Due trafiletti

Franco Buffoni



Dopo il convegno sulla poesia che si è svolto a Pisa l’11 e 12 maggio (vedi qui) ho chiesto a tutti i partecipanti di mandare qualche riflessione. Franco Buffoni ci manda due sue poesie inedite.

DUE TRAFILETTI

La località denominata Balzi Rossi, nei pressi di Ventimiglia – nota agli studiosi di antropologia per i rilevanti ritrovamenti fossili – veniva spesso menzionata in epoca pre-Schengen nei fatti di cronaca legati alla immigrazione clandestina tra Italia e Francia. Il treno in quel punto impervio è costretto a rallentare permettendo con un salto l’entrata senza controlli in territorio francese; ma il sentiero è poi molto scosceso e di notte pericoloso.

Il trafiletto di cronaca era posto accanto a quello del suicidio di un adolescente, gettatosi da un cavalcavia della tangenziale est di Milano. Perseguitato dai compagni di classe per la sua effeminatezza, lasciò un biglietto: "Spero di risvegliarmi in un mondo più gentile". I due trafiletti di cronaca, posti così casualmente vicini, mi paiono ancora oggi efficaci per descrivere il terreno comune a due esclusioni, che la cronaca contemporanea vede ascrivibili alla Bossi-Fini da un lato e all’avversione ai Pacs dall’altro. Questo è l’argomento del libro che sto scrivendo - Noi e loro - dal quale traggo anche i tre testi successivi, legati a esperienze di questi ultimi mesi.

I

Voleva superare l’inevitabile il pieno
Scanalare i cinquecento franchi
Sulla parete rossa
E governare la scanalatura
Scendendo tra i balzi dove
Il trenomare frena
Il clandestino curdo
Precipitato ieri
Nel tratto impervio a mezza costa
Tra Mentone e Ventimiglia.

II

Gentile. Giovane fragile bello
E gentile. Una condanna per te
Solamente
Una fuga
Dal parapetto del cavalcavia
Sperando di risvegliarti
L’hai scritto nel biglietto
In un mondo più gentile.

SE LO DISSERO I DUE

Se lo dissero i due domani sera
Che tra loro si poteva fare
Anche di più,
Basta che tu
Per la casa ti accontenti.
Il letto giù.

Così grattandosi la nuca un finitore
E lucidatore di pezzi meccanici
Sotto il cartello che ricercava
Urgentemente operaio con esperienza
In fonderia alluminio
Conobbe un fresatore con due anni di esperienza
Che lì accanto scuoteva il capo col caffè.
Mentre a calcetto tornavano a giocare
I tornitori su torni paralleli
E dei saldatori con esperienza di disegno
Il gruppetto si scioglieva.

Noi ormai ce ne stiamo a parlare tra noi,
Loro a insultarci ma con cautela,
Io stesso a volte me ne accorgo dopo.

PIAZZA AUGUSTO IMPERATORE

Da troppo tempo chiusa per lavori
E’ un parcheggio abusivo
Piazza Augusto imperatore
Attorno al mausoleo.
Tre gli egiziani che reggono il business
Più un aiuto, un giovane nipote
Nabil Alì, di turno a mezzanotte.
Perché gli raccontassi le parole italiane
Sorrideva, era una festa solo se passavo
Di birra o di gelato, di accendino. Mi aspettava
Ripassando il condizionale
Scritto in matita su un taccuino.
Una sera le macchine dei vigili
Ruppero l’incanto, gli zii arrestati
E per lui girare al largo.
Ma forse sarei passato
E allora un grido flebile
Ruppe il silenzio dei vigili presenti
"Sono qui... sono qui", proveniente dal basso,
Due carboni accesi nel buio i suoi occhi
Dal cuore di Augusto.

A Fregellae come Cartagine distrutta
Furtivi orsetti bruni oggi scavate
Per pochi resti di colonne
E frammenti di vetro.
Nulla di intatto perverrà a chi vi manda,
Un patto scellerato col traditore Quinto
Condannò a devozione la città.
Come Cartagine,
Donde venite voi
Scavatori clandestini
Qui ad alternare Literno pomodori.
E non fu per diritto negato di cittadinanza
Che i fregellani insorsero
E Roma vendicò l’insulto?
Il permesso di soggiorno domandate,
E scavate, scavate...

A Fregellae come Cartagine: Distrutta nel 125 a.C. dal pretore romano Lucio Opimio, in seguito al tradimento dei propri concittadini da parte di Quinto Numitorio Pullo (esecrato persino da Cicerone), di Fregellae restano le rovine nei pressi della moderna Ceprano, tra Frosinone e Cassino. Rovine sulle quali venne consumato il rito della devotio, la consacrazione - con tremende formule di esecrazione - del suolo della città distrutta alle divinità degli Inferi: una sorte che nel II sec. a. C., come ricorda Macrobio, Fregellae condivise con Cartagine e Corinto. La ribellione dei fregellani era nata dalla mancata concessione da parte di Roma del diritto di cittadinanza.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica poesia il 4 giugno 2006