Cara Barbara Berlusconi

Sparajurij



Stimata Barbara,

è la grave crisi del paese che ci ispira nello scriverti e nel disturbarti. Confidiamo nel tuo ascolto e nella tua comprensione, abbiamo arguito – dalla tua discreta presenza mediatica – che sei una persona sana, equilibrata, acuta. Lo dicono i tuoi studi: uno di noi è un ex maestro steineriano e garantisce per bellezza ed efficacia del metodo, ed ora sei allieva di Cacciari che dice cose vere anche quando non ci piace.
Sappiamo che tu puoi capire.

Ora non lasciare che le colpe dei padri ricadano sui figli, su noi tutti e sulla prossima generazione.
Hai mai letto il Pasolini corsaro e luterano? Noi, ultimamente lo abbiamo rifatto e abbiamo trovato di/struggente contemporaneità. Pensiamo che la degradazione antropologica dell’italiano medio ad homo oeconomicus teleconsumatore ignorante egoista narcotizzato, sia evidente.

Ne è dimostrazione, e ci spiace dirlo, anche l’impressionante risultato elettorale di tuo padre. Entrava in scena (e più tardi in campo), il tuo babbo, proprio negli anni degli scritti pasoliniani, ereditava quell’Italia; e nei successivi trent’anni accelerava e completava quasi il "genocidio culturale". Con le sue tv commerciali di stampo americano, le sue scelte editoriali, il suo liberismo interessato, la sua bigotta laicità.

Non lasciare che le colpe dei padri ricadano sui figli. Somiglia oggi l’Italia, forse, a quella del’45, e c’è da ricostruire, c’è da risolvere problemi, più vecchi di trent’anni e che non devono avere futuro.

E il lavoro da fare è soprattutto culturale: diffondere i saperi, salvaguardare tradizione e sperimentazione, elevare il livello intellettuale del paese (che legge poco e male), dare spazio ad altre idee di mondo.

Noi, pochi poveri e giovani poeti e scrittori, ci stiamo provando; e tu puoi aiutarci.
Alza la voce in famiglia, che è ancora la più ricca e potente del paese. Sponsorizzaci alla Mondandori, fa sì che la poesia e il pensiero critico abbian tirature da Bruno Vespa, libera la piccola editoria coraggiosa dal soffocamento della distribuzione, dacci la direzione di un quotidiano o almeno una pagina su "Il Foglio" (che "L’Unità" mai ci darà), dacci Italia 1.
Non vogliamo spazio per attaccare tuo padre, vogliamo anzi liberarlo dal suo incubo, contribuendo all’urgente nuovo.

Dacci un lavoro dignitoso, siamo tutti disoccupati o precari. E non considerarci volgari arrampicatori sociali. Ben distanti ci teniamo dalla volgarità, ed il nostro arrampicare è un atto d’insurrezione di un’avanguardia anarcosindacalista del nuovo proletariato intellettuale.

Ascoltaci; redimi la tua stirpe; se vuoi, puoi.

Con rispetto.

Sparajurij

Pubblicato su "l’Unità", maggio 2006.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 7 maggio 2006