mettono in luce quali sono i temi scottanti da dibattere per cambiare il sistema. Può essere un punto di svolta, il momento in cui si inizia a costruire e non solo a rinnegare.
All'interno dell'assemblea e dei gruppi c'è un elemento da sottolineare:  la cura delle cose e delle persone. Un attenzione all'ambiente enorme, i piatti di plastica vengono riutilizzati, le pulizie vengono organizzate collettivamente. C'è la percezione di un mondo che può cambiare, ma perché il mondo cambi bisogna mettere in pratica il cambiamento. Il concetto "Esta es democracia" viene affrontato fino in fondo.
Si ricerca in tutti i modi la partecipazione collettiva. Il voto e gli interventi sono due forme di partecipazione, ma anche le norme di condotta sono chiarite a tutti. Vengono consegnati fogli con i diritti base in caso di arresto, vengono affissi cartelli che spiegano il comportamento da tenere in caso di sgombero. Questi comportamenti, inizialmente proposti, sono stati dibattuti e messi a votazione. E' chiaro che il tema più caldo, da questo punto di vista è il rapporto con la polizia.

Rapporti con la polizia


Il movimento è pacifista. Non per questo non è radicale. L'obiettivo primario rimane sempre cambiare i sistema, creare un mondo che consideri le persone in quanto tali e non come merce di scambio o meri consumatori. Abbiamo detto che il nemico non è il PSOE o il PP, allo stesso modo il nemico non è la polizia. I poliziotti non sono altro che lavoratori che obbediscono a ordini. Questo non vuol dire che bisogna subire. Anzi.
Vengono registrati i numeri dei poliziotti ai bordi della piazza, vengono denunciati gli abusi e i maltrattamenti. Viene detto alla gente che atteggiamento tenere. Vengono ignorati quando hanno atteggiamenti ostili. Vengono ricordati a tutti i diritti in caso di arresto, forniti i numeri degli avvocati.
La forma è quella della resistenza passiva. Si noti che ci sono già stati episodi di tensione, che però non hanno cambiato la condotta della gente.
La polizia non è un problema, ogni volta che c'è una provocazione o una minaccia si trova un modo di risolvere la situazione che non sia frontale e gli obiettivi rimangono sempre: a) tenere la piazza fino a dove è possibile; b) combattere il sistema.
La radicalità del movimento sta nell'ostinazione. Dopo il primo sgombero si ritorna nello stesso luogo (è successo a Granada e a Madrid come a Barcellona) e le mosse politiche e di diffusione di questi giorni fanno sì che un intervento della polizia renda ancora più forti le proteste e faccia crescere l'indignazione.  In questo esatto momento il movimento gode dell'appoggio di tutta la società, degli interventi di forza sarebbero visti come assolutamente arbitrari.
Questo forza va consolidandosi.

Vamos Arriba este es un atraco

E' curioso e nello stesso tempo affascinante leggere e ascoltare,  dalla Spagna,  le testimonianze  raccolte in questi giorni  a Tunisi.
 Sembra che le centinaia di migliaia di persone scese in strada e accampate nelle piazze di tutto il paese, dopo le manifestazioni del 15 Maggio, facciano parte della stessa onda sollevatasi nel Maghreb poco tempo fa,  e che ha attraversato anche Londra, Roma e il resto d'Europa.
La stessa gioventù senza futuro, una generazione precaria e altamente qualificata  fa da traino in questa  nuova rivolta di massa, che reclama democrazia, libertà e dignità.
E' una rivolta prima di tutto contro l'esistente, contro un presente stretto tra precarietà e disoccupazione, contro l'austerity dei  soldi alle banche e dei  tagli ai servizi pubblici (ultima cronologicamente ad essere colpita la sanità). Una rivolta contro la politica liberista di gestione della crisi del governo "socialista" Zapateriano, contro le banche e il sistema finanziario, contro coloro che si sono arricchiti della povertà altrui.
Una rivolta contro e oltre partiti e sindacati, considerati come conniventi e interni ai poteri economici, insomma, contro e oltre una rappresentanza in crisi ed incapace non solo di rappresentare ma anche di interpretare e comunicare con la piazza.
Non a caso i presidi  permanenti spontanei sorti in decine di piazze spagnole  hanno paralizzato mediaticamente e politicamente la campagna elettorale per le ammistrative di domenica prossima; il Partito Popolare sparacchia contro il governo e si appella all'ordine pubblico, il PSOE mette in scena un goffo e paternalistico tentativo di dialogo (nonostante sia il più aspramente attaccato dalla protesta);  tutti si interrogano affannosamente cercando di quantificare  i voti perduti.  In sostanza non si è capaci rispondere e relazionarsi sul piano del discorso imposto.
La recente decisione di vietare le manifestazioni nei giorni del silenzio elettorale (sabato) e delle elezioni (domenica) parla della stessa  difficoltà delle istituzioni nel reagire, come anche dell'intelligenza e del punto forte del  movimento.
La non-violenza dichiarata fin dall'inizio si è tradotta in una radicale resistenza passiva ed occupazione ad oltranza di luoghi centrali e simbolici per le città, sotto il profilo turistico, commerciale e della circolazione . Un meccanismo dichiaratamente ispirato alla rivoluzione egiziana, che comunica costantemente sul web e che sa attirare il consenso di ampi strati di popolazione. Ora come ora, l'uso della forza da parte delle istituzioni locali potrebbe ottenere un'effetto opposto a quello desiderato.
In realtà cosa possa succedere dipende prima di tutto dalla capacità di questo movimento  di tradurre l'indignazione in rivendicazioni concrete,  piuttosto che in  pretese giustizialiste di moralizzazione o perfezionamento della classe politica.
Dipende da quanto l'apparato autorganizzativo minuziosamente calibrato in ogni città (commissioni  operative, organi di discussione e confronto, assemblee plenarie decisionali),  cominci a funzionare non solo su dichiarazioni di principio ma su prospettive di lotta per il welfare.
Dipende da quanto i singoli presidi delle varie città, indipendenti e interagenti tra loro, non si isolino ma interagiscano con il resto delle città. E, perché no, con il resto d'Europa

Queste testimonianze sono tratte dal blog di Bartleby

Pubblicato da t.lorini il 23-05-11
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