La merda e il ministro

Sergio Baratto



1. La merda

L’apparato digerente termina con gli sfinteri, i processi digestivi con l’espulsione periodica di un bolo escrementizio. Naturalmente sto parlando della merda.
Indubbiamente la merda non gode di una bella fama. Ci si nasconde quando è il momento di espellerla dal nostro corpo levigato, depilato, raffinato da scrub, profumi e vestiti sexy. Viene menzionata a scopo d’insulto: "faccia di merda", "sei una merda", "fascisti di merda" ecc.
Ma questa generale ostilità verso la merda – dettata forse in parte anche dall’inevitabilità della sua presenza periodica nella nostra vita quotidiana – è giustificata, al di là dei moti istintivi e delle antipatie epidermiche? Non sarà possibile, con un breve esercizio di ragionevolezza, recuperarle un’"anima" buona, almeno in parte positiva?
La merda emana cattivo odore, non ha un bell’aspetto e pullula di batteri infettivi. Normalmente viene espulsa dall’organismo con una certa frequenza e urgenza: se restasse all’interno del corpo e si accumulasse all’interno dell’intestino (come se – per usare una metafora – un oscuro nazista di provincia all’improvviso si trovasse a transitare in parlamento e addirittura, anziché essere cacciato a calci nel culo, venisse insignito di un’altissima carica istituzionale) finirebbe per portarlo al collasso e alla morte.
Ma la merda ha anche delle buone qualità, a dispetto di tutto. Riveste una funzione importante in una precisa fase della crescita dell’infante e nello sviluppo dei suoi rapporti affettivi con i genitori (convincere il bambino che fare la cacca nel vasino è un bel regalo a mamma e papà porta il bambino a evacuare con gioia, evitando di trovarsi nella tragica situazione di schiattare per colpa di una merda); entra creativamente in certe opere d’arte contemporanea (Manzoni, Chris Ofili, Jivya Soma Mashe); è un elemento fondamentale del comico; ha un’elevata biodegradabilità (cioè si leva di culo in fretta); infine, in un organismo sano, raccoglie coraggiosamente tutte le sue sostanze di scarto e potenzialmente nocive per trascinarle con sé nella morte per acqua.
È dunque impossibile istituire un paragone tra la merda e certi ministri.

2. Il ministro

Caro H.,
un battito d’ala di farfalla a Tokyo può causare una rivoluzione bolscevica ad Abbiategrasso. L’immoralità di una manciata di elettori padani e l’amoralità degli uomini al governo può portare una persona come Calderoli dalle villette della provincia settentrionale alle più alte cariche dello stato, e questo a sua volta può portare a moti violenti di protesta in Libia, a decine di uccisioni, a minacce di morte all’intero corpo della nazione italiana.
Al Qaeda che parla di Calderoli è una cosa assurda, completamente folle. Purtroppo è anche vera. E se domani il signor Brambilla di Busto Garolfo decide di esporre un’immagine blasfema del Profeta sul balcone di casa sua, dopodomani sarò costretto a vedere la sua faccia di cazzo e a leggere minacce alla mia incolumità sulle pagine web della più temuta organizzazione terroristica del mondo? E come faccio a spiegare al mio collega musulmano che Calderoli non ha nulla a che fare con il resto della nazione? Ma sarà poi proprio così?
Per molto tempo molti di noi hanno sottovalutato la contiguità tra farsa e tragedia. Poiché noi italiani siamo inclini all’ironia e preferiamo il riso allo sdegno, il sarcasmo alla rabbia, molti di noi hanno preferito ridere – al limite sarcasticamente – del fatto che una persona simile fosse ministro, vicepresidente del senato e vicepresidente del consiglio dei ministri. Il che, tra l’altro, dimostra come il berlusconismo abbia acutamente individuato nella vigilanza e intransigenza morale il nostro punto debole, e lavorato per abbassarne ulteriormente la soglia di tolleranza.
Fino a ieri non si sono raccolte firme per la sua immediata destituzione, l’opposizione non si è opposta, il presidente della repubblica non ha lavorato per allontanarlo, la confindustria non ha tramato nell’ombra, la massoneria non ha mosso un dito (lei così solerte a intervenire nella vita dello stato).
Ci sono voluti i morti di Bengasi per cacciarlo. Forse.
Per svegliarci. Forse.
Qual è il massimo dell’incubo, per un italiano medio? Andare al cinema convinto di vedere una commedia, e verso la fine scoprire che si tratta di una tragedia.
Che Pulcinella uccide davvero.
La morte reale, all’improvviso, sul palco di Zelig.
L’irruzione del terribilmente serio.
La rabbia scatenata da Calderoli è assurda e terribilmente seria.
Che Dio ci esoneri dal dover pagare per la nostra ridanciana meschinità.
Ti abbraccio,
S.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 18 febbraio 2006