La necrosi delle pagine culturali

Carla Benedetti



L’intervento di Baricco mi ha molto colpito e ho subito parteggiato per lui. È ovvio che chi scrive un libro, chi dedica lavoro e ostinazione a un’idea, merita un confronto serio e non due battutine lasciate cadere parlando d’altro, senza entrare nel merito. È ovvio che il critico dovrebbe attraversare in profondità il suo oggetto (e questo è il requisito minimo, ancora meglio sarebbe se il critico, oltre a leggere e argomentare con cura, avesse anche delle idee, ma spesso le due mancanze vanno assieme).

A liquidare un libro con un sorrisetto derisorio, o persino con un attacco alla persona, fatto magari per regolare i conti, senza che al lettore arrivi una briciola dei contenuti o delle idee in gioco, sono buoni tutti. Tra l’altro questa è una modalità di "critica" che ai letterati italiani piace molto, soprattutto per far fuori autori o idee scomode. Persino Tommaseo trovò il modo di piazzare colpetti analoghi a Leopardi dentro al suo Dizionario (andate a vedere per esempio la voce "procombere"), e questo la dice lunga sulla piccineria dei protagonisti, passati e presenti, della cultura nel nostro paese.

Ma la cosa che più mi ha colpito dell’intervento di Baricco è un’altra. E cioè che una simile protesta contro la superficialità grottesca di certo giornalismo culturale venga da uno scrittore di bestseller a cui certo non manca la visibilità, e che tra l’altro può disporre per ribattere di un ampio spazio su un importante quotidiano nazionale. È insomma clamoroso che a lamentarsi questa volta non sia lo scrittore ignoto, ma il più noto. Questo significa che c’è in gioco molto di più di una semplice scorrettezza da parte di questo o quel critico.

In gioco c’è la necrosi avanzata delle pagine culturali italiane e della loro implicita idea di letteratura. La maggioranza delle pagine culturali italiane è schizofrenica. Da un lato esaltano ciò che vende (ricordo un articolo di poco tempo fa che metteva l’uno accanto all’altro i volti di Baricco e di Buttafuoco, con sotto i rispettivi numeri di copie vendute. Messaggio implicito: "ciò che vende vale". E un articolo su Magazine del Corriere, dedicato alla Mastrocola, intitolato "Come ti vendo 80.000 copie"). Dall’altro ospitano articoli che snobbano ciò che vende in nome di un’idea mortuaria di letteratura. Da una parte offrono una letteratura surgelata, sfibrata, incrostata nel vecchiume. Dall’altra le marchette con gli editori e le grandi macchine pubblicitarie.

Le pagine culturali del maggior quotidiano italiano sono impegnate da anni in operazioni di revisionismo storico. Parlano solo di anni ’30 e ’40. Ma quando parlano dell’oggi è per lanciare libri di plastica destinati alle grandi tirature, con operazioni pubblicitarie concertate. Nient’altro. Lo scollamento tra le pagine culturali italiane e la cultura viva del paese è oggi pauroso. Tutto ciò che di nuovo e di forte si produce resta fuori.


L’articolo di Alessandro Baricco "Cari critici, ho diritto a una vera stroncatura" si può leggere qui.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica giornalismo e verità il 2 marzo 2006