Chi è l’artista oggi?

Emanuele Trevi



Al di là dell’occasione che le hanno suscitate, mi piace riproporre queste riflessioni uscite sul Manifesto di giovedì 28 gennaio. L’articolo intero si può leggere qui. T.S.


(...) Chi è l’artista oggi? mi chiedevo, mentre ascoltavo il dibattito, come lo spettatore di una partita di tennis che segue la palla rimbalzare da un lato all’altro del campo. Ebbene, l’artista è colui che incarna al massimo grado questa condizione di essere singolo e irriducibile, incapace di venire a patti con la vita intesa come fatto collettivo, convivenza, responsabilità etica.

Affermare poi che questa condizione coincida con una specie di "innocenza", è veramente sciocco. Sono pienamente d’accordo con Francesca Borrelli e Massimo Raffaeli: l’innocenza non esiste. Per quanto mi riguarda, l’innocenza fa anche più schifo di Libero. Quella dell’artista non è innocenza, semmai è incompletezza, destino mozzato. Non è capace di diventare un uomo adulto. Certo, potrà pagare le tasse, partecipare alle primarie del Pd, figliare, fare la raccolta differenziata. Ma dentro di sé, nel cantuccio più riservato e inconfessabile della sua fibra vitale, non capirà mai bene che cazzo significano tutte quelle cose.

Ed è proprio in questa incomprensione radicale, in questo stare al mondo per pura convenienza e imitazione, sperando sempre che gli altri non se ne accorgano, è proprio in questa idiozia senza rimedio che si annida (come una malattia mortale, non come un privilegio) la sua capacità di visione, di allucinazione, di decostruzione del reale.

Dall’Uomo del Sottosuolo al Paranoid Android dei Radiohead, la grande poesia moderna non ha fatto altro che dare forma a questa anomalia, a questo residuo inservibile dell’evoluzione umana, a questo destino inteso come scherzo del destino. Si potrebbe forse affermare che l’artista, in seno a una data società, sia simile all’Es tra le varie componenti della psiche, così come viene descritto da Deleuze e Guattari nell’immortale prima pagina dell’Anti-Edipo ("Respira, scalda, mangia. Caca, fotte"). (...)








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 31 gennaio 2010