La trappola

Antonio Moresco



Vignette blasfeme, dichiarazioni d’intenti, proclami, assalti alle ambasciate, proteste diplomatiche… Stiamo assistendo a un’enorme esibizione di principi e di muscoli e al dispiegamento di una grande trappola.

La ripubblicazione su giornali danesi e poi di altri paesi europei di alcune mediocri vignette ritenute offensive da gran parte del mondo islamico è stata fatta diventare la trincea dell’"identità occidentale" e delle sue sacre libertà democratiche, di opinione e di stampa scaturite dalla rivoluzione francese. Mentre, nel mondo islamico, ha fatto esplodere la protesta e ha portato acqua al mulino di chi sta giocando tutto sulla radicalizzazione dello scontro religioso ed etnico.

La descrizione che viene fornita dalle grandi macchine mediatiche è quasi sempre elementare, semplificata e bloccata. Vengono date solo due possibilità e due caselle. Da una parte -la nostra- le conquiste democratiche, la libertà di opinione e di stampa contro l’"arretratezza" del mondo islamico ecc… Dall’altra la grande collera contro gli "infedeli", i corpi gettati nella lotta, lo scontro violento in difesa della propria identità religiosa ecc… Lo schema è fisso e lo si continua a riproporre e a replicare così. Da un lato noi che, naturalmente, ci troviamo dalla parte giusta, dall’altro il mondo islamico oscurantista e retrogrado, che non ha saputo stare al passo con la modernità, ecc. Non vengono contemplate altre possibilità di lettura degli avvenimenti, che si scatenano ogni volta in modo repentino e con l’apparenza della fatalità e dell’ineluttabilità.

Si può accettare che si pubblichino delle vignette che offendono l’uomo ritenuto il profeta di Dio da una consistente parte della popolazione di questo piccolo pianeta sperduto nelle galassie? Certo che no!
Si può accettare che altri pretendano di imporre in casa nostra le loro concezioni, le loro leggi arretrate, i loro costumi? Certo che no!

Siccome non siamo bambini dell’asilo che si accontentano della pappa che gli viene propinata, possiamo cercare di leggere anche questi avvenimenti fuori da certi schemi, senza lasciarci impressionare dalle ripetitiva e semplificante potenza delle macchine propagandistiche e mediatiche che ogni volta vengono messe in campo. E possiamo anche porci delle altre domande. Per esempio: non è possibile che ci siano dei burattinai anche dalla nostra parte oltre che dall’altra? E, sempre a proposito della libertà di stampa e delle altre libertà: è encomiabile che si vogliano difendere così caparbiamente queste preziose libertà nei nostri paesi. Ma come mai allora queste stesse libertà non sono sempre difese con la stessa intransigenza? Ogni persona minimamente informata -e ancora di più chi lavora nei giornali- sa infatti molto bene che non sempre viene esibita la stessa intransigenza: notizie coperte da segreto o sottratte, notizie indesiderate che non vengono fatte passare per interessi di gruppo o di casta, o che incontrano enorme difficoltà a filtrare, notizie cestinate e informazioni non date perché sgradite ai proprietari dei giornali o a chi procura introiti pubblicitari ecc… Non parliamo delle vignette respinte e non pubblicate! E’ prassi corrente, eppure in questi casi non si alzano barricate. Mentre, nel caso di queste vignette, non si è stati lì a considerare i rischi né altro, c’è stata una fiera levata di scudi in difesa delle nostre meravigliose libertà democratiche che purtroppo non è facile esportare nell’islam "arretrato". Senza voler vedere che anche noi, qui in Italia, abbiamo qualche problema, tanto più in questi anni, e che negli Stati Uniti, paese campione di queste preziose libertà, sono già due i presidenti che fanno parte della stessa dynasty di petrolieri. Senza che questo apra interrogativi pesanti ed epocali sullo stato della democrazia che vorremmo esportare con le buone o con le cattive nel resto del mondo.

Certo, la divisione dei poteri e degli ambiti, la libertà di stampa, l’autonomia delle decisioni ecc… Ma non sarebbe la prima volta che si viene a sapere, dopo, che dietro certi fatti c’era in realtà un’accorta regia, c’erano dei burattinai, anche nella nostra parte, non solo nell’altra, giganteschi interessi economici, militari, strategie più o meno lungimiranti o fallite e che hanno bisogno di alleggerire la pressione e di allargare lo scontro, stati, governi, servizi segreti… E l’Europa, si sa, è recalcitrante a farsi coinvolgere ancora di più dagli Stati Uniti in una strategia che si è rivelata così avventata e controproducente in Irak, e che ha già dato i suoi prevedibili risultati in Iran, nella Palestina… Ora è un fatto che, dopo quanto è successo, il galli sono stati aizzati, il fronte di guerra è stato allargato, e quando devi difenderti pensi solo a questo, ti intruppi, non stai lì tanto a guardare per il sottile.

Sono solo pensieri, naturalmente, ma che cosa non abbiamo visto negli anni scorsi! E poi c’è la libertà di stampa, si sa, che è una cosa sacra, quando c’è, qualche volta…

Qualsiasi siano le ragioni e i motivi, è però un fatto che poi la trappola scatta, ogni volta, sempre. Non contenti di essere appena caduti in altre trappole, ci viene chiesto di entrare in questa e in sempre nuove trappole, magari qualche volta preparate da noi stessi, tanto è lì che dobbiamo andare, con le buone o con le cattive, a calci in culo, se necessario. E intanto si sprecano le dichiarazioni roboanti, i proclami: la libertà, la civiltà… Sempre con la stessa ottusità, insensibilità. Perché se ci sono dei burattinai dall’altra parte è anche vero che le opportunità vengono ogni volta offerte loro su un piatto d’argento, utilizzando le precedenti strutture religiose in grado di galvanizzare i corpi e le menti. E anche qui c’è gente che cerca di fare lo stesso gioco utilizzando altre e precedenti strutture religiose ritornate in auge anche perché funzionali a questo gioco. Gente che parla di crociate, figure mediocri e ciniche, strutture che si difendono contro tutto e tutti, avventurieri che pescano nel torbido, che tirano fuori il peggio dalle persone e dal paese, certe volte addirittura veri e propri spostati, gente attaccata alla canna del gas che gioca ancora il suo sporco gioco, costi quello che costi.

In un’intervista al Corriere della sera così dice, tra l’altro, con umanità, intelligenza e saggezza, lo scrittore Yehoshua: Li capisco. Capisco la loro rabbia, sento il loro risentimento. Capisco che è una provocazione inutile per tutto il mondo mussulmano. Anche se sono ebreo e israeliano. Anche se sono un liberale per vocazione e pratica. Anche se dovrei essere nel campo dei loro nemici. (…) Non credo proprio che in questo caso si tratti di libertà di stampa. Non credo neppure sia in gioco la legittimità di criticare i simboli religiosi. No, niente di tutto questo. La questione è molto più semplice: dobbiamo vedere quale interesse abbiamo nell’offendere le decine di milioni di mussulmani che vivono assieme a noi. Serve davvero provocarli? Non credo. (…) Da un punto di vista legale, formale, nessuno può eccepire alla loro pubblicazione. E la reazione violenta che giunge dal mondo islamico va condannata, c’è chi soffia sul fuoco. Però va anche tenuto conto della sensibilità dei mussulmani. Specie quelli che vivono in Europa e che si sentono braccati, cacciati, perseguitati. Si sentono una minoranza oltraggiata. Perché offenderli ulteriormente? A chi giova, se non ai nemici della coesistenza pacifica?

Ma tutto questo ce l’aveva già raccontato tre secoli fa Jonathan Swift nei Viaggi di Gulliver, quando parla della guerra interminabile tra i due grandi imperi di Blefuscu e di Lilliput, scoppiata perché ciascuno dei due riteneva che l’uovo si dovesse rompere da una parte diversa: chi diceva che si doveva rompere dalla parte larga (i puntalarga) e chi invece dalla punta stretta (i puntastretta):

Ora è mia umile opinione che decidere quale sia la parte giusta spetti alla coscienza individuale o in ultima istanza al supremo magistrato. Ma i puntalarga esiliati hanno ottenuto un così gran credito alla corte di Blefuscu e tanti aiuti materiali e morali dal loro partito in patria, che per trentasei lune si è combattuta una guerra sanguinosa tra i due paesi con alterne vittorie e durante i quali abbiamo perso quaranta galeoni da guerra e un numero assai più grande di vascelli minori, con i loro equipaggio di marinai esperti e soldati, per un totale di trentamila soldati. I danni arrecati al nemico si suppone siano maggiori dei nostri. Esso tuttavia ha equipaggiato una flotta numerosa con la quale si appresta a invaderci…

Tutte e due guerre interminabili dove le uniche cose vere alla fine sono le illusioni tradite e i morti, quelli che già ci sono stati e quelli che ancora ci saranno, corpi e menti trascinati da queste semplificazioni, da queste trappole e da queste finte ragioni, copertura spesso di ben altri interessi e di ben altre ragioni.








pubblicato da a.moresco nella rubrica il miracolo, il mistero e l’autorità il 9 febbraio 2006