Carne d’aranciata

Giorgio Falco



Luca, ringraziamo la distanza, la parvenza umana definita dai giorni allineati, l’abitudine che salva, la costanza appollaiata sopra i davanzali dei piccioni, consuetudine è impalare la spina nella presa, sapere se si accende il mezzo per aprire questa pagina e riempire, consumare, digitare la tastiera.

Luca, per capire il processo produttivo, se vuoi comprare carne per la catena dei supermercati, oscuro semidio anche un po’ consumatore, devi entrare, vai, avanti, Luca, dentro te stesso, dentro la pistola, è come la tecnica di riempimento per iniezione, il collagene imitazione di un eterno fatturato, riempire la pelle dall’interno per sopravvivere più giovani, morire nelle copertine macerate col sostegno di molte meno rughe.

Luca, riempi te stesso, implodi, solo entrato così tanto puoi sperare, sparare, sottrarti, conquistare la fiducia giornaliera nella morte quotidiana, sopra i bordi di una guerra senza prigionieri, lanciamo fiumi dal quinto piano e diciamo che si ammazzano incoscienti, eh, le stagioni, Luca, sono capricciose, le dobbiamo spingere coi bastoni e difenderci, qui invece niente bastoni, niente stagioni, forse il tempo.

Luca, segui il ritmo della giostra, automobili, lavatrici, articoli, visioni, telefonate, oggi è il bovino, preso nella giostra, la testa del bovino buona per la foto di una mostra produzione, ti guarda spaventata, infreddolita dal viaggio in autostrada, zero gradi o sole da cottura dentro le fontane dei telegiornali, prima della morte, viaggia a ottanta all’ora sulla corsia di destra, a chiazze bianca e nera, linfa rosa linda dei maiali ripuliti o bianca accovacciata, pallottola grumosa di galline intrappolate nella schiera.

Luca, la morte, della parola, nelle riunioni, nelle fiere, nei convegni, i grafici più belli colorati, signori, le cifre parlano da sole, indicano la strada, i grafici, i segmenti di mercato, gli ascoltatori in coda, buongiorno, oggi l’oroscopo prevede mezzo milione di animali morti, il traffico è rallentato ma scorrevole rispetto all’ultimo nostro aggiornamento, la linea indica 200 capi di bovini all’ora, dobbiamo migliorare, essere competitivi, l’ideale è 400 colpi, no, la Francia no, l’esempio è il macello americano, 400 è il target raggiungibile, la cronaca volgare influenza la sentenza, 50.000 tonnellate di pollame in frigorifero sono già storia destinata a indegna sepoltura, la terra e niente crisantemi.

Luca, il lunedì cresce la borsa bovina, più bovini morti per colmare la paura del mercato, il suino non dà problemi, il suino è intelligente, in America lo usano come cane antidroga, non diciamolo, un suino emiliano perquisisce il politico siciliano, ma scherziamo, ah? Luca, l’agnello, a Pasqua ne vendi 4000, una manifestazione davanti all’Assolombarda, gli operai esigono il loro pezzo di agnello, la conquista, togli una salamella al sindacalista, impazzisce, il sindacalista fa qualsiasi cosa, batte le mani nello sfondo d’aranciata non più rosso ma alla salamella non rinuncia.

Luca, usa la pistola da mattanza, la morte, la carne, la carne culla provvisoria delle ossa, la carne perfino biologica pagata per l’idea del buono che rimanda l’appuntamento con la fossa, Luca, finisci la giornata, il male al braccio destro per la posa dello sparo all’orizzonte, il bovino, l’ovino, l’equino, il suino, tutta questa morte distante come carne.

Giorgio Falco ha pubblicato Pausa caffè (Sironi, 2004), che si apre con un racconto sulla mercificazione della morte animale. Da cinque anni è vegetariano.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica il dolore animale il 6 marzo 2006