Una storia molto naturale

Riccardo Subri



Ho anche un paio di ali, quindi, per favore, non chiamarmi topo. Sono nato cieco e non m’importa di esserlo. Del resto che senso ha rimpiangere qualcosa quando nemmeno immagini cosa sia.
Siamo animali, così c’è scritto sul nostro manuale d’istruzioni: per noi solo volo notturno e caccia d’insetti. Quando mi risveglio ho in testa un solo pensiero: fame, fame cieca, fame di animale cieco. Battendo le ali esco dalla grotta e svolazzo per la campagna, che per noi è come una lavagna dove ci voliamo attraverso, disegnando il paesaggio con il gessetto dei nostri gridi.
Con il mio radar che dicono sofisticato individuo gli insetti, che in giro ce ne sono tanti. Quelli che non sanno di niente ma che per la pancia vanno bene lo stesso. Poi ci sono i tuttali e i tuttapunta. I tuttapunta non si digeriscono. Quando ne ingoio uno è uno sbaglio e subito lo risputo. I tuttali invece vanno bene, ma ce ne vogliono almeno 666 per riempire la pancia. Una fatica bestia trovarci qualcosa di buono, ma forse è per questo che i tuttali ci piacciono.
Siamo animali, così c’è scritto sul nostro manuale d’istruzioni: per noi solo volo notturno e caccia d’insetti. L’anno passato ho anche reduplicato con una femmina. Ma per capire che era una femmina l’ho prima dovuta nasare. Le ho fatto: "Criii!". E "Criii!" ha fatto lei, che voleva dire che era d’accordo. Ma su un albero a testa in giù... Mi reggevo con le zampe e intanto mi avviluppavo a lei con il resto. Cercare di non farmela scappare e intanto darmi anche da fare. Perché il tempo è quello che è, scarsamente soddisfacente.
Quando l’ho lasciata non capivo più cos’era il sopra e cosa il sotto. Volavo a casaccio a radar spento. Volavo con la paura che fosse finita. Poi ho sbattuto il muso contro qualcosa e mi ci sono aggrappato. Per intanto sono salvo, mi sono detto. Peccato che con quella poi non ci siamo più ritrovati. Certe volte ci penso, io e lei a testa in giù sul quell’albero. Ma anche quello, chi si ricorda più dov’è.
Siamo animali, così c’è scritto sul nostro manuale d’istruzioni: per noi solo volo notturno e caccia d’insetti. Quando tocchiamo terra vuol dire che siamo morti. Nella mia grotta che – scusa il bisticcio – siamo giusto quattro gatti, d’inverno fa un freddo cane. Ogni tanto qualcuno di noi si dimentica di restare vivo e se ne viene giù come una cosa morta. E col freddo poi finisce che resta morto davvero.








pubblicato da s.nelli nella rubrica il dolore animale il 22 aprile 2006