La freccia e il silenzio

Antonio Moresco



Fra meno di un mese partirà il nuovo cammino europeo, proprio mentre vede la luce il libro collettivo -intitolato Stella d’Italia- che testimonia del nostro cammino dell’anno scorso e ne prolunga l’onda.
Anche questa volta, come le altre due volte nelle settimane che hanno preceduto le partenze, ci sembra di essere di fronte a un salto nel vuoto. E forse lo è davvero, forse lo deve essere perché sia un vero salto, perché gli unici salti possibili sono i salti nel vuoto.
“Ma che cosa ci è venuto in mente?” ci domandiamo in questi giorni nel segreto delle nostre anime. “Ce la faremo anche quest’anno? Non potevamo dedicarci ai nostri consueti impegni, riposarci, prendercela comoda? Non potevamo starcene tranquilli a casa leccandoci le nostre ferite in attesa delle vacanze, invece di metterci ancora una volta in viaggio per questa nuova pazzia?”
Ci sembra impossibile che tra una ventina di giorni ci ritroveremo a Mantova, e che partiremo da lì diretti a Strasburgo, sede del Parlamento Europeo, per chiedere con il nostro elementare gesto un’Europa diversa da quella che abbiamo sotto gli occhi, muovendo i primi passi dalla teca dove sono conservati gli scheletri abbracciati dei due ragazzi preistorici che abbiamo eletto a nostre guide europee. Fisicamente, i nostri scheletri ancora rivestiti di morbida carne e di volti e di occhi che si vedono e si riconoscono durante le nostre brevi vite cominceranno a camminare dal punto dove sono arrivati i loro scheletri nudi e avvinghiati in un gesto che ha attraversato anche per noi i secoli e i millenni. E che può indicare una diversa strada alle nostre vite e a quelle dei popoli che sono passati e che passano come onde attraverso il nostro piccolo continente boreale.
Gli altri anni abbiamo fatto un enorme lavoro preparatorio per raccogliere adesioni istituzionali e no, patrocini, ecc... Quest’anno, senza dirci niente, come per un tacito accordo, non ci siamo quasi occupati di queste cose. Partiremo più leggeri, sarà ancora più evidente che, se c’è un messaggio, il messaggio è il cammino, il messaggio e il cammino sono una cosa sola.
E allora sarà forse un cammino diverso, una freccia diversa, che si farà e si inventerà via via lungo la strada. In mezzo al gridare politico e pubblico di questi mesi abbiamo scelto di non metterci anche noi a gridare con le nostre piccole voci il nostro piccolo slogan nel generale e assordante e frustrante e livido e rancoroso gridare, ma di metterci in cammino in silenzio non si sa verso dove, perché in questo momento è tutto da inventare e da reinventare, perché anche le nostre vite sono da inventare e da reinventare, perché le strade che ci vengono indicate da tutte queste insensate grida non portano da nessuna parte.
E allora quest’anno la nostra voce sarà soprattutto il silenzio, il riconoscimento, la concentrazione, la dedizione, la visione, l’irradiazione, il legame umano tra camminatori che hanno deciso di riprendere il movimento, senza cercare risposte facili e rassicuranti o il raggiungimento di piccoli obiettivi già oltrepassati, in un momento in cui -visto come stanno le cose- la proposta politica e culturale più “realistica” è proprio l’impossibile, l’insperabile, perché senza saperlo siamo tutti in cammino verso l’impossibile e l’insperabile, unica meta degna di essere raggiunta.
Per questo abbiamo eletto come altra nostra guida e patrono Kaspar Hauser, “il fanciullo d’Europa”, il misterioso, ottocentesco ragazzo vissuto al buio in una torre e poi altrettanto misteriosamente liberato, e poi ucciso, morto due volte, di cui -come cantastorie- raccontreremo le vicende lungo il cammino. Per dare una terza chance alla sua vita e alla vita dei popoli dell’Europa, anch’essa morta due volte nelle sue due terrificanti guerre mondiali nate sul suo territorio.
Ci rivedremo a Mantova, con i nostri zaini e con i nostri sogni.








pubblicato da a.moresco nella rubrica freccia d’Europa il 13 maggio 2013