Vietato leggere

Dario Voltolini



Sono passati ormai tredici anni da quando la scrittrice Dubravka Ugresic ha lasciato la sua terra natale, l’attuale Croazia. Nella sua condizione di esilio ha scritto questi saggi, tutti appartenenti al decennio scorso. Di lei il lettore italiano ha potuto leggere Il museo della resa incondizionata, pubblicato da Bompiani nel 2002, opera molto notevole sia sul piano della forma sia su quello emozionale, toccante e profondo dei contenuti.

Nei suoi saggi (Vietato leggere, nottetempo), Dubravka Ugresic ha la stessa verve e la stessa penna graffiante, in cui si mescolano con un’armonia per nulla scontata un ragionare spietato e uno sguardo umile, un personalissimo senso dell’umorismo e un disincanto critico a trecentosessanta gradi, che riesce a coinvolgere in una specie di zoo dei comportamenti insensati tanto l’Est quanto l’Occidente, tanto il mondo prima del crollo comunista quanto, soprattutto, quello dopo.

Ci sono dei cortocircuiti illuminanti, frutto di un punto di vista guadagnato con fatica e alti costi personali, grazie ai quali la scrittrice ci fa balenare all’improvviso la vicinanza sostanziale fra estetiche che il pregiudizio vuole lontanissime, quale ad esempio quelle della cultura popolare di matrice statunitense e sovietica (realismo socialista e Hollywood!). Oppure mettono in una diversa prospettiva le polarità della cultura della globalizzazione e quella del localismo: «Ho sperimentato di persona la pratica locale della distruzione della cultura in nome della cultura, la prassi dell’abbattimento dei monumenti e della distruzione dei libri, la prassi della censura e della cancellazione della memoria culturale. Dopo un’esperienza del genere, dovendo scegliere fra locale e globale, io scelgo senza esitazione il globale, qualunque cosa significhi».

Tutti i saggi qui raccolti sono stati composti prima della scena mondiale che si è aperta dopo l’undici settembre 2001, e la sensazione che si ha leggendoli è difficile da esplicitare. Proviamoci. La riflessione sulla fine di un mondo, quello comunista, e ciò che culturalmente ha significato, qui è profonda e mette in circolo innumerevoli spunti ancora da elaborare, da digerire. Ma oggi sembra addirittura che siano due i mondi finiti, cioè che anche la fase aperta dal crollo comunista sia finita. Tutti i problemi lasciati drammaticamente aperti all’epoca, sono oggi doppiamente rimossi. Non abbiamo avuto tempo e modo di riflettere su una scena, che quella scena è stata cancellata da una nuova composizione del dramma planetario. Paradossalmente sembrano più in corso di analisi le questioni spiccatamente letterarie poste dall’autrice, di quelle politiche e in senso lato culturali, umane. Su quali rovine, viene da chiedersi, stiamo poggiando altre rovine? Quando si potrà, se si potrà ancora, riprendere il filo dell’interpretazione di quanto è accaduto in Europa solo pochi anni fa? Ci sono degli insoluti, che questi saggi lucidamente pongono come tali alla riflessione culturale, i quali oggi sono cancellati dall’avvento di altri insoluti, che quotidianamente aumentano l’ansia e l’insicurezza del vivere.

Oltre alla peculiarità dei temi qui proposti alla nostra riflessione, occorre cogliere un aspetto del lavoro intellettuale che Dubravka Ugresic compie, fare tesoro della sua inesauribile capacità di scavare sotto il pregiudizio e la vulgata mediatica che ci vela lo sguardo. Questo atteggiamento oggi è difficile da mantenere. Noi vorremmo presto un altro libro di saggi così, scritti nel nostro terribile inizio di millennio. «Un duro lavoro – scrive la Ugresic – aspetta tutti quelli che ritengono che ci sia qualcosa che non va nell’"arte", ma che ci sia ancora qualche speranza».

(Dubravka Ugresic, Vietato leggere, trad. di Milena Djokovic, nottetempo, pp. 338, euro 15. Pubblicato su tuttoLibri, La Stampa, 4 marzo 2006. )








pubblicato da d.voltolini nella rubrica libri il 9 marzo 2006