Giustizia o crudeltà?

Giovanni Giovannetti



Carlo Antonio Chiriaco, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, incarcerato il 13 luglio 2010, versa in un preoccupante stato di salute ed è in pericolo di vita. Attualmente si trova nel carcere di Monza, uno dei peggiori. Di lui ci siamo più che occupati stando dall’altra parte. Scaricato dai suoi padrini politici, proviamo allora a chiedere al Tribunale di Milano la concessione a Chiriaco degli arresti domiciliari per motivi di salute, sottoscritta tra chi nulla ha da spartire con l’imputato e la sfera politico-mafiosa. Di seguito i contenuti dell’appello inoltrato sabato 10 settembre al Tribunale di Milano e alla Direzione distrettuale antimafia.

Siamo giornalisti, scrittori, studiosi, preti, operatori che in questi anni non hanno fatto mancare il loro sostegno all’operato della Magistratura e in particolare a chi è schierato in prima linea sul fronte dell’antimafia. Dal 13 luglio 2010 il sessantunenne Carlo Antonio Chiriaco è in carcere, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. Chiriaco è in pericolo di vita. È dimagrito di oltre 27 chili (passando da 85 a 58) e continua a perdere peso, è diabetico, è affetto da glaucoma ad entrambi gli occhi oltre che da carcinoma al colon e da adenoma alla prostata. Ormai non si regge in piedi se non aiutato dalle stampelle, e per gli spostamenti deve usare una sedia a rotelle. Notoriamente, i pericoli ascrivibili ad un dimagrimento così rilevante sono per lo più dovuti a problemi cardiovascolari, con elevato rischio di aritmie cardiache, a volte fatali. Pericoli rimarcati anche dal dott. Marco Scaglione, il perito nominato dal Tribunale che, nella sua ultima relazione di agosto, segnala il progressivo allarmante peggioramento delle patologie di cui soffre Chiriaco. Una deriva sempre più accentuata. Ma ciò che più inquieta – ammette il dott. Scaglione – è il quadro psichico (Chiriaco pativa la depressione anche prima di entrare in carcere), a conferma degli insistiti avvertimenti già letti nella perizia "di parte" dello psichiatra e psicoterapeuta prof. Adolfo Francia (9 dicembre 2010). Secondo Scaglione, Chiriaco «assume scarso cibo non tanto per sua volontaria decisione quanto per un disinteresse», così come «è altrettanto vero che il diabete che lo affligge richiede il trattamento con farmaci: e gli stessi sono impostati per una alimentazione "normale"». Scaglione infine segnala che, in questo caso, «la farmacoterapia non è più aumentabile». Insomma, siamo posti di fronte a un circolo vizioso che occorre al più presto fermare, come sollecita lo stesso perito del Tribunale quando invita a «interrompere in qualche modo una tale china». Gentili Magistrati, restiamo convinti che il principio di giustizia debba nutrirsi anche di umanità, la stessa che ci porta a sentire ormai giunta – se non varcata – la soglia oltre la quale, anche per Chiriaco, la detenzione è da ritenere assolutamente incompatibile con il regime carcerario; e più che mai urgente il passaggio a misure meno afflittive, come a noi paiono gli arresti domiciliari.

Carla Benedetti, ordinario di letteratura italiana contemporanea all’Università di Pisa
Marco Brando, giornalista
Irene Campari, Circolo Pasolini Pavia
Mimmo Damiani, volontario Unicef
Paolo Ferloni, ordinario di Chimica-Fisica all’Università di Pavia
don Andrea Gallo, comunità San Benedetto, Genova
Giovanni Giovannetti, editore, fotografo e giornalista (cell. 3338824803)
Luigi Manconi, sociologo
Mino Milani, scrittore
Franco Osculati, ordinario di Economia pubblica all’Università di Pavia
Enrico Rotondi, giornalista
Tiziano Scarpa, scrittore
don Franco Tassone, Pavia
Marina Tesoro, ordinario di Storia all’Università di Pavia
padre Alex Zanotelli, Napoli








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica il dolore animale il 13 settembre 2011