Il mondo sostituito

Carla Benedetti



Da piccola facevo fatica a immaginarmi lo spazio infinito. "Ma ci sarà pure un punto in cui finisce!" mi dicevo. "Cammina cammina, alla velocità della luce, si arriverà pur sempre a un punto di arresto. Prima o poi si incontrerà come un muro di cinta che racchiude tutto!" Me lo immaginavo di cemento grigio, poroso, come quelli che delimitano le proprietà, ma a forma di cubo invece che di quadrilatero, con anche il soffitto chiuso. "Ma quando sei arrivato lì, mi dicevo, fuori da quelle sei mura che segnano il confine estremo del mondo, che cosa ci sarà? Un vuoto, certo. E quindi un altro spazio. Il quale andrà avanti così, all’infinito… fino a che non troverà un altro muro? E allora siamo di nuovo da capo". Vedevo un altro cubo, e poi di nuovo il suo esterno, che non smetteva mai di continuare.

Il mondo non può essere pensato come finito. Perché nel momento in cui lo pensiamo tale subito si spalanca il suo esterno, che continua, all’infinito.

Eppure, nonostante quest’impossibilità, esistono nella nostra cultura delle rappresentazioni del mondo che lo danno per finito. Non è che ce lo dicano esplicitamente: "Guardate, il mondo è tutto contenuto dentro a un cubo di cemento grigio!" Però se vai a scavare nelle premesse di certi modi di pensare, di rappresentare e di presagire quello che sta per avvenire, ti accorgi che, senza dirtelo a chiare lettere, essi danno per scontato che non ci sia un esterno fuori da ciò che rappresentano. Ti prospettano il mondo, sia quello fisico sia quello mentale, come se fosse già tutto mappizzato, tutto rinchiuso nei piccoli perimetri a cui essi hanno accesso. Come se fosse stato cancellato ciò che non si può cancellare, cioè l’aperto, la fenditura che non smette di dare la vertigine.

Questa è anche la premessa implicita della televisione.

Cosa ne direste di qualcuno che sostiene che fuori dalle mura di Roma non c’è nulla di nulla? Come se un Dio cibernetico avesse disegnato solo i circuiti cittadini ma nella campagna circostante mancassero i tracciati.

E cosa ne direste di qualcuno che sostiene che tutto il pensabile è già stato pensato? Che tutto lo scrivibile è già stato scritto. Che tutto il visibile è già stato visto e ripreso, e a noi non resta che rivedere quelle sequenze variamente montate?

Ecco una frase che riprendo dal giornale di sabato:

"Nel cinema come nel piccolo schermo non esiste sequenza che non sia già stata effettuata. Tutto è già stato ripreso e visto. E’ come se non ci fosse mai una prima volta"

A dirlo è Enrico Ghezzi, intervistato su "Tuttolibri" della "Stampa" di sabato 25 febbraio. Ghezzi sta spiegando il "fondamento teorico" di Blob, la trasmissione da lui inventata e riproposta per anni. Faccio parte dei milioni d’italiani che si sono divertiti un mondo a guardarla per anni e anni. Ma quella frase è assurda. O meglio è falsa. E quindi mi spinge a ribellarmi a tutto l’edificio che su di essa poggia.

Non è vero che tutto è già stato ripreso e visto.
L’onda dello tzunami che si è abbattuta sulle spiagge asiatiche non era mai stata ripresa prima. Le immagini di Marte trasmesse dalla sonda satellite non erano state mai viste prima. E così le uccisioni in massa di enormi quantità di bovini all’epoca della mucca pazza. E il kamikaze ripreso dalla telecamera della metropolitana di Londra pochi minuti prima di farsi esplodere. E i funerali del papa con un dispiegamento di mezzi da colossal cinematografico. E i politici che mangiano cosciotti di pollo in diretta. E Calderoli che si sbottona la camicia in un talk show. E tutto quello che succede nel mondo di terribile, di ingiusto, di atroce, che nessuna tv e nessun giornale ha interesse a illuminare perché fa paura ed è meglio rimuoverlo.

Non è vero che tutto è già stato ripreso e visto.
Sostenere questo è come mettere un cubo di cemento attorno all’universo.

Però è vero che questo è il "fondamento teorico" e di Blob e della televisione. La tivù ha la pretesa di essere congruente con il mondo. La sua premessa implicita, e folle, è che questo piccolo mondo che ci mostra è TUTTO il mondo. La tv e in generale i mezzi di comunicazione odierni hanno questo messaggio incorporato dentro al loro stesso esistere: "Questo che ti mostro è il mondo. Non c’è alcun mondo che mi sopravanzi".

A questa premessa Blob non si oppone. Anzi l’ha fatta propria e implementa. Si è installato in essa e l’ha sfruttata per anni e anni. Con il suo copia e incolla mediatico certo ci ha fatto ridere a crepapelle, ha smascherato ipocrisie, deriso grottescamente i potenti. Ma ha anche chiuso ogni via di fuga da quella prigione colorata che pretende di sostituire il mondo.

Non è vero che tutto è gia stato ripreso e visto. Non è vero che non c’è nulla di esterno a questo vasetto di mostarda di frutta che la televisione ci prospetta come il mondo.

Poiché la premessa è falsa, falsanti ne saranno anche gli effetti. Quando il mondo esterno al mezzo viene cancellato, in questa demente pretesa di congruenza, è chiaro che i rapporti interni a quel mondo saranno in qualche modo falsati. Tutto si curva in una maniera irreale e folle. In un mondo chiuso niente è più falsificabile, e ogni cosa si autoconvalida. Ma questo già lo sappiamo.

Ma è sorprendente che esista una zona del mondo in cui ancora si può teorizzare che tutto è già stato visto. La terra ruota nella salamoia gravitazionale, siamo circondati da polle di antimateria, tutto è in vorticoso movimento, il clima si sta modificando, la specie umana chissà per quanto tempo avrà ancora acqua a disposizione, eppure c’è un cubo di cemento che pretende di racchiudere il mondo, un cubo di merda multicolore in cui si teorizza che tutto è già stato visto.








pubblicato da c.benedetti nella rubrica in teoria il 1 marzo 2006