Il Messia dandy

Tiziano Scarpa



All’inizio della sua prima avventura, Una ballata del mare salato, Corto Maltese entra in scena crocefisso sul mare. I suoi marinai si sono ammutinati e lo hanno legato a una croce galleggiante. Il primo atto del suo creatore Hugo Pratt è tirarlo via dalla croce. C’è qualcosa di Gesù Cristo in Corto Maltese, e non solo per questa epifania iniziale. Corto, suo malgrado, è un messia: agnostico, ostentatamente disincantato, menefreghista in teoria quanto soccorrevole in pratica. Un cristo che ha ceduto alle provocazioni del ladrone ("non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!"), e per prima cosa chiede al suo amico assassino e ladrone Rasputin di liberarlo. È come se questo messia avesse deciso di intraprendere un’altra via: non quella della morte e dell’intervento mistico, ma quella della sopravvivenza e dell’intervento pratico.

È questa la principale attività di Corto: fare l’agente del bene sulla terra, un messia concreto, intermittente, svagato, inconsapevole di sé, che compare misteriosamente, per coincidenza, in tutte le parti del mondo dove ci sono crisi, battaglie, intrighi. Corto crede di inseguire per egoismo improbabili tesori, galeoni naufragati, treni che portano carichi preziosi, tesori sepolti sotto le montagne, addirittura pentole piene d’oro: in realtà ogni avventura lo svia dal tesoro all’impegno, ogni problema politico e militare, ogni conflitto locale lo vedono implicato contro le sue intenzioni, facendogli prendere atto che il suo scopo, invece, è salvare le piccole orfane, dare una mano ai ribelli d’Africa, Irlanda, Cina, aiutare i deboli. Tra i quali deboli va annoverato senz’altro al primo posto il feroce Rasputin, assassino coatto, collerico compulsivo, che non è capace di stare in compagnia di qualcuno per più di cinque minuti senza sparargli. Corto si dichiara sempre estraneo alle guerre degli altri, ma è immancabilmente in grado di farle fallire o riuscire. È sempre decisivo, anche se in partenza non aveva deciso di fare un bel niente.

Corto Maltese è un Gesù Cristo che si crede cattivo e poco raccomandabile, e che proprio come il Nazareno frequenta le peggiori compagnie, gli avventurieri, le prostitute, e si intenerisce, forse si innamora, ma, per quanto ne sappiamo, si mantiene sempre sorprendentemente casto. Il tipo di relazione che instaura più di frequente con le donne è l’addio.

Per questo, gli episodi che secondo me lo rivelano di più sono Per colpa di un gabbiano e Teste e funghi. In Honduras, Corto Maltese ha ricevuto una fucilata che lo ha ferito lievemente sulla testa. Ha perso la memoria, non si ricorda più chi è, e quando gli domandano come si chiama, risponde "John Smith": che è come dire Mario Rossi, Pinco Pallino, o uno di quei messia dai nomi e cognomi borghesi immaginati da Philip K. Dick. In realtà Corto Maltese è sempre John Smith, dalla prima all’ultima avventura, è Mario Rossi e Pinco Pallino: non sa mai bene chi è, come mai è lì e perché sta facendo quello che fa. "Che strana situazione…" dice difendendo una fortezza turca assediata dai russi, "Chissà perché mi trovo sempre coinvolto in queste faccende". È una battuta tipicamente cortomaltesiana, e tipicamente messianica.

Sì, Corto Maltese è un inviato divino, un paracleto militante, nonostante sia stato considerato un’icona dell’evasione e del disimpegno: "Comunque sei accusato di non aver avuto né l’impegno cattolico verso la famiglia e nemmeno quello comunista verso la società", dice autoironicamente a se stesso in La casa dorata di Samarcanda. Anche l’inseparabile Rasputin, all’inizio di Corte sconta detta arcana, si giustifica con un pistolotto decadente da casalingo annoiato: "Mi sono fatto una piccola ferita per farti credere che mi era successo qualcosa. Ho voluto regalarti un’emozione, Corto, perché ti voglio bene… L’ho fatto per te. Dio solo sa quanto è brutto vivere in un mondo senza avventure, senza fantasia, senza allegria. Dimmi che mi capisci, Corto!…"

Certo, c’è molto dandysmo in Corto Maltese. Molte pose. Molta estetizzazione. Corto è chic. Lasciamo stare che abbia fatto da testimonial a un profumo francese. Corto è un contemplatore di paesaggi. È un uomo d’azione, ma mentre sta rischiando la morte, saltando da un vagone all’altro sul tetto di un treno lanciato a tutta velocità, è capace di esclamare: "Non ho mai corso su di un treno in corsa… Che bello!". Perché Corto in realtà è un cantore del creato. Un entusiasta dell’esistenza. Attraverso il suo sguardo, Pratt è riuscito a riappropriarsi di tutte le cose belle che l’arte del Novecento aveva bandito dalla rappresentazione considerandole tabù: i paesaggi, il mare, la luna (la luna!), i tramonti (i tramonti!), i gabbiani (i gabbiani!). Quale altro artista contemporaneo avrebbe il coraggio di rappresentare la commovente bellezza dei gabbiani senza timore di farsi spernacchiare?








pubblicato da t.scarpa nella rubrica libri il 9 febbraio 2006