Fuoco sacro

Ivano Ferrari



A Pisa qualcuno diceva che la poesia contemporanea non concilia più il canto con l’autopsia ma è il banale riassunto di un tatuaggio, che avendo perso il mandato sociale i poeti sono incroci incompiuti e che vedremo cosa ci consiglierà il mercato per arredare la fine del mondo. Io ho approfittato del catering senza ammiccamenti da naufrago e continuo ad indagare sulla varicella (fuoco sacro) che mi brucia nonostante il fallimento del mito.
Ivano Ferrari


Simile alla carta
insorgi agli occhi fino a farti cenere
poi chiudi la finestra
prima che i sedativi imparino la notte
arriva la veggenza
senza necessità di capire se l’anima ragiona
o è solo invaghita della tosse,
la poesia come la rivoluzione non è mai guarita
e brucia la misura per dirsi addio,
eppure non manca lo stupore al frastuono del verso
c’è un sottosuolo di voragini e firmamenti
nella cantafera della ghiaia sulla tomba.

*

Muore sta morendo la materia
che trascorre e tanto apertamente cola
prima o poi i luoghi scompariranno
ritorneranno indietro i nomi
si infiltrerà il creatore
piovigginando proletariato.

*

Il pianeta si muove
non si concede ignoto, anche le ossa
hanno una andatura manoscritta
qualche pezzo di me se ne va da solo
i moncherini volgono all’intrattenimento e ballano
è presto è tardi
magari non sono stato creato
sono ancora nella totalità di pancia dove aspetto
il corpo panico dell’infinito.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica poesia il 27 maggio 2006