Il nitore sporco

Matteo Pellegrinuzzi con testo di Franco Stelzer



Il nitore sporco. Piastrelle sbeccate. I marciapiedi parigini, logori di sudore. Asfalti e ciottoli imbevuti di lordure stanche e disattente. Carte, mozziconi, gomme americane, oli di motore. Ma il nitore è impeccabile. C’è l’uomo magro, mancino, che sbuccia patate. Di spalle, l’uomo al banco di taglio della carne. Il mancino è giovane e ne ha viste di tutti i colori. La moglie lo ha lasciato, esasperata, ma… quando lo vede arrivare dalla finestra del palazzone dove abita con le tre figlie, in qualche sperduto arrondissement di periferia, si commuove ogni volta. Perché è mal rasato, la maglietta è sempre sporca e stazzonata, e già gli si sente, da lontano, l’alito di fumo. Ma possiede anche lui un nitore – lo stesso nitore sporco del pentolame, delle bombole. Una fierezza. Quando giocava a calcio, aveva un sinistro beffardo, un cross tagliato e insidioso. Certo, non rientrava a difendere, con tutto il catrame nei polmoni, ma sapevi sempre a chi dare la palla, laggiù, verso l’area avversaria. Lui ci metteva la faccia. Era lì, senza paura di sbagliare. In porta c’era l’amico adesso al banco della carne. Una specie di fratello maggiore. Agile, anche se a prima vista non sembrava. Silenzioso. Poche parole al momento giusto. Equilibrato. Scuoteva il capo, quando il mancino andava a donne nei quartieri vecchi. Ancora di più quando lo faceva che era già sposato. Lo sgridava ogni volta. Ma poi si preoccupava per lui. Un giorno il più anziano è finito in ospedale. Al risveglio dalla narcosi ha visto per primo il volto del mancino. Il naso dell’amico sembrava ancora più lungo, nella penombra della stanza. L’occhio vivo, segnato. La piega profonda al centro della fronte. Non parlano, adesso. C’è da riempire quelle enormi casseruole. Tra un poco arriveranno tutti, si ammucchieranno sul marciapiede, allegri, sboccati, inaciditi, mal rasati, puzzolenti, dignitosi. Sul selciato, dei gigli.

Matteo Pellegrinuzzi Laureato in lingue a Pavia inizia prestissimo a collaborare con quotidiani e periodici da prima locali e poi nazionali e internazionali. Vive a Parigi da quasi cinque anni e si occupa principalmente di fotografia documentaria. Lavora anche come direttore della fotografia per il cinema.

Franco Stelzer è nato a Trento nel 1956. Ha studiato filosofia a Bologna, ha vissuto e insegnato a Monaco e Friburgo. Attualmente vive e lavora come insegnante di lettere nella sua città natale. E’ traduttore dal tedesco (Ungar, Perutz, Tummler, Gruenbein). Come narratore ha pubblicato per Einaudi: Ano di volpi argentate (2000), Il nostro primo, solenne, stranissimo Natale senza di lei (2003). E nel 2009 Matemateci nel sole, edizioni Il Maestrale.








pubblicato da m.cerino nella rubrica portfolio il 16 maggio 2013