Anticipazione #2

Stefano D’Arrigo



Pubblicato una prima volta nel 1985, Cima delle nobildonne è un libro perentorio e anticipatore, uno dei più eccentrici di tutta la letteratura moderna. Vi si parla di un antico faraone femmina, di placenta, di creazione chirurgica della donna, di immagine trasmessa e di tante altre cose. E’ come se questo scrittore, ancora profondamente incompreso nel nostro stupido, corrotto e infelice paese, con due soli romanzi avesse percorso tutto l’arco della letteratura.
Nei brani che seguono si racconta il più raggelante e cruento coito in differita di tutta la letteratura.

"Nella rapida occhiata che Belardo gli aveva fatto dare, gli era parso sulle prime che la valigetta contenesse dei grossi sigari, stranissimi, di colore bianco. Poiché adagiati non offrivano interamente alla vista la caratteristica testa, ci aveva messo qualche momento a vedere che non si trattava di sigari ma di falli, di una mezza dozzina di falli in latex, disposti secondo una scala di misure, da –12 a +24, scientificamente studiata dalla Scuola di Zurigo, come diceva la didascalia sotto la confezione.
"Quelle dunque erano le misure bell’e pronte dell’’intruso’, il fallo artificiale che prima del fallo del ’fidanzato’ e come in vece sua, viene alloggiato nella neovagina appena cruentata.
"Anche di quello, dell’intruso, come uno dei più forti motivi di attrazione della neovagina per il profano, gli aveva fatto cenno Belardo quella mattina, dicendogli che come la creazione della vagina è il pezzo di bravura del chirurgo ginecologico, così la confezione dell’intruso lo è per il chirurgo plastico.
"Il biondino plastico fra quelle serie di falli di misure in scala non doveva cercare l’intruso per la neovagina di Amina, ma fra quelle trovare la misura del fallo dell’Emiro sulla quale i plastici, già in attesa, avrebbero confezionato l’intruso, misurato giusto per l’alloggiamento che Belardo aveva allora allora scavato dentro Amina."

"Belardo però non poteva contare sull’immaginazione del Principe. Nessuno sapeva come sapeva lui che doveva spicciarsi con quell’intruso che andava introdotto nella vagina appena cruentata della piccola Amina dell’Emiro, perché solo allora la piccola Amina non avrebbe corso più il rischio (allora e sempre del resto imminente, incombente) che le pareti della sua neovagina, di tessuto estremamente lasso, cedessero, riempiendo la cavità.
"Quasi all’uscire dall’anfiteatro perciò, sia che l’Emiro contasse sulla sua immaginazione, sia che contasse sul fatto che le sue tre giovanissime Mogli Anziane l’avrebbero seguito mute mute secondo l’intesa, Belardo prese l’iniziativa e prima fece segno alle tre ragazze di scendere giù anch’esse e dopo gliele indicò all’Emiro.
"L’Emiro allora, sorridendo, accennò di sì col capo e si mosse per andar giù, ma come si ricordasse di qualcosa, girò gli occhi sulle sue tre Mogli con l’aria di cercarne fra di esse una in particolare, e quando la ravvisò, si fece seguire giù da quella sola."

"’In questo preciso momento prendiamo in mano l’intruso, più esattamente il rustico, il prototipo, lo scheletrato dell’intruso, eccolo. Si tratta di un cilindro che ha più o meno la forma e le dimensioni di un pene in erezione. Per questo, a una sua estremità culmina in una piccola cupola. Avvolgiamo attorno al rustico i lembi di cute con la faccia esterna direttamente a contatto del rustico, e con la faccia interna, quella cioè cruentata dal dermotomo, rivolta all’esterno, rivolta cioè alle pareti della neovagina ancora in piena cruentazione.’"

"’Ancora sotto narcosi da curarico’ aveva preso a dire ’la paziente non ha potuto averne coscienza e non ha quindi subito alcun trauma per quel corpo estraneo, per l’appunto l’intruso, che le è stato introdotto nella neovagina appena cruentata. E neanche dopo, venendo fuori dalla narcosi, avvertirà di avere quel corpo estraneo dentro. Sarà traumatizzante per lei fra otto giorni quando noi glielo tireremo fuori per controllare se le pareti del tunnel, fatto di quel tessuto estremamente lasso, si reggono o franano non appena l’intruso le viene tolto. Da quel momento, e spesso per sempre, la paziente comincia la sua vita in comune con l’intruso. Lei da sola, quel corpo estraneo, lo metterà e terrà nella vagina per rinsaldare le pareti del tunnel, eccettuati i brevi momenti del coito, coito che sarà bene tenerlo presente, le darà dapprima un orgasmo solo clitorideo e poi anche vaginale, quando lo sostituirà col fallo del suo partner. Di quei momenti solo lei potrà dire se quello che sente di più è il trasporto per il fallo vero e proprio, il fallo del suo partner, o la nostalgia per il fallo artificiale, per quell’intruso col quale ormai, più che con quello, avrà dimestichezza a stare in compagnia e a convivere. Malgrado questo però, la forza del sentimento e la potenza dell’amore operano quasi sempre il miracolo. La neovagina e il suo partner intraprendono due volte su tre una vita matrimoniale molto normale e felice, senza nessun terzo incomodo, senza correre insomma il rischio di fare ménage à trois, lei lui e l’intruso, come si potrebbe temere.’"

Stefano D’Arrigo, Cima delle nobildonne.








pubblicato da a.moresco nella rubrica libri il 16 marzo 2006