Il genitore incomprensibile

Sergio Nelli



Richard Ford (1944) è uno scrittore tipicamente americano. Due dei suoi libri rappresentano per me dei momenti importanti che ci ha fatto vivere quella letteratura, così prontamente sempre da noi tradotta… Parlo di Incendi (traduzione non del tutto inadeguata di Wildlife) del 1990 e di Rock Springs, una raccolta di racconti del 1987. Una particolare situazione, un vortice, uno sguardo, una voce rendono questa narrativa memorabile. La situazione è quello del figlio adolescente o preadolescente che vede naufragare il rapporto dei genitori; il vortice è lo sbando sentimentale e sessuale degli adulti tra aspettative e delusioni e solitudini; lo sguardo è quello di un ragazzo che deve capire, è vitale che capisca, deve acquisire la verità delle cose, e pur non avendo tutti gli strumenti per farlo, possiede una lucidità e una determinazione che sembrano renderlo molto più consapevole degli adulti; la voce è quella dell’ ex-ragazzo (più o meno l’età anagrafica di chi racconta è quella di Richard Ford nel momento in cui scrive) che riproduce, rituffandosi nell’adolescente che era, quell’esperienza traumatica e rivelatoria.
In Wildlife l’incipit è il seguente. "Nell’autunno del 1960, quando io avevo sedici anni e mio padre era momentaneamente disoccupato, mia madre conobbe un certo Warren Miller e si innamorò di lui".
La storia è dunque quella di una vita che cambia, di genitori che si perdono, di figli che vivono una separazione brutale e immediata rispetto al padre o alla madre, di esseri umani in prossimità di un allontanamento definitivo, che nei grandi spazi americani sembra ancora più impressionante.
Nel racconto Great Falls, un padre e un figlio assai simili a quelli di Wildlife tornano da caccia prima del previsto e trovano la madre e moglie con un giovanotto. I due amanti non sono sorpresi sul fatto, ma è perfino peggio. Il gelo degli avvenimenti è quasi insopportabile. La donna fa la valigia, se ne va di casa con un uomo che ha qualche hanno più del figlio e si installa, sola, in un alberghetto che sarà la sua stazione di transito per l’altrove. Un abbandono e un allontanamento che troviamo anche in Ottimisti.
Ora, alla fine, ciò che viene depositato dal racconto fordiano è l’incomprensibilità di questi adulti, il lato di mistero dei loro comportamenti, che è anche la loro verità. "Quando si hanno sedici anni" scrive il narratore di Wildlife "non si sa quello che sanno i propri genitori, né si sa molto di quello che capiscono e ancor meno cosa si agita nei loro cuori. Questa ignoranza può essere una difesa contro il rischio di diventare adulti troppo presto, un modo per evitare che la propria vita diventi nient’altro che la loro vita rivissuta da capo – il che è un peccato Ma farsene scudo - cosa che io non feci – mi pare un errore ancor più grave, perché quel che si perde è la verità della vita dei propri genitori e il giudizio che ognuno deve darne e, inoltre, la capacità di valutare il mondo in cui si sta per entrare a far parte".
L’handicap adolescenziale dentro il quale Ford proietta se stesso e il lettore non concede spirito analitico, paradigmi indiziari, tutta quella chiacchiera psicologica e psicologistica sul perché le cose non vanno tra un uomo una donna, impegnandoci in una visione iperrealistica dolorosissima: un’enorme facciata gelida, impermeabile al prospettivismo, resa ancor più struggente dagli ambienti e dagli eventi naturali, come nel racconto Comunista, in cui lo sfaldarsi della relazione tra la madre del ragazzo protagonista e l’operaio comunista che lo porta a caccia di anatre viene risucchiato dal silenzio delle motivazioni e delle spiegazioni e da un cielo popolato d’un tratto di volatili che incide momenti di bellezza assoluta. "Tua madre è una bella donna, ma non è l’unica bella donna del Montana" dice l’operaio Glen al ragazzo prima di andarsene per sempre, dopo che anche la donna ha espresso su di lui (e sulla crudeltà mostrata con un animale ferito nella caccia) la sua ultima sprezzante sentenza.
Si disegna così un nucleo incandescente (a cui sembra attingere diversamente d’altronde tutta la narrativa di Ford): l’incomprensibilità dei nostri comportamenti guidati da una forza distruttiva simile a un incendio. "<> gridò mio padre per superare tutti quei rumori. <>" (Wildlife). Tale incomprensibilità risulta straordinariamente marcata dal fatto che chi osserva coinvolto è un ragazzo che nemmeno manifesta apertamente la sua sofferenza.
Perché questa cosa e quest’altra cosa, si domanda il narratore cresciuto di Great Falls, riconsiderando le vite dei genitori. Sono domande che non trovano risposta. Ovverosia la semplice risposta, resa artisticamente potente da un Richard Ford alle prese con la sua zona più desolata e cupa: "la mediocrità della vita, una freddezza che c’è in ognuno di noi, un’impotenza…", e la brutalità di ciò che può accadere e accade.








pubblicato da s.nelli nella rubrica libri il 27 febbraio 2006