Anticipazione #3

Antonio Moresco



Un amico, Sergio Nelli, mi ha regalato un’edizione, parziale ma comunque appassionante e da tempo attesa, del carteggio Goethe-Schiller.
"Ma che bello!" gli ho detto "Era tanto che desideravo leggerlo! L’hai trovato in una libreria antiquaria? Su una bancarella di libri usati?"
"No, cosa dici! E’ appena uscito."
"Com’è possibile? Sembra un’edizione vecchissima. La carta è scura, molto ingiallita ai bordi…"
"Adesso riescono a riprodurre perfettamente quei particolari, per dare un’idea del libro antico, importante."
"E’ vero, ne ho viste anch’io di copertine così, ultimamente!"
"Sì sì, adesso si fa così!"
"Ma guarda…"
"Eppure è nuovo di zecca, l’ho preso addirittura da uno di quei carrelli dove sono impilati i libri nuovi appena arrivati, che i commessi trasportano nelle librerie per rifornire gli scaffali."
"E ci sono anche quelle piccole macchie della carta, sembrano placche arteriosclerotiche…"
"Hai visto?"
"Da non credere!"
"Riescono a fare quello che vogliono!"
Me lo rigiro tra le mani, lo guardo.
"Però qui, in copertina, dove figura il nome dell’editore, vedo scritto:
"Rinascimento del libro, Firenze"… Che editore è? Non l’ho mai sentito."
L’amico ride della mia ingenuità.
"Ce l’hanno messo apposta, quel nome lì, per rafforzare l’ idea dell’antico. Invece sai chi pubblica quel libro?"
"Chi?"
"Mondadori!"
"Ah, sì?"
"Sì e, come se non bastasse, negli Oscar!"
"Negli Oscar? Non è possibile! Non ci credo! Eppure sembra davvero un libro vecchio, vecchissimo…"
"Hanno dei grafici formidabili, riescono a rendere perfettamente la patina del tempo, per dare un valore aggiunto… Eppure questo libro è nuovo di zecca!"
"Ma pensa… Però, scusa… vedo che nell’ultima pagina c’è scritto:
"Stampato il 30 settembre 1938". E poi… oh, cazzo! C’è scritto: "Terzo anno dell’Impero". E sotto, addirittura: "Sia lodato l’Eterno".
Il mio amico ride a crepapelle.
"Hai visto come sono bravi! Non trascurano un solo particolare. Ma ti dirò di più: stanno pubblicando un sacco di libri da tempo introvabili, e li pubblicano nelle economiche, non in quelle edizioni rilegate e carissime e per "specialisti" che nessuno compera. Proprio per metterli nelle mani del maggior numero possibile di persone, perché credono nella loro capacità di arrivare anche adesso al lettore con la loro forza, la loro profondità, la loro inattualità e la loro bellezza, anzi adesso ancora più di ieri, nella loro capacità di riempire un vuoto, un’attesa. Infatti stanno andando benissimo, li ristampano continuamente."
"Ma che bella notizia! Non lo sapevo. Sai… io in questo momento sono un po’ fuori, non riesco a tenermi informato..."
"Sì sì, hanno appena ristampato anche Persiles di Cervantes, Diario di uno scrittore di Dostoevskij, che non si trovava più in libreria da decenni, Il giglio nella valle di Balzac, tanti altri…"

Così, per fare partecipi anche voi di questa bella notizia, trascrivo qui alcuni brani di questo meraviglioso libro uscito da poco negli Oscar Mondadori:

Schiller a Goethe:

"Il suo spirito agisce intuitivamente in grado straordinario e tutte le sue facoltà mentali sembrano aver fatto un compromesso con l’immaginazione quale loro rappresentante comune. E’, in fondo, questo il più alto grado a cui giunga l’uomo, quando gli sia possibile generalizzare la propria contemplazione e fare in modo che i propri sentimenti dettino legge."

"E’ ben vero che io posso rendermi testimonianza di essere rimasto fedele alla natura, nelle mie speculazioni filosofiche, quanto lo comporta il concetto di analisi. Forse le sono rimasto più fedele di quanto i nostri filosofi kantiani non lo credano lecito e possibile. Pur tuttavia non sento meno vivamente la distanza infinita che separa la vita dal ragionamento e non posso fare a meno di interpretare, in quei momenti di malinconia, come un difetto della mia natura ciò che, nelle ore serene, mi sembra solo una proprietà naturale della cosa stessa. Questo però è certo, che il poeta soltanto è un vero uomo, e il miglior filosofo non ne è che la caricatura."

"Adesso comprendo appieno le sue parole, quando diceva che soltanto il bello e il vero hanno talvolta il potere di commuoverla fino alle lacrime."

Goethe a Schiller:

"Una delle caratteristiche principali del poema epico è di essere "discorsivo", cosicché tutti i "motivi ritardanti" sono epici. Ma questi non devono essere degli ostacoli veri e propri, i quali invece appartengono piuttosto al dramma. Se la necessità del ritardo, ampiamente soddisfatta nei due poemi omerici (…) fosse veramente indispensabile e da non trascurarsi, ogni schema che vada diritto alla meta è da scartare, o per lo meno va considerato subordinato al genere storico."

"Dato che il poema epico non può avere unità drammatica, poiché una tale unità assoluta non si troverebbe nell’"Iliade" né nell’ "Odissea", e secondo le nuove teorie queste risulterebbero composte di frammenti ancor più diversi di quanti veramente non siano. Ciò che vuol dire, secondo la mia idea, che deve cessare di essere un poema. E queste sarebbero idee giuste, le quali vengono contraddette dall’esperienza stessa, se le osservazioni sono ben fatte. Poiché anche se l’"Iliade" e l’"Odissea" fossero passate per le mani di mille poeti e redatte da mille persone diverse, vi si vedrebbe ugualmente la tendenza potente della natura poetica e critica verso l’unità."

"Ella avrà udito cento volte dire che, dopo aver letto un buon romanzo, si desidererebbe vederlo sul teatro; e quanti drammi cattivi ne sono usciti! Egualmente gli uomini vorrebbero vedere ogni situazione interessante riprodotta immediatamente in una incisione; affinché la loro immaginazione non abbia più da lavorare, tutto dovrebbe essere sensibilmente vero, perfettamente presente, drammatico, e il drammatico dovrebbe porsi accanto all’assolutamente reale. Orbene: gli artisti debbono resistere con tutte le forze a queste tendenze infantili, assurde, separare opera d’arte da opera d’arte con circoli magici impenetrabili, conservando a ciascuna la qualità e il carattere suo proprio. Così hanno fatto gli antichi e perciò essi diventarono e furono artisti così grandi. Ma chi può separare la nave dai flutti su cui galleggia?"

"Il felice incontro delle nostre due nature ci ha procurato molti vantaggi e spero che questa relazione continuerà sempre così. Se io ero per lei il rappresentante di alcune speciali tendenze, lei mi ha distratto dall’osservazione troppo rigida delle cose esterne e dei loro rapporti e ricondotto a me stesso, mi ha insegnato a osservare con maggiore equità i diversi aspetti dell’uomo interiore, mi ha donato una seconda giovinezza, mi ha fatto ridiventare poeta quando avevo quasi cessato di esserlo."

Goethe-Schiller, Lettere, Oscar Mondadori.








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 24 marzo 2006