Camminare

Antonio Moresco



Ho letto nei giorni scorsi, su consiglio di un amico, per la prima volta, lo scritto di Thoreau sul camminare, dove ho incontrato la stessa libertà e lo stesso senso di dilatazione e drammatica invenzione della vita e del mondo che si respira in modo del tutto particolare in alcuni scrittori e poeti americani dell’Ottocento: Melville, Whitman, Emily Dickinson. In questo piccolo, formidabile libro erompe la forza profetica che a volte si palesa attraverso la cruna della letteratura, nonostante - a mio parere - alcuni suoi limiti, come l’idealizzata, presunta bontà che si attribuisce a tutto ciò che è primitivo, incontaminato e selvaggio, che è poi un’illusione "culturale" della civiltà. Ma commuove il vigore dell’immaginazione e l’esaltazione che ci continua ad arrivare da questi scrittori del Nuovo Mondo, che hanno saputo distruggere e salvare quello che avevano dentro di sé del Vecchio Mondo, mettendolo in un crogiolo irradiante antico e nuovo. Durante la lettura ho incontrato un passo che mi ha colpito anche a livello personale, perché penso e sento la stessa identica cosa anch’io, come ho anche detto un anno fa in un’intervista a Giacomo Giuntoli, messa poi in appendice a una sua Tesi di Laurea dove si analizza l’uso del nome proprio negli scrittori della contemporaneità: e cioè che i nomi non sono qualcosa di già acquisito in partenza, che i nomi bisogna meritarseli. Trascrivo qui - come faccio sempre in queste "anticipazioni" che ogni tanto desidero condividere con i lettori del nostro sito - alcuni passi di questo piccolo e magnetico libro:

"Nel corso della mia vita ho incontrato non più di una o due persone che comprendessero l’arte del Camminare."

"Dovremmo avanzare, anche nel percorso più breve, con imperituro spirito di avventura, come se non dovessimo mai fare ritorno, preparati a rimandare, come reliquie, i nostri cuori imbalsamati nei nostri desolati regni."

"Lo spirito eroico e cavalleresco che apparteneva un tempo al Cavaliere sembra ora rivivere o forse aver sedimentato, nel Camminatore; non il Cavaliere, ma il Camminatore Errante. Egli rappresenta una sorta di quarto stato, al di fuori della Chiesa, della Nazione e del Popolo."

"Come possano le donne sopportare di essere confinate in casa ancor più degli uomini, io non lo capisco; ma ho motivo di ritenere che la maggior parte di esse non lo sopporti affatto."

"Il camminare di cui io parlo non ha nulla a che vedere con l’esercizio fisico propriamente detto, simile alle medicine che il malato trangugia a ore fisse o al far roteare manubri o altri attrezzi."

"La linea tracciata dai miei passi forma, più che un cerchio, una parabola, o piuttosto l’orbita di una cometa, una di quelle orbite che furono ritenute curve senza ritorno."

"L’Atlantico è una sorta di fiume Lete, e l’attraversarlo ci ha consentito di dimenticare il Vecchio Mondo e le sue istituzioni. Se non riusciamo questa volta, c’è forse un’ultima possibilità prima che la razza umana arrivi alle rive dello Stige; e questa possibilità è il Lete del Pacifico, tre volte più vasto."

"… ed ebbi la sensazione che questa fosse l’epoca eroica, sebbene nessuno di noi ne sia consapevole, essendo l’eroe generalmente il più semplice e il più oscuro degli uomini."

"Una regione in cui una foresta primitiva affondi le proprie radici nel materiale decomposto di un’altra foresta primitiva è un territorio che favorisce non soltanto la fioritura di grano e patate, ma anche di poeti e di filosofi per le generazioni a venire."

"La mitologia è la messe prodotta dal Vecchio Mondo prima che la terra fosse esausta, prima che la fantasia e l’immaginazione avvizzissero; e che ancora sa produrre, laddove continua a manifestarsi il suo antico vigore. Ogni altra letteratura sopravvive, come gli olmi che fanno ombra alle nostre case, ma la mitologia è simile all’immensa dracena delle Isole Occidentali, antica come l’uomo, e che vivrà, lo voglia o no, altrettanto a lungo; giacché il declino delle altre letterature è il terreno su cui fiorisce."

"La brutalità del selvaggio non è che un pallido fantasma della spaventosa ferocia che spinge gli uomini civili e gli amanti l’uno contro l’altro."

"I nostri veri nomi oggi sono i soprannomi. (…) Alcuni viaggiatori raccontano che agli indiani non veniva imposto un nome alla nascita, ma che dovevano guadagnarselo, e a esso era strettamente legata la sua reputazione; e, in alcune tribù, conquistavano un nuovo nome a ogni nuova impresa."

"Sarebbe anzi un bene se la nostra vita fosse una tragedia divina anziché questa farsa, questa volgare commedia. Sembra che Dante, Bunyan e altri abbiano saputo mettere a frutto la propria intelligenza meglio di noi: essi furono espressione di una cultura che non viene impartita nelle scuole e nei college. Persino Maometto, anche se a questo nome qualcuno potrà strillare, aveva molte più ragioni per vivere, e naturalmente per morire, di ciascuno di noi."

"Per quanto mi riguarda, credo di vivere, rispetto alla natura, una vita di frontiera, ai confini di un mondo entro cui compio occasionali, fuggevoli incursioni, e il patriottismo e il sentimento di fedeltà verso lo Stato nei cui territori apparentemente batto in ritirata sono quelli di un imboscato."

Camminare di Henry David Thoreau (traduzione di Maria Antonietta Prina)








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 12 settembre 2011