L’assenza di un dolore condiviso

Giorgio Fontana



Poco fa stavo dando una scorsa alle pagine online dell’Economist: mi è caduto l’occhio su una domanda posta ad alcuni guest contributors: "What’s causing high youth unemployment?"
E mi ha colpito il titolo del brevissimo intervento di Viral Acharya: Youth are frustrated by an absence of shared pain. Naturalmente qui Acharya usa il termine pain in chiave economica: ma se prendessimo in prestito lo spunto per dargli un orizzonte concettuale più ampio - un orizzonte interamente umano?
Se c’è una cosa di cui sono abbastanza certo è proprio questa: che uno dei motivi di maggiore frustrazione e nausea da parte delle generazioni più giovani è proprio il sentimento di dover pagare (non solo in termini monetari ma anzi in termini di responsabilità) per colpe commesse da altri, venuti prima - senza che questi altri si accollino non dico delle colpe, ma quantomeno parte di un fardello che sta diventando troppo pesante anche per la più motivata delle persone.
L’assenza di un dolore condiviso diventa così la cifra di questi tempi, ben oltre il triste e limitato perimetro dell’Italia (che pure ne resta un esempio particolarmente inquietante): se l’ingiustizia sociale è sempre più evidente, ancora più evidente è la mancata redistribuzione della sofferenza. Dello sforzo, della fatica. Come se al divario generazionale se ne aprisse un altro: il regno del desiderio e del sogno sempre più lontano, sommerso per intero dal regno del dolore.
La domanda su cosa faremo di questi anni è sempre più pressante, e non ho ancora trovato un briciolo di risposta da parte di chi dovrebbe fornirla.








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica il dolore animale il 5 settembre 2011