Amico Giuda

Tiziano Scarpa



Chi è il vero nemico di Gesù? Il diavolo, Erode, i Farisei, Pilato, Giuda? I candidati sono molti, nei Vangeli. E bisogna riconoscere che Satana ha il pregio di essere il più leale di tutti. Si fa vivo molto presto, e affronta Gesù a viso aperto, da solo, tentandolo nel deserto. Non vuole ucciderlo, gli fa delle offerte. Molto subdole, certo. Ma Gesù lo zittisce in poche battute. Tutto sommato il diavolo è una specie di preparatore atletico, uno sparring partner che fa a pugni con Gesù per insegnargli le mosse della boxe e fortificarlo contro nemici molto più pericolosi: gli uomini.

Il vecchio Erode aveva provato a stroncarlo da piccolo, ma lo sterminio di neonati fallisce, e quando Gesù, trent’anni dopo, inizia a predicare, il vecchio re è morto e sepolto. Ma intanto la contrapposizione è stata enormemente sproporzionata: da una parte un re e la sua polizia sanguinaria, dall’altra un bambino. Il piccolo Gesù conosce prestissimo la morte che lo bracca, la sua è un’infanzia disincantata. Come si fa a crescere allegro fra giochi e amichetti, quando sai che qualcuno ha organizzato un genocidio per farti fuori? C’è chi ha parlato addirittura di un senso di colpa di Gesù per essere stato, sebbene involontariamente, la causa della strage della sua generazione. La sua sopravvivenza ha avuto un prezzo altissimo: le vite di tutti i suoi coetanei.

Da adulto, i suoi nemici sono dappertutto, sopra e accanto a lui. D’altronde, Gesù non fa che provocare delusioni. Ci restano male soprattutto quelli che speravano in lui come capo di una rivolta. Gli zeloti vogliono rovesciare il regime di occupazione, cacciare i Romani, ma quando Gesù dice forte e chiaro che il suo regno non è di questo mondo, ecco che si crea la classica spaccatura nell’opposizione: quelli che dovrebbero essere alleati nella causa comune, diventano reciprocamente gli antagonisti più feroci. I rivoluzionari contro i riformisti, i comunisti contro gli anarchici contro i socialisti…

Ma le parole di Gesù, anche se non mirano alla presa del potere politico, mettono in discussione tutto. E poi Gesù è un bestemmiatore, il peggiore: non perché dica parolacce a Dio, ma perché sostiene di essere Dio lui stesso. I farisei lo provocano per coglierlo in fallo, gli contestano tutte le infrazioni della legge, la sua sfacciata rottura dei tabù. I sacerdoti e l’intera struttura religiosa della sua epoca è contestata da Gesù coi fatti: è naturale che la reazione sia una condanna. Sono questi i suoi veri nemici: le istituzioni e i loro funzionari, il modo in cui è organizzata la vita, la religione, il rapporto con Dio e quello fra gli uomini, la società del suo tempo che opprime le donne, delle quali Gesù è, scandalosamente, interlocutore e amico. Ida Magli ha colto con grande nitore la carica rivoluzionaria di Gesù, il suo progetto di cambiare completamente la mentalità di un popolo, i presupposti fondamentali su cui si regge una comunità.

In tutto questo, il povero Pilato fa bene a non immischiarsi, ed è esagerato ingigantirne il ruolo: non è lui il nemico. Per Pilato, Gesù è stato un episodio come tanti. Anatole France lo ritrae come un signore in pensione che invecchia serenamente in una villa di campagna: si ricorda a malapena del suo incarico giovanile di procuratore della Giudea. Nella sua memoria non c’è quasi più traccia del profeta palestinese, quel giovane di cui tanto tempo fa ha firmato la condanna a morte.

Rimane Giuda. Il fallimento più grande di Gesù. Quest’uomo ha vissuto tre anni con lui. Lo ha sentito predicare. Gli ha visto fare miracoli. Da vicino. Ha avuto il privilegio di stargli accanto, di sentirlo parlare in privato. E il risultato di tutto questo è stata la decisione di consegnarlo agli aguzzini.

Giuda è una figura veramente misteriosa. Di lui non sappiamo quasi nulla. Non è chiaro nemmeno che cosa significhi il suo appellativo, "Iscariota". I Vangeli dicono soltanto che era l’economo del gruppo, aveva la responsabilità della borsa degli apostoli. E, secondo quanto dice Giovanni, faceva la cresta, tratteneva soldi per sé: suona come una vendetta evangelica postuma contro il traditore, per metterlo in cattiva luce anche nella sua attività quotidiana. Ma è tutto qui? Malignità su di lui non ce ne sono altre.

Nei Vangeli Giuda è il testimone muto (ed è questo il ritratto che ne ha fatto Giuseppe Berto, nel romanzo La Gloria: Giuda è un narratore silenzioso che però dà un giudizio su tutto, assiste ai fatti con una presenza muta ma pensosa). Nei Vangeli Giuda non si esprime mai, quasi non dice una parola per tre anni, se ne sta zitto a osservare, condivide le stesse esperienze di Gesù, le organizza, verifica se ci sono abbastanza soldi per fare un banchetto e dare da mangiare ai bisognosi venuti ad ascoltare Gesù. È un amministratore scrupoloso, pignolo, e forse prova un po’ di invidia: l’unica volta che apre bocca è per far presente che quella boccetta di olio profumato vale molto; si poteva venderla e dare sollievo ai poveri, invece di sprecarla tutta per far bello Gesù.

Sarà stato lui, in qualità di economo, a constatare che non c’era cibo sufficiente per sfamare la gente venuta a sentire Gesù: là fuori formicolavano cinquemila persone, e loro avevano soltanto cinque pagnotte e due pesci.

È intollerabile, è veramente disperante che chi ha conosciuto Gesù così da vicino sia stato quello che ha covato in cuor suo una condanna a morte, in un lungo procedimento giudiziario personale, intimo. Perciò l’interpretazione gnostica contenuta nel Vangelo di Giuda sembra un risarcimento consolatorio. È come se affermasse: no, non è possibile che Gesù si sia sbagliato così tanto da suscitare l’odio e il tradimento in uno dei suoi amici più intimi! Dev’esserci stato qualcosa sotto! Sì, quei due avevano fatto comunella: "Sarai superiore a tutti gli altri, perché sacrificherai l’uomo che mi riveste", dice Gesù a Giuda in questo vangelo apocrifo. "Allontanati dagli altri e ti svelerò i misteri del regno. Tu potrai raggiungerlo, ma dovrai arrecare molto dolore." Giuda dunque sapeva tutto, aveva capito tutto: non tradisce Gesù, ma anzi asseconda i suoi progetti. Si è sacrificato, ha fatto volutamente la parte del cattivo per consentire che il progetto divino si realizzasse: non pochi scrittori ed esegeti hanno letto Giuda in questo modo. A me sembra un’interpretazione escogitata per guarire un trauma: nega che sia potuto accadere il più inaccettabile dei tradimenti della Storia. Un’eresia grandiosa, un’intera teologia alternativa è stata edificata per salvaguardare il valore della fedeltà e dell’amicizia umana. Cielo e terra metafisicamente stravolti per salvare la storia di due amici.

Pubblicato su "L’Espresso" n. 16, 27 aprile 2006.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 1 maggio 2006