Uomini e no

Giovanni Giovannetti



«Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l’acqua, molti di loro puzzano anche perché tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno e alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri. Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l’elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi o petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti fra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare fra coloro che entrano nel nostro Paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali». La citazione è ripresa da una relazione sui migranti italiani dell’ottobre 1912, a cura dell’Ispettorato per l’immigrazione del Congresso americano.
Un balzo di quasi cento anni ci riporta dagli Stati Uniti all’Italia, dal Mississippi al Po: «I rom si ghettizzano, sono nomadi anomali in quanto sedentari, hanno la cultura della sporcizia, della delinquenza e tra loro c’è anche chi adotta pratiche di sfruttamento e di violenza dei minori. Se fosse per il sottoscritto andrebbero cacciati immediatamente. Non si deve consentire la possibilità di insediarsi, ma purtroppo non è sempre possibile». Il «sottoscritto» non è uno a caso tra i legaioli Salvini o Borghezio al peggio della loro già pessima forma; la citazione è ripresa da una intervista a pagamento di Vittorio Pesato, dirigente nazionale del Popolo delle Libertà, lo stesso partito di lady Rosanna Abelli, musa politica di Pesato, arrestata il 20 ottobre 2009, scarcerata il 12 gennaio 2010 dopo aver patteggiato una condanna a due anni di carcere per il dilavamento del denaro sporco dell’amico Giuseppe Grossi, re delle bonifiche e dei bonifici, sopra un conto cifrato estero condiviso con il marito Giancarlo Abelli, padre padrone padrino del Pesato nonché vice-coordinatore nazionale di Forza Italia; è stata concordata anche la restituzione di 1,2 milioni di euro, ovvero la parte emersa del bottino. E per favore non dite che la signora Gariboldi in Abelli era solo un mero prestanome del marito; non ditelo, perché non è vero.
A quali Rom «delinquenti» allude Pesato? Attualmente in Italia vivono 160mila zingari, e buona parte sono italiani da oltre sette secoli… Altra perla: i Rom «sono nomadi anomali in quanto sedentari». Si decida, o sono nomadi o sono sedentari: che Pesato cerchi conforto in qualche dizionario dei sinonimi e contrari per partito preso. Per il resto, assistiamo allo scontato abbecedario di scemenze e luoghi comuni venati dalla pregiudiziale etnica, quella che fa di tutta l’erba un fascio littorio: immancabilmente i Rom sono tutti «sporchi», tutti «delinquenti» e tutti «assolutamente non integrabili», ovvero uguali a lui, autorevole membro del più liberal tra i partiti al governo, che tuttavia fatica a integrarsi nel sistema dei diritti e dei doveri costituzionali e fatica a mutuare il principio cardine del pensiero liberale, inserito nella nostra Costituzione all’articolo 27 comma 1: in uno Stato di diritto la responsabilità penale è sempre personale. Restando in tema di libertà individuali, per dirla con Adam Smith, la prima libertà risulta appunto quella di potersi recare dove si ritiene di poter vivere meglio, ovviamente nel rispetto delle leggi. La mobilità delle persone resta un principio cardine dell’ordinamento comunitario, con buona pace di Pesato, per il quale i Rom sono colpevoli di essere Rom così come lui li intende: non-umani da «civilizzare» in campi che prevedano «telecamere ed illuminazione nelle zone circostanti». I modelli sembrano molti: Auschwitz, Mauthausen, Treblinka, Jasenovac, Dachau…








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 31 gennaio 2010