Concentrazione totalitaria di un’idea di arte

Carla Benedetti



Oggi i veri teorici dell’arte sono magnati e grandi collezionisti come François Pinault, nuovo gestore di Palazzo Grassi a Venezia. L’idea di arte che circola è influenzata pesantemente dalle loro operazioni. Ma nessuno solleva per loro il conflitto d’interesse.

François Pinault è il proprietario di Gucci, di Yves Saint Laurent, dei vini Chateau Latour e della casa d’aste Christie’s, oltre che grande collezionista. E’ il massimo collezionista mondiale di arte povera e suoi derivati odierni. E ora ha avuto dal comune di Venezia la gestione di Palazzo Grassi. E presto, probabilmente, anche di Punta della Dogana (dove installerà un museo permanente). Si dice che abbia speso un centinaio di milioni di euro per il restauro, che forse gli torneranno in quotazioni delle sue oltre duemila opere. Ha in programma una mostra sull’arte povera. Ovviamente, essendo il massimo collezionista di arte povera, avrà tutto l’interesse a valorizzare un certo tipo di produzione artistica a discapito di altre.

Cubisti, espressionisti, futuristi, dadaisti….ogni avanguardia ha preteso di superare forme d’arte precedenti e ormai museificate.

Oggi nessun artista lo potrebbe più fare. Ma non perché la nostra epoca è stata definita come l’era della post-avanguardia (questa è solo la legittimazione ideologica della chiusura odierna del sistema dell’arte).

Se infatti oggi qualcuno immaginasse e praticasse una forma di arte diversa da quella che ha corso nelle grandi organizzazioni espositive, si troverebbe a combattere una battaglia impari. Dovrebbe scalzare le altre forme non solo sul piano artistico e teorico, ma anche su quello della forza economica e del monopolio espositivo.

Se per esempio qualcuno volesse mostrare che altre strade oggi sono possibili oltre all’arte povera e ai suoi derivati odierni, dovrebbe vedersela niente di meno che con la forza economica e espositiva di François Pinault che è il massimo collezionista mondiale di arte povera, e quindi tende ovviamente a usare tutti i suoi mezzi per valorizzare quell’idea di arte, chiudendo altre strade.

Oggi i veri teorici dell’arte sono persone come Pinault e i loro corrispettivi. Sono loro che impongono l’idea di arte (cioè la chiusura dell’arte su quell’idea che meglio valorizza le loro collezioni). Ma nessuno solleva per loro il conflitto d’interesse

Perciò tutto nel campo dell’arte è oggi diventato grottesco.

Sui giornali si parla metaforicamente di "conquista del Canal Grande" da parte di Pinault. Non ci si rende conto che è davvero un atto di conquista.

Il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, ne è entusiasta. Arriva un magnate francese, arrivano i soldi. Al giornalista che gli chiede se ormai non ci sono troppe istituzioni straniere a Venezia, Cacciari risponde euforico: "Magari ce ne fossero altre diecimila. Venezia deve essere una città assolutamente internazionale [l’internazionalismo dell’economia!?!]. Anche se l’amministrazione fosse piena di soldi, cosa che non è, ci sarebbe da augurarsi la presenza di centomila Pinault"

Della collezione di Pinault, Cacciari dice che è difficile, provocatoria, ma che è "una collezione che a Venezia mancava. Mancava qualcosa di assolutamente contemporaneo".

Quindi Pinault rappresenta il contemporaneo. Il contemporaneo a Venezia sarà d’ora in poi monopolizzato da un magnate che è collezionista del contemporaneo. Il Canal Grande sarà invaso da quella idea di arte. E tutti sembrano contenti.

Nella mostra di inaugurazione, "Where are we going?" (Dove stiamo andando?), curata da Alison M. Gingeras, all’inizio dello scalone c’è un "ritratto" di Pinot, fatto da Piotr Uklanski: una radiografia del cranio del nuovo proprietario di Palazzo Grassi, realizzata con tecnica termografica. Allusione alla complicità tra l’artista e il magnate, che qui vorrebbe presentarsi come un mecenate.

I Medici erano banchieri-mecenati. Si facevano ritrarre dal Ghirlandaio. Ma il loro potere economico non si basava sul mercato dell’arte. Pinault può essere solo mecenate dell’idea di arte che a lui interessa valorizzare.

E questo è solo un piccolo frammento del circuito grottescamente chiuso e autoreferenziale del sistema dell’arte odierno.

In questo sistema sarà sempre più difficile che appaiano nuove cose, nuove idee.

La forza della creazione artistica può solo aprirsi una strada con le unghie, faticosamente, da tutt’altra parte.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica arte il 29 aprile 2006